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  • Venerdì 10 ottobre 2025

A Recoaro Terme non avevano mai visto così tanti soldi tutti insieme

Il piccolo comune vicentino si è trovato a dover gestire 20 milioni di euro del PNRR, tra molti problemi

di Isaia Invernizzi

L'edificio principale delle terme di Recoaro Terme (Isaia Invernizzi/il Post)
L'edificio principale delle terme di Recoaro Terme (Isaia Invernizzi/il Post)
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Alla rotonda del centro di Recoaro Terme, in provincia di Vicenza, c’è un via vai di auto che provano a passare tra strettoie e transenne. Una gru incombe sulla piazza e occupa mezza carreggiata, accanto al municipio sventrato dai lavori di ristrutturazione. Seduto al tavolino di un bar c’è un anziano che sbuffa ogni volta che attacca lo stridio di un flessibile: «No se ghin pol più di tuti sti cantieri», dice alla barista. Da quando Recoaro Terme ha vinto il bando borghi del PNRR qui ne sono stati aperti moltissimi, di cantieri. Ma l’entusiasmo iniziale per i 20 milioni di euro assegnati dalla regione ha lasciato spazio ad ansie e preoccupazioni, perché ci si è accorti che spenderli è complicato, così come rispettare le scadenze.

La rotonda nel centro di Recoaro Terme e il cantiere per il rifacimento del municipio (Isaia Invernizzi/il Post)

Sui grandi cartelli plastificati che danno informazioni sui lavori si leggono i costi: circa due milioni di euro sono stati usati per rifare la strada principale e i marciapiedi, un milione e mezzo per la ristrutturazione di una villa storica – villa Tonello – quasi tre milioni e mezzo per rifare completamente il municipio, altri tre milioni per la ristrutturazione del teatro e del Caffè Nazionale, un bar storico del centro.

I soldi hanno iniziato ad arrivare nel 2022 grazie al PNRR, il piano nazionale di ripresa e resilienza finanziato con fondi europei. Il piano lasciava alle regioni il compito di scegliere un solo piccolo comune a cui dare 20 milioni di euro. Il Veneto ha scelto Recoaro Terme.

L’amministrazione ha avuto il merito di presentare una proposta solida e articolata, ma la decisione della regione non è stata del tutto disinteressata, perché il pezzo forte del progetto è la riqualificazione delle terme di sua proprietà, date in concessione al comune per 50 anni: solo per questo cantiere sono stati investiti quasi 11 milioni di euro. «È l’occasione della vita», disse all’epoca il sindaco Armando Cunegato. È soprattutto l’occasione – sperata e attesa dai suoi seimila abitanti – di rilanciare il paese, oggi più anziano, meno ricco e popoloso rispetto a quando in passato era meta di reali e personaggi celebri.

I fasti del liberty e le “villeggiature” della regina Margherita, del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, dei compositori Giuseppe Verdi e Pietro Mascagni sono solo un ricordo tramandato nelle famiglie, aneddoti da libri di storia. Dei settanta alberghi aperti nella seconda metà dell’Ottocento – i più ambiti e lussuosi erano il Fortuna, l’Europa e il Varese – ne sono rimasti solo quattro. Camminando per le strade del centro si notano molte insegne arrugginite e fregi ormai sbiaditi.

La facciata dell’albergo ristorante Spagnolo, chiuso da decenni (Isaia Invernizzi/il Post)

Le terme hanno chiuso tre anni fa, ma il declino era iniziato almeno due decenni prima, soprattutto per via degli scarsi investimenti. Non c’è mai stato un passaggio da un’offerta sanitaria, legata ai trattamenti per curare allergie e difficoltà respiratorie, a una più votata al benessere, come invece chiede oggi il mercato.

Dalla fine di settembre gli edifici antichi e il parco delle terme sono circondati da una rete metallica per l’avvio del cantiere. Dentro però non si vede nessuno e non si sentono rumori come nel resto del paese. Il programma dei lavori è molto rigido e ambizioso: in pochi mesi dovranno essere realizzate due piscine e una nuova zona benessere con saune e bagni turchi. Tutti i cantieri – compresi quelli del municipio, del teatro, di villa Tonello e del bar storico – dovranno finire entro il 31 agosto del prossimo anno, altrimenti una parte consistente dei soldi non arriverà.

