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  • Venerdì 4 aprile 2025

L’Europa ha bisogno di Erdogan per la propria sicurezza

Per questo ha reagito timidamente dopo l'arresto del sindaco di Istanbul, e non sta sostenendo le proteste per la democrazia in corso nel paese

(Ugur Yildirim/ dia images via Getty Images)
(Ugur Yildirim/ dia images via Getty Images)
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Lo scorso 19 marzo è stato arrestato in Turchia Ekrem Imamoglu, il principale leader dell’opposizione e sindaco di Istanbul (è stato poi sospeso dall’incarico). Nelle settimane successive nel paese ci sono state enormi manifestazioni per la democrazia, ma nessun leader europeo né occidentale ha protestato. Nessuno ha chiesto la liberazione di Imamoglu, che secondo tutti gli esperti è stato arrestato con accuse politicamente motivate, e nessuno ha condannato in modo convincente il governo turco per la repressione violenta delle proteste.

Questa timidezza è molto differente dall’atteggiamento avuto in passato dall’Europa, che ha spesso criticato duramente il presidente turco Recep Tayyip Erdogan per il suo autoritarismo: soltanto nel 2021 l’allora presidente del Consiglio italiano Mario Draghi, lasciandosi sfuggire un commento, definì Erdogan un «dittatore». Da allora la situazione è cambiata: l’importanza della Turchia per l’Europa è cresciuta enormemente in pochi anni, e con lei l’importanza di Erdogan. Oggi i leader che si permettono di criticare il presidente turco sono pochi, e quelli che lo fanno prestano attenzione a non farlo troppo arrabbiare.

Pochi giorni dopo l’arresto di Imamoglu, Erdogan ha fatto capire piuttosto bene che ritiene di essere in una posizione di forza nei confronti dell’Europa: «L’Unione Europea non può esistere senza la Turchia», ha detto. I leader europei sembrano pensarla allo stesso modo, dato che le reazioni a uno degli atti più autoritari mai compiuti da Erdogan sono state decisamente limitate. Alcuni paesi, come la Francia, hanno espresso «profonda preoccupazione» per l’arresto di Imamoglu, o usato formule comparabili. Altri governi, come quello italiano, hanno preferito non dire niente su quello che sta succedendo in Turchia.

La polizia carica i manifestanti per la democrazia a Istanbul, 23 matzo 2025

La polizia carica i manifestanti per la democrazia a Istanbul, 23 marzo 2025 (AP Photo/Francisco Seco)

La crescente importanza della Turchia per l’Europa è dovuta a vari fattori, tra cui l’accordo con cui nel 2015 il governo turco accettò di trattenere milioni di migranti siriani sul proprio territorio; il ruolo importante che la Turchia ha avuto nella mediazione tra Russia e Ucraina; e l’enorme influenza di cui gode presso il nuovo governo siriano, insediatosi lo scorso dicembre dopo la fine del regime del dittatore Bashar al Assad.

Ma il campo in cui il sostegno della Turchia è diventato davvero irrinunciabile per l’Europa è la sicurezza. Ora che non può più contare per certo sulla difesa degli Stati Uniti di Donald Trump, e che sta cominciando a creare una strategia di difesa autonoma, l’Europa ha capito che senza la potenza militare della Turchia e senza la capacità della sua industria bellica è più difficile garantire la propria sicurezza.

La Turchia ha il secondo esercito della NATO per dimensioni, dopo gli Stati Uniti: 350mila soldati che, al contrario della maggior parte delle forze armate europee, hanno una notevole esperienza di combattimento in Siria e nelle regioni interne del Kurdistan, dove il governo di Erdogan reprime con la violenza i movimenti indipendentisti curdi. La posizione geografica del paese, a metà tra il Medio Oriente e la Russia, rende la Turchia fondamentale per la protezione delle zone orientali e meridionali dell’Europa.

Inoltre, come ha spiegato il giornalista Yaroslav Trofimov sul Wall Street Journal, l’industria bellica turca è avanzata in vari settori. L’azienda Baykar, che è guidata dal genero di Erdogan Selçuk Bayraktar e da suo fratello Haluk, è uno dei leader mondiali nella produzione di droni militari, che sono stati ampiamente testati in combattimento tanto in Ucraina quanto in Nagorno Karabakh (un territorio conteso tra Azerbaijan e Armenia, dove la Turchia ha aiutato militarmente l’Azerbaijan). Baykar, tra le altre cose, ha acquisito alla fine del 2024 Piaggio Aerospace.

Una protesta per Ekrem Imamoglu a Istanbul, 19 marzo 2025

Una protesta per Ekrem Imamoglu a Istanbul, 19 marzo 2025 (AP Photo/Emrah Gurel)

L’Europa sta cercando di investire centinaia di miliardi di dollari nel proprio riarmo, e i sistemi d’arma di produzione turca, benché non siano i più evoluti sul mercato, sono ritenuti un’opzione valida ed economica, soprattutto in un momento in cui l’industria militare europea non sembra in grado di rispondere al grande aumento della domanda.

Per queste ragioni Mark Rutte, il segretario generale della NATO, da tempo chiede all’Europa di rafforzare i propri legami di sicurezza con la Turchia. E per questo la Commissione Europea, nel suo white paper sulla difesa, ha individuato la Turchia come uno dei partner principali per garantire la propria sicurezza, assieme a Canada, Norvegia e Regno Unito. Il white paper della Commissione è il documento programmatico che delinea politiche e strategie per il piano di riarmo europeo.

Quello che sta succedendo è che l’Europa, consapevole dell’importanza della Turchia per la propria sicurezza, sta più o meno volutamente mettendo da parte la difesa della democrazia e dello stato di diritto nel paese: è una posizione per molti versi cinica che fino a poco tempo fa sarebbe stata inusuale, ma che adesso è considerata giustificata anche da molti leader progressisti.

Lo stesso Imamoglu, in un articolo scritto dal carcere e pubblicato sul New York Times, ha notato questa tendenza: «Senza dubbio gli eventi recenti […] hanno aumentato l’importanza strategica della Turchia, anche per via della sua capacità fondamentale di contribuire alla sicurezza europea. Ma la geopolitica non dovrebbe farci ignorare l’erosione dei valori e le violazioni dei diritti umani».