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  • Venerdì 9 gennaio 2026

Il nuovo ordine mondiale è la legge del più forte?

Come Donald Trump e un decennio di guerre e trasformazioni hanno smantellato regole e convinzioni che esistevano da ottant'anni

di Eugenio Cau

Donald Trump arriva alla Casa Bianca, 4 gennaio (Eric Lee/The New York Times/contrasto)
Donald Trump arriva alla Casa Bianca, 4 gennaio (Eric Lee/The New York Times/contrasto)
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Gli ultimi dieci anni hanno sovvertito molte convinzioni che in buona parte del mondo, e specialmente in Europa e in Nord America, venivano date per scontate da decenni. Con l’invasione russa in Ucraina la guerra di conquista è tornata nel continente europeo. I bombardamenti israeliani a Gaza hanno provocato una quantità di morti mai vista nei precedenti 75 anni di conflitto israelo-palestinese. Molti paesi europei hanno cominciato a riarmarsi e a pensare a forme di coscrizione della propria popolazione. Gli Stati Uniti hanno rovesciato con la violenza un dittatore latinoamericano, come non avveniva da decenni, e minacciano di attaccare il territorio europeo.

I princìpi che avevano retto l’economia mondiale, come la globalizzazione e il libero mercato, sono indeboliti. Una pandemia globale ha trasformato per un paio d’anni la vita in tutto il mondo, accelerando cambiamenti profondi in moltissimi ambiti. I social network e i progressi dell’intelligenza artificiale hanno effetti destabilizzanti sul modo in cui le persone ricevono le informazioni e le notizie. In tutto l’Occidente l’estrema destra è in ascesa, e i valori della democrazia non sono più dati per scontati. Il diritto internazionale è violato sistematicamente e senza ripercussioni.

Molti esperti descrivono quello che sta succedendo con varie formule, che più o meno riprendono l’idea di una “fine dell’ordine mondiale”, cioè la fine del sistema di regole e prassi che avevano governato il mondo dal 1945 in avanti. La crisi dell’ordine mondiale è in corso da oltre un decennio, ma gli eventi degli ultimi anni l’hanno accelerata. Il ritorno di Donald Trump alla presidenza statunitense potrebbe aver posto fine definitivamente a questo vecchio mondo, senza che si sia ancora costituito un nuovo ordine.

L’attacco statunitense contro il Venezuela è simbolico per il modo esplicito e sprezzante con cui Trump e la sua amministrazione hanno violato il diritto internazionale e molte delle regole che gli Stati Uniti avevano sempre professato di sostenere. Aggredire il Venezuela è un’azione illegale. Non è certo la prima commessa dagli Stati Uniti, ma è la prima volta in decenni che il governo presenta l’aggressione come un puro atto di dominio di un paese forte contro un paese più debole. Trump ha esplicitamente descritto l’attacco come un modo per «controllare» il Venezuela e impossessarsi delle sue riserve petrolifere.

Questo comportamento non è molto diverso da quello di Vladimir Putin in Ucraina, o da ciò che il presidente cinese Xi Jinping vorrebbe fare a Taiwan. L’amministrazione statunitense l’ha anche giustificato a livello ideologico: Trump ha parlato di una nuova “dottrina Monroe” (ribattezzata “Donroe”, da Donald) che teorizza la supremazia statunitense sull’emisfero occidentale. In una lunga intervista con il New York Times Trump ha detto chiaramente di non aver «bisogno del diritto internazionale», e che l’unico limite ai suoi poteri sta nella sua stessa «moralità».

Anche il suo principale consigliere, Stephen Miller, ha detto negli scorsi giorni: «Possiamo parlare quanto vogliamo delle sottigliezze internazionali e di tutto il resto, ma viviamo in un mondo, il mondo reale (…) che è governato dalla forza, che è governato dal potere. Queste sono le leggi di ferro del mondo, fin dall’inizio dei tempi».

Queste idee sono un ripudio totale del diritto internazionale, cioè quel sistema di regole che gli stati si sono dati per ridurre il ricorso alla violenza e scongiurare la nascita di nuovi conflitti. Ma soprattutto sono un ripudio totale dell’ordine mondiale che gli Stati Uniti stessi avevano costruito dopo la Seconda guerra mondiale, a proprio vantaggio, e che ora Donald Trump sta smantellando.

– Ascolta Globo: Il nuovo mondo di Trump, con Vittorio Emanuele Parsi

Donald Trump a un raduno dei deputati Repubblicani a Washington, il 6 gennaio 2026 (AP Photo/Evan Vucci)

Il mondo in ordine
L’idea che creare un sistema di regole condivise a livello internazionale avrebbe potuto ridurre la violenza e i conflitti esiste da secoli. Nel Seicento il giurista olandese Ugo Grozio parlava della necessità di creare un diritto universale e razionale per regolare i rapporti tra gli stati e gestire le controversie. Nel Settecento il filosofo Immanuel Kant proponeva di creare una «società delle nazioni» per prevenire le guerre.

Una vera Società delle Nazioni fu fondata dopo la fine della Prima guerra mondiale su impulso del presidente statunitense Woodrow Wilson, con l’intento di far prevalere «la ragione e la giustizia e gli interessi comuni dell’umanità». La Società delle Nazioni fu la precorritrice delle Nazioni Unite, ma fallì davanti alle politiche espansionistiche di Germania, Italia e Giappone negli anni Trenta.

L’ordine mondiale attuale, quello che è in crisi, fu costruito dagli Stati Uniti e dai loro alleati dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Gli Stati Uniti erano ormai il paese più potente del mondo, assieme all’Unione Sovietica: «Ogni ordine è il frutto di un assetto di potere. Sistema internazionale e ordine internazionale sono due facce della stessa medaglia, potere e norme sono collegati», dice Nathalie Tocci, direttrice del centro studi Istituto Affari Internazionali e docente all’università Johns Hopkins SAIS. «Sulla base di quel potere, gli Stati Uniti e i loro alleati crearono istituzioni, organizzazioni, norme».

Questo ordine fu inizialmente “bipolare”, come si dice in gergo, perché l’Unione Sovietica costituiva un polo alternativo all’Occidente. Furono create nuove istituzioni internazionali. Le Nazioni Unite nacquero con il compito di preservare la pace. Il Fondo Monetario Internazionale per aiutare i paesi in difficoltà economica e impedire che diventassero una minaccia alla stabilità del sistema. La Corte internazionale di giustizia per applicare le nuove regole e dirimere le controversie. Contemporaneamente fu formalizzato – sulla scorta di un’elaborazione lunghissima – quello che oggi è il diritto internazionale, per regolare i rapporti tra gli stati e garantire una convivenza pacifica.

Dopo la caduta del muro di Berlino e la fine della Guerra fredda, negli anni Novanta, l’ordine divenne “unipolare”, e gli Stati Uniti lo estesero a gran parte del mondo.

L’ordine mondiale statunitense aveva caratteristiche diverse da quelli che lo avevano preceduto perché formalmente rifiutava gran parte delle prassi del passato, dal colonialismo alle sfere d’influenza, così come l’idea che poche grandi potenze potessero decidere i destini di tutto il mondo. I principi che almeno in teoria lo sostenevano erano la diffusione della democrazia, dei diritti umani e del libero mercato.

Il simbolo delle Nazioni Unite sull’edificio della sede principale dell’organizzazione, a New York, nel 2022 (AP Photo/John Minchillo)

L’idea alla base di questo nuovo ordine era che creare un mondo basato sulla democrazia e su regole condivise fosse il modo migliore per scongiurare nuove guerre. Per gli Stati Uniti era anche un modo per garantire la propria egemonia sui loro alleati, come i paesi europei. Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni internazionali all’Università Cattolica di Milano, parlando al podcast Globo ha detto che l’ordine degli Stati Uniti si basava su un «tentativo di autolimitazione del potere in virtù di un vantaggio più grande.  Sostanzialmente gli Stati Uniti ritenevano che non esercitare fino in fondo la supremazia – che pure avevano su tutti gli altri – garantisse una minor opposizione da parte degli altri alla propria leadership».

Ovviamente alla base di quest’ordine mondiale c’era anche una grande ipocrisia. Gli Stati Uniti sono stati i primi a violare, e in più di un’occasione, le regole che loro stessi avevano contribuito a creare. Applicando a fasi alterne di intensità un approccio alla politica estera descritto come imperialista dai suoi critici, hanno attaccato militarmente molti paesi, hanno sostenuto regimi dittatoriali e interferito con le elezioni, si sono garantiti le risorse necessarie per rimanere la prima potenza globale, e quando non hanno infranto le regole le hanno spesso piegate a proprio vantaggio.

Ma il sistema reggeva perché gli Stati Uniti, nonostante le violazioni, spesso accettavano di sottomettersi alle regole, e usavano la propria forza economica e militare per farle rispettare. In questo modo l’ordine mondiale a guida statunitense ha raggiunto il suo scopo principale: evitare che iniziasse un nuovo conflitto mondiale.

Donald Trump con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i leader europei alla Casa Bianca, il 18 agosto 2025 (AP Photo/Alex Brandon)

– Ascolta Wilson: Il mondo non lo cambiano i comunicati

Il mondo in disordine
Potrebbero essere individuati molti momenti in cui l’ordine mondiale a guida americana ha cominciato a incrinarsi. Il 1991, quando il crollo dell’Unione Sovietica lasciò gli Stati Uniti senza un avversario ideologico; il 2003, quando con l’invasione dell’Iraq gli Stati Uniti violarono lo statuto delle Nazioni Unite e si impantanarono in una lunghissima guerra che, oltre a fare centinaia di migliaia di morti civili, li avrebbe indeboliti; il 2008, quando la crisi finanziaria mostrò al mondo – e in particolare alla Cina – che la supremazia economica degli Stati Uniti non era assoluta; il 2014, quando la Russia annetté la Crimea.

Le cause di questa crisi sono numerose: l’indebolimento progressivo degli Stati Uniti e dei loro alleati europei; le disuguaglianze economiche che hanno aumentato il malcontento tra la popolazione occidentale; l’ascesa di quelle che vengono chiamate in gergo “potenze revisioniste”, cioè di paesi che hanno cominciato a opporsi attivamente all’ordine mondiale e hanno cercato di minarlo. Più in generale, come abbiamo visto, l’ordine mondiale statunitense era tutt’altro che perfetto, e le sue contraddizioni interne hanno finito per renderlo sempre meno sostenibile: quella a cui stiamo assistendo è l’accelerazione di una crisi già in corso.

Gradualmente, le punizioni riservate alle violazioni del diritto internazionale sono diventate sempre più rare e flebili. Quando la Russia invase e annetté la Crimea, gli Stati Uniti e l’Europa risposero con sanzioni blande e cercarono rapidamente di recuperare i rapporti con il regime di Putin. La risposta dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina del 2022 è stata più energica, ma generalmente giudicata insufficiente.

Più di recente le violazioni del diritto internazionale e i crimini commessi dal governo di Israele durante la guerra nella Striscia di Gaza sono stati di fatto accettati. Benché il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sia ricercato dalla Corte penale internazionale, nessun paese occidentale ha agito davvero per farlo processare.

Inas Abu Maamar abbraccia il corpo di sua nipote Saly, di cinque anni, uccisa da un attacco israeliano su Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, il 17 ottobre 2023. È una delle foto più note degli ultimi anni: ha vinto il World Press Photo nel 2024 (REUTERS/Mohammed Salem)

– Leggi anche: I principali tribunali internazionali, spiegati

Il momento più importante è stato l’elezione di Donald Trump. Trump ha rigettato apertamente tutti i princìpi su cui si fondava l’ordine mondiale a guida statunitense. Ha rigettato il diritto internazionale, e quell’idea di «autolimitazione del potere» che aveva garantito agli Stati Uniti la fedeltà degli alleati e aveva reso il modello desiderabile.

Trump ha cominciato a sostenere che gli alleati si stessero approfittando degli Stati Uniti, e che l’ordine mondiale che i suoi predecessori avevano costruito fosse in realtà estremamente sconveniente. Questo è generalmente falso: grazie a quell’ordine gli Stati Uniti sono rimasti la prima potenza globale e la loro economia ha prosperato.

Ma questa visione del mondo, unita alle inclinazioni personali di Trump (per esempio una certa ammirazione verso leader autoritari e uomini forti) hanno esacerbato le debolezze già presenti. Durante il suo secondo mandato, Trump ha cominciato a usare la potenza economica e militare degli Stati Uniti come uno strumento di coercizione contro alleati e avversari. Ha imposto accordi commerciali sconvenienti ai suoi partner, ha minacciato l’uso della forza contro un alleato della NATO per conquistare la Groenlandia, e da mesi cerca di costringere l’Ucraina ad accettare condizioni capestro per porre fine alla guerra con la Russia. Con l’attacco al Venezuela, la violazione del diritto internazionale è diventata una ragione per cui vantarsi.

Questa politica della forza può anche portare a dei risultati. Per esempio Trump è riuscito a ottenere un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, cosa che al suo predecessore Joe Biden non era riuscita per un anno e mezzo. I termini dell’accordo sono favorevoli per Israele e le violazioni sono continue, ma è un risultato. I danni di lungo periodo però rischiano di essere più gravi.

In poco tempo Trump ha infranto buona parte delle regole che avevano sorretto l’ordine mondiale negli ultimi decenni, e lo ha fatto senza che nessuno dicesse niente. «Quello che è stupefacente è la debolezza con cui i nostri leader politici e i nostri governanti europei stanno reagendo di fronte a gravissime violazioni del diritto internazionale e della carta delle Nazioni Unite», dice Chantal Meloni, docente di Diritto penale internazionale all’Università Statale di Milano. «Questo è un momento di debolezza mai visto non solo nella riaffermazione dei princìpi del diritto internazionale, ma anche nella condanna di ciò che sta avvenendo».

Schermi con scritto “Grazie, signor presidente” riferito a Trump a Tel Aviv, in Israele, il 22 giugno 2025, durante la guerra dei 12 giorni con l’Iran (Erik Marmor/Getty Images)

Il mondo del futuro
Donald Trump e i suoi consiglieri hanno provato a teorizzare un’alternativa al vecchio ordine mondiale in crisi. La dottrina “Donroe” è di fatto un ritorno alla divisione del mondo in “sfere d’influenza”, in cui i paesi più forti domineranno quelli più deboli e in cui, come dice Stephen Miller, il mondo sarà governato dal potere: chi lo detiene avrà libertà d’azione, chi non sa difendersi sarà costretto a subire.

Questa visione del mondo giustifica l’attacco degli Stati Uniti in Venezuela, giustifica l’invasione della Russia in Ucraina, giustifica i massacri di Israele nella Striscia di Gaza. In futuro, potrebbe giustificare la conquista della Groenlandia o un’incursione in Colombia o a Cuba.

Questo era, con le dovute differenze, il modo in cui il mondo era ordinato nel Diciannovesimo secolo, quando le grandi potenze coloniali si spartivano il predominio ed entravano periodicamente in conflitto se i loro interessi si scontravano.

In questo mondo il diritto internazionale perde valore, perché non c’è più nessuno ad applicarlo, e anzi: quelli che lo avrebbero dovuto applicare lo violano impunemente. Le conseguenze potrebbero essere gravi: «Qui nell’Europa occidentale non ci se ne rende conto, ma questo ci renderà tutti più insicuri e ci esporrà agli abusi del potere in modo drammatico, come la nostra generazione non ha mai pensato che potesse accadere», dice Chantal Meloni. In questo mondo inoltre le guerre sono più probabili, perché non ci sono regole condivise e non ci sono più modi concordati di gestione delle controversie tra stati.

Al tempo stesso, quello che stiamo vivendo è un periodo di transizione, e molte cose sono ancora da decidere. «L’epoca che ci aspetta è per molti versi inedita. Trump e i suoi stanno martellando su concetti egemonici e stanno minando il diritto internazionale. Ma non è detto che questa operazione avrà successo», dice Francesco Strazzari, docente di Relazioni internazionali alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. «Quello che stiamo vivendo è sicuramente un passaggio di ordine, ma verso qualcosa che non è del tutto definito da schemi passati. Sta cambiando la natura del sistema».

– Leggi anche: Da Monroe a Donroe