Come vanno le indagini sul sabotaggio dei gasdotti Nord Stream
Dopo più di tre anni continua a lavorarci solo la Germania: due uomini ucraini sono stati arrestati, uno di loro è in carcere a Bologna

Dei tre paesi che aprirono un’indagine sul sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nell’autunno del 2022, la Germania è l’unico ad averla portata avanti per oltre tre anni. Ora che è quasi conclusa, la polizia federale tedesca ha identificato almeno sette persone sospettate di aver partecipato in vari modi all’attacco, si parla di un coinvolgimento di funzionari ucraini di alto livello e l’unica cosa che separa il primo degli indiziati dall’essere processato in un tribunale tedesco è una sentenza della Corte di Cassazione italiana.
Ricominciamo dall’inizio. Nord Stream 1 e Nord Stream 2 erano due gasdotti sottomarini nel mar Baltico di proprietà di un consorzio in cui il socio di maggioranza è Gazprom, la principale azienda energetica russa. Erano stati entrambi costruiti per portare il gas russo in Europa, passando per la Germania, ma il Nord Stream 2 non è mai entrato in funzione.
Il 26 settembre del 2022, sette mesi dopo l’invasione russa dell’Ucraina e dopo settimane di minacce russe di ridurre la fornitura di gas tramite questa via, entrambi i gasdotti vennero gravemente danneggiati da più esplosioni. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports queste generarono una tra le più grandi fuoriuscite di metano provocate dalle attività umane, tanto che a una settimana dall’attacco il metano presente nel mar Baltico era fino a 10mila volte superiore ai livelli normali. Nessuno lo rivendicò mai, ma da subito si parlò di un sabotaggio.
La prima ipotesi a circolare fu che potesse essere stata la Russia, che aveva interesse a sfruttare le proprie esportazioni di energia per fare pressione sui governi occidentali alleati dell’Ucraina. Poi si diffuse l’idea che l’attacco fosse opera di cittadini ucraini (o ucraini e russi), forse vicini al governo ucraino e intenzionati a colpire una delle principali fonti di reddito russe, o forse vicini al governo russo e coinvolti in un’operazione false flag, cioè un’azione russa fatta passare per ucraina. Si diffuse anche una terza ipotesi, mai ritenuta davvero concreta, e cioè che potessero essere stati i servizi segreti statunitensi e norvegesi.
Come detto tre paesi aprirono delle indagini, ma all’inizio del 2024 Svezia e Danimarca archiviarono le proprie citando questioni di giurisdizione o mancanza di elementi legali sufficienti. La Germania invece sta ancora indagando, e ritiene che il sabotaggio abbia coinvolto cittadini ucraini.
Secondo le indagini, i cui dettagli sono stati diffusi da vari media tedeschi e internazionali, il gruppo responsabile dell’attacco ai gasdotti sarebbe salpato il 7 settembre del 2022 da Rostock, porto tedesco sul mar Baltico, a bordo di una barca a vela di 15 metri chiamata Andromeda (un Bavaria Cruiser 50), presa a noleggio sull’isola tedesca di Ruegen. Il materiale esplosivo sarebbe stato fatto arrivare nei giorni precedenti con un camion: avrebbero usato una miscela di due potenti esplosivi, solitamente impiegati per scopi militari. Dopo alcune tappe per rifornimento e per le condizioni meteo – nella città tedesca di Wieck auf dem Darß, sull’isola danese di Christiansø e al porto svedese di Sandhamn – sarebbero partiti verso i gasdotti il 13 settembre. Dopo l’attacco la barca a vela sarebbe stata riconsegnata al noleggiatore.

La “Andromeda”, la barca a vela che sarebbe stata usata per l’attacco, tirata a secco sull’isola tedesca di Ruegen, 17 marzo 2023 (Sean Gallup/Getty Images)
Dalle indagini emerge che il gruppo di sabotatori era formato da sette persone: uno skipper, un coordinatore, un esperto di esplosivi, tre sommozzatori e una sommozzatrice. La loro identità non è stata resa nota in modo ufficiale, ma è trapelata attraverso gli atti d’indagine e i documenti della procura che sono arrivati ai giornali. Nei documenti tedeschi sono citati con il nome proprio e l’iniziale del cognome, perché la legge tedesca tutela gli indagati oscurandolo. Due di loro sono stati arrestati.
Il primo è stato Serhii K. (il cognome completo è Kuznetsov, come reso noto in seguito), cittadino ucraino di 46 anni. Secondo le ricostruzioni dei giornali sarebbe un veterano dell’SBU, il servizio di intelligence ucraino. Nel febbraio del 2022, dopo l’invasione russa, si sarebbe unito a un’unità speciale dell’esercito e avrebbe guidato un distaccamento della difesa aerea nella battaglia per la conquista di Kiev (poi fallita). Nell’operazione per il sabotaggio dei gasdotti avrebbe avuto un ruolo decisionale e di coordinamento.

Serhii Kuznetsov viene riportato in carcere dopo la sentenza di appello che ha confermato l’estradizione, 22 agosto 2025, Bologna (Photo by Massimiliano Donati/Getty Images)
Kuznetsov è stato arrestato in Italia con un mandato d’arresto emesso dalla Germania lo scorso 21 agosto, mentre si trovava in vacanza vicino a Rimini con la famiglia. La Germania ha chiesto la sua estradizione, e i tribunali italiani l’hanno accordata, ma gli avvocati di Kuznetsov hanno fatto ricorso: ora si attende l’ultimo parere della Corte di Cassazione. Kuznetsov è in custodia cautelare nel carcere della Dozza di Bologna, dove per 11 giorni ha fatto uno sciopero della fame denunciando di non ricevere un’alimentazione adeguata. In Germania è accusato di sabotaggio anticostituzionale, tra le altre cose, e rischia fino a 15 anni di carcere.
Il secondo è Volodymyr Z. (poi identificato in Zhuravlov), un altro uomo ucraino che si ritiene sia uno dei quattro sommozzatori. È stato arrestato in Polonia lo scorso 30 settembre, ma diversamente dai tribunali italiani quelli polacchi non hanno concesso l’estradizione. A ottobre hanno ordinato la sua scarcerazione immediata, ma è probabile che la procura tedesca faccia ricorso.
La Polonia è tra i governi europei più critici dell’indagine tedesca: Slawomir Cenckiewicz, a capo dell’agenzia di sicurezza del governo polacco, l’ha definita «senza senso», in termini di interesse per la Polonia e per la NATO. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha commentato la mancata estradizione di Zhuravlov dicendo che «il problema con il gasdotto Nord Stream 2 non è che è stato fatto saltare in aria, ma che sia stato costruito» (fin da subito il gasdotto fu molto criticato da chi pensava che avrebbe aumentato la dipendenza dell’Unione Europea dal gas russo, e dopo l’invasione dell’Ucraina il governo tedesco non concesse la licenza per operare).

Volodymyr Zhuravlov all’udienza in cui la Polonia ha negato l’estradizione in Germania, Varsavia, 17 ottobre 2025 (Photo by Omar Marques/Getty Images)
La seconda sommozzatrice sarebbe Valeria T., una cittadina ucraina di 40 anni che prima dell’inizio della guerra insegnava in una scuola di immersioni a Kiev insieme a Zhuravlov e Yevhen U., un altro uomo nella lista dei sospettati. Yevhen U. avrebbe fatto parte di un secondo gruppo, che pianificava di far saltare in aria anche il gasdotto TurkStream, che porta il gas russo in Europa passando per la Turchia. Secondo gli investigatori quell’operazione venne annullata e Yevhen U. si unì in un secondo momento al gruppo diretto nel mar Baltico. Die Zeit ha scritto che al momento sarebbe in Ucraina.
Il quinto e il sesto uomo emersi dalle indagini sarebbero Vsevold K., un soldato ucraino che secondo diverse inchieste giornalistiche sarebbe stato addestrato in Germania e che si ritiene sia morto in combattimento in Ucraina nel dicembre del 2024; e Rustem A., un imprenditore ucraino di 41 anni. Il loro ruolo nell’attacco non è del tutto chiaro. Infine ci sarebbe lo skipper, un marinaio di Odessa di cui non si conosce il nome vero, ma solo quelli che ha usato sui passaporti falsificati per l’operazione.
Non è chiaro se ed eventualmente quanto il governo o le autorità ucraine fossero coinvolte, ma ci sono almeno tre elementi che fanno pensare che il gruppo potesse avere agganci con parti dello stato o comunque con ufficiali di alto rango.
Il primo riguarda Zhuravlov (l’uomo arrestato in Polonia): la Germania aveva già provato ad arrestarlo nell’estate del 2024, ma secondo diverse ricostruzioni giornalistiche lui sarebbe riuscito a scappare in Ucraina a bordo di una macchina con targa diplomatica. Il secondo è che alcuni dei documenti utilizzati dai sospettati nell’operazione erano autentici, anche se i cognomi erano falsi: questo indicherebbe che sono stati realizzati da qualcuno dentro l’apparato ucraino. Il terzo emerge da un’indagine dei servizi segreti nederlandesi e della CIA, l’agenzia di intelligence statunitense per l’estero, secondo cui l’operazione sarebbe stata ideata dall’ex comandante in capo delle forze armate ucraine Valery Zaluzhny. Secondo il quotidiano tedesco Spiegel sarebbe coinvolto anche Roman Chervinsky, ex capo dell’intelligence ucraina. Non sappiamo se il presidente Volodymyr Zelensky fosse a conoscenza dell’operazione.



