La Germania potrebbe ospitare la prossima COP senza volerlo
Si sono candidate Australia e Turchia e nessuna sembra voler rinunciare: se non ci sarà un accordo, nel 2026 bisognerà farla a Bonn

Mentre è in corso la COP30 di Belém, in Brasile, la Germania sta cercando in tutti i modi di risolvere una disputa diplomatica fra Australia e Turchia, che vogliono entrambe ospitare la conferenza il prossimo anno. Se non verrà trovata una soluzione entro la fine di questa COP, la Germania diventerà automaticamente paese ospitante, ed è l’ultima cosa che vorrebbe fare al momento. L’ha reso chiaro lunedì il segretario di Stato al ministero dell’Ambiente tedesco, Jochen Flasbarth, dicendo che prepararsi con soli 12 mesi di anticipo sarebbe molto complicato per via della rigida burocrazia tedesca: «Dovremmo farlo, ma non vogliamo», ha riassunto.
La COP è l’annuale conferenza sul clima che riunisce organizzazioni internazionali e rappresentanti di moltissimi governi per discutere le politiche da adottare per affrontare il riscaldamento globale. Il paese ospitante cambia di anno in anno ed è scelto sulla base di candidature spontanee e attraverso dei lunghi negoziati fra cinque gruppi regionali delle Nazioni Unite, che devono raggiungere l’unanimità. Se questo accordo non viene raggiunto, la conferenza viene organizzata automaticamente a Bonn, nella zona centro-occidentale della Germania, dove ha sede l’UNFCCC, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di organizzare la COP. Finora la conferenza si è svolta a Bonn due volte, nel 1999 e nel 2017.
Anche se il paese ospitante viene annunciato ufficialmente con uno o due anni di anticipo, in realtà i paesi che si candidano iniziano a prepararsi molto prima, e spesso sanno già che saranno loro a ospitare la conferenza perché tutti gli altri vengono convinti a ritirare la propria candidatura in fase negoziale. La Germania invece dovrebbe organizzarsi relativamente all’ultimo per ospitare una conferenza enorme, a cui normalmente partecipano decine di migliaia di persone (cosa che quest’anno ha causato diversi problemi al Brasile).
Fino a poco tempo fa era piuttosto sicuro che la COP31 del 2026 sarebbe stata organizzata dall’Australia: ospitare la conferenza era stata una delle promesse elettorali dell’attuale primo ministro australiano, Anthony Albanese, eletto nel 2022. Il suo governo aveva già iniziato a fare dei progetti per ospitarla ad Adelaide, nel sud del paese. Doveva essere organizzata in collaborazione con vari piccoli stati insulari dell’oceano Pacifico, i più colpiti dal fenomeno dell’innalzamento degli oceani causato dal cambiamento climatico.
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Da qualche tempo però si è messa di mezzo la Turchia, che ha detto di voler ospitare a sua volta la COP e si sta rifiutando di ritirare la sua candidatura. È probabile che lo stia facendo solo per acquisire potere negoziale e guadagnarci qualcosa, una tattica che ha già usato in altri contesti, incluso quello dei negoziati della COP. Per la COP26 del 2021 per esempio ritirò la sua candidatura solo dopo aver ricevuto dei favori diplomatici da parte del Regno Unito, che diventò il paese ospitante di quell’anno. Oggi il governo turco dice che al tempo il Regno Unito si era impegnato a sostenere la sua candidatura, qualora l’avesse ripresentata, mentre secondo i funzionari britannici il paese avrebbe solo acconsentito a prenderla in considerazione. Al momento il Regno Unito sostiene ufficialmente la candidatura dell’Australia.
Secondo due fonti rimaste anonime e citate da Politico, in questi giorni Albanese avrebbe proposto al presidente turco Recep Tayyip Erdogan di far ospitare alla Turchia solo una parte della conferenza, ma non è chiaro se questo basterà al governo turco per ritirare la sua proposta.

Il primo ministro australiano Anthony Albanese a novembre del 2025 (Yonhap via AP)
La possibilità che alla fine sia la Turchia a ospitare la COP non piace a molti paesi occidentali: negli ultimi anni la conferenza è stata organizzata da paesi molto inquinanti e poco inclini al contrasto al cambiamento climatico, come l’Azerbaijan e gli Emirati Arabi Uniti, e questo ha peggiorato la sua reputazione. Farla ospitare alla Turchia, che ha legami stretti con la Russia e l’Arabia Saudita (che di solito ostacolano le politiche climatiche negoziate in questi contesti) non migliorerebbe la situazione.
L’idea di organizzare la conferenza ad Adelaide e far partecipare all’organizzazione anche i piccoli stati insulari piaceva a molti, nonostante l’Australia sia uno dei paesi con le emissioni pro capite più alte a livello globale: è infatti il più grande esportatore di carbone al mondo, e uno dei maggiori esportatori di gas naturale.



