Passeggeri all'aeroporto di Lisbona, in Portogallo, il 29 giugno 2021 (Paulo Mumia/ dpa via ANSA)
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  • venerdì 2 Luglio 2021

Come funziona il “Green pass”

Come lo si ottiene, per quanto tempo è valido e cosa si può fare con una o due dosi di vaccino: un po' di risposte

Passeggeri all'aeroporto di Lisbona, in Portogallo, il 29 giugno 2021 (Paulo Mumia/ dpa via ANSA)

Da giovedì 1° luglio sono entrati in vigore i cosiddetti “certificati COVID-19” europei, ovvero i “Green pass”, che permettono di circolare all’interno dell’Unione Europea senza particolari restrizioni né l’obbligo di sottoporsi a un periodo di quarantena. Il certificato digitale COVID-19 viene rilasciato gratuitamente dalle autorità nazionali dei paesi membri dell’UE con lo scopo di attestare che la persona che lo possiede è stata vaccinata, che è guarita dall’infezione, oppure che è risultata negativa al virus tramite un tampone molecolare o antigenico.

Ciascun paese dell’Unione Europea ha scelto in che modo distribuire i certificati, che sono dotati di un codice specifico, e può a sua volta verificare quelli emessi dagli altri paesi e che vengono esibiti da chi sta viaggiando all’estero. Ogni stato membro, inoltre, ha potuto decidere se emettere o se accettare un certificato di vaccinazione dopo la somministrazione di una sola dose di vaccino oppure dopo il completamento dell’intero ciclo.

Di seguito, come funziona il “Green pass” in Italia.

Cos’è e a cosa serve il “Green pass” in Italia
Ciascuna delle tre categorie di persone che hanno diritto al “Green pass” in Italia ottiene un certificato distinto, digitale o cartaceo, con un codice QR e un codice identificativo univoco: la durata varia in base al tipo di certificato ottenuto.

In Italia, oltre a valere come “Green pass” europeo, la certificazione permette anche di spostarsi liberamente nelle regioni in zona arancione e rossa (al momento, nessuna), di accedere alle residenze socio-assistenziali (RSA) e di partecipare a feste, cerimonie ed eventi sportivi. Nel caso in cui attesti l’avvenuta vaccinazione, il “Green pass” viene