Netflix sta facendo pace coi cinema
Per la prima volta da quando esiste, la piattaforma ha ceduto alla richiesta di una regista di avere una distribuzione tradizionale

Netflix ha annunciato che il 12 febbraio del 2027, per la prima volta, un suo film verrà distribuito in sala “canonicamente”. Significa che non sarà una distribuzione piccola, in contemporanea o molto vicina all’uscita in streaming, e di breve durata, ma rispetterà tutte le regole sulle tempistiche dei film in sala: 49 giorni di programmazione esclusiva dopo i quali sarà sulla piattaforma.
È un passaggio per certi versi storico per una società che era sempre stata contraria alla sala. Il film è Narnia: the Magician’s Nephew (al momento il titolo è così anche per l’Italia ma probabilmente sarà tradotto in Il nipote del mago, come il romanzo da cui è tratto) di Greta Gerwig. Proprio lei, la regista di Barbie, ha avuto un ruolo in questo cambiamento.
Fin da quando Netflix ha iniziato a fare film, con Beasts of No Nation nel 2015, li ha fatti per sé, cioè per la piattaforma di streaming. Solo di recente, nel momento in cui ha voluto attirare i grandi registi per progetti che questi non riuscivano a realizzare altrove, si è scontrata con la loro volontà di avere una distribuzione normale, cioè prima di tutto nei cinema.
Tra i molti l’aveva chiesta Martin Scorsese per The Irishman, Alfonso Cuarón per Roma ma anche Guillermo del Toro per Frankenstein più recentemente. Nessuno di questi però era riuscito a ottenerla. Come concessione i loro film e quelli di altri sono stati in certi casi distribuiti, come detto, in modi limitati. Spesso anche solo per fare in modo che si qualificassero per partecipare agli Oscar (il requisito è che un film sia stato programmato per almeno 7 giorni in un cinema della contea di Los Angeles).

Martin Scorsese durante una presentazione di The Irishman a Parigi, nel 2019 (Dominique Charriau/Getty)
Una distribuzione canonica è molto più complicata rispetto a quelle che Netflix ha fatto finora, e qualcosa per cui non si è mai voluta strutturare. Implica una campagna promozionale molto grande, per non andare in perdita. Implica avere rapporti con le sale o anche accordi quadro (cioè non per un film ma per più film), perché ci sono altrettanti film importanti che nello stesso momento vogliono essere programmati dai cinema e non è facile trovare spazio o trovare gli spazi migliori.
Implica poi una pianificazione di come uscire, dove, in quali luoghi essere presenti su più schermi e in quali meno e via dicendo. È un’esperienza che hanno le grandi società di distribuzione e che manca a Netflix, perché quel tipo di business non l’ha mai considerato interessante. Ted Sarandos, uno dei due amministratori delegati di Netflix, un anno fa aveva detto chiaramente che il modello della distribuzione in sala «è superato».
Quando nel 2023, dopo il successo di Barbie, fu annunciato che Greta Gerwig aveva già firmato per essere la regista di due film tratti dalla serie di romanzi Le cronache di Narnia di C. S. Lewis per Netflix, arrivò anche la notizia che Gerwig aveva lottato per una distribuzione migliore del solito. In quel momento la distribuzione “migliore del solito” era buona solo per quel che riguardava le sale del circuito IMAX. Nello specifico l’accordo prevedeva una distribuzione in mille schermi IMAX per almeno due settimane e con un periodo di esclusiva per le sale di 30 giorni. Già all’epoca era stata vista come una grande conquista da parte di Gerwig, in virtù del prestigio del progetto e del potere contrattuale che le veniva dal successo di Barbie.
Nel frattempo però un incidente sul set che ha causato un infortunio a David McKenna, uno dei protagonisti, ha allungato di molto le riprese, costringendo Netflix a spostare l’uscita. Il film non potrà più arrivare al cinema per il giorno del Ringraziamento del 2026 e quindi nemmeno in streaming un mese dopo, per Natale, periodo ideale per l’uscita su piattaforma di un film per le famiglie come quelli della saga di Narnia. Lo slittamento a febbraio, unito a nuove insistenze di Gerwig, ha portato alla decisione di una distribuzione canonica. Uno dei timori di Netflix nel cedere alle richieste infatti era che tutto questo potesse costituire un precedente, e che altri registi o registe importanti avrebbero a quel punto potuto richiedere un trattamento simile. Le circostanze eccezionali dell’infortunio e del ritardo danno a Netflix la scusa per non dover replicare l’esperimento, qualora non lo volessero.
Un film su Narnia diretto da Greta Gerwig sarebbe probabilmente un successo in sala in mano a qualsiasi grande studio, ma non avendo Netflix l’esperienza necessaria non è scontato che vada bene. Essere costretta a entrare nel giro della distribuzione è l’ultima cosa che Netflix vuole, nonostante le altre piattaforme che non appartengono già a delle distribuzioni, cioè Prime Video e Apple TV, abbiano entrambe ormai un atteggiamento diverso. Prime Video non ha problemi a distribuire in sala, specialmente da quando Amazon ha acquistato la MGM. Con il film F1, Apple ha per la prima volta avuto un grande successo al cinema e potrebbe replicare l’esperimento.

La sede di Netflix a Parigi (Chesnot/Getty Images)
In teoria infatti se una distribuzione al cinema è fatta bene porta un guadagno immediato e potenzialmente molto alto. Maggiore di quello, più indiretto e complicato da stimare, che viene dall’avere sulla propria piattaforma titoli importanti che stimolino nuove persone ad abbonarsi e gli abbonati a non disdire. Soprattutto i due obiettivi (il guadagno immediato e l’aumento degli abbonati) non sono in conflitto, anzi in certi casi una buona distribuzione in sala aumenta il valore di un film.
Sembra inoltre che Narnia: The Magician’s Nephew sarà il film più costoso mai prodotto da Netflix. Peraltro, gli esperimenti di distribuzione solo online che si sono visti a partire dalla pandemia hanno dimostrato che solo la distribuzione in sala dà a un film un impatto culturale rilevante. E un impatto culturale rilevante è importante per creare dei franchise, cioè dei film che possono avere sequel, prequel, adattamenti seriali e via dicendo.
A questo si aggiunge che gli altri studios stanno tutti passando a uscite da 45 o 50 giorni di esclusiva in sala, almeno per i grandi film. Netflix era rimasta l’unica società a non offrirlo e se non si adegua rischia di perdere la possibilità di acquistare i film migliori degli autori migliori. Quentin Tarantino, Christopher Nolan, Denis Villeneuve e Steven Spielberg sono alcuni esempi di registi i cui film sono quasi sempre dei successi che non accetterebbero mai di non avere una grande distribuzione esclusiva in sala.
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