L’edificio principale delle terme di Recoaro Terme (Isaia Invernizzi/il Post)

Il cantiere delle terme di Recoaro dall’alto (Isaia Invernizzi/il Post)

Il sindaco Cunegato, lo stesso che nel 2022 esultava dopo l’annuncio della vittoria del bando borghi, dice che nell’ultimo anno ha dormito poco. Troppa ansia. Tre anni fa dava per scontato che sarebbe arrivato l’aiuto di altre istituzioni, invece il comune si è dovuto arrangiare. «Qui non si erano mai visti così tanti soldi tutti insieme, e di questo ovviamente siamo molto contenti perché possiamo portare avanti molti progetti che avevamo messo nel nostro programma elettorale. Ma è un lavoro pesante perché eravamo abituati a gestire 500mila euro di trasferimenti all’anno: venti milioni di euro non li spenderemmo nemmeno in dieci anni».

Il comune si è trovato con pochi tecnici a gestire complicati bandi milionari e procedure rese ancora più complesse dall’obbligo imposto dal PNRR di trasmettere ai ministeri ogni passo avanti, ogni fattura. “Prendetene di nuovi”, hanno suggerito alcuni abitanti, ignari del fatto che farlo non è così facile.

La possibilità di assumere nuovo personale è limitata, e per di più le opportunità di lavori ben pagati offerte dal Superbonus edilizio hanno fatto sparire dalla circolazione architetti e ingegneri, rimasti molto alla larga da Recoaro Terme dove i soldi ci sono, ma ci sono soprattutto molte grane burocratiche da sbrogliare. Alla fine alcuni hanno accettato di dare una mano per poche ore alla settimana, quasi come gesto caritatevole. Anche gli altri comuni vincitori del bando borghi hanno questo problema.

I pannelli con le informazioni sui cantieri della strada principale e del municipio (Isaia Invernizzi/il Post)

Via Roma, la strada principale di Recoaro Terme (Isaia Invernizzi/il Post)

Gli intoppi erano prevedibili e puntualmente sono arrivati. I lavori di rifacimento del municipio e del Caffè Nazionale sono più lenti del previsto. Il cantiere di ristrutturazione del teatro invece è bloccato perché l’impresa dovrebbe installare una gru troppo vicina a quella di un altro cantiere del PNRR, quindi si sta cercando un compromesso sui tempi. Fortunatamente non c’è nulla di irrisolvibile. Il sindaco gira per i cantieri a proporre soluzioni ai contrattempi. A volte viene contattato un geometra, altre volte un ingegnere.

L’ipotesi di revocare gli appalti non è nemmeno pensabile, perché non c’è tempo per rifare una gara. Entro il 31 agosto del 2026 deve essere tutto finito. Comunque oggi c’è più ottimismo rispetto a qualche mese fa. «Ce la faremo», dice il sindaco. «Non abbiamo alternative. Se non rispettiamo le scadenze non arrivano i soldi e indebiteremmo il comune per i prossimi anni. Non se ne parla».

Recoaro Terme dall’alto (Isaia Invernizzi/il Post)

Oltre ai lavori di ristrutturazione, le terme hanno bisogno anche di un gestore che dovrà essere trovato con un bando. Il comune se ne sta occupando. L’obiettivo è trovare un’azienda pronta a fare investimenti – si parla di almeno 50 milioni di euro – a fronte di una concessione per i prossimi decenni.

Anche in questo caso la ricerca è ostica. Serve una proposta lungimirante, un programma sul lungo periodo. Qualcuno che almeno ci creda. Nessuno a Recoaro Terme vuole tornare agli ultimi anni di precarietà dovuta alle continue aperture e chiusure. Non sfruttare tutti i soldi pubblici spesi per i cantieri sarebbe uno spreco e una delusione per chi si aspetta un ritorno dei turisti e la riapertura degli alberghi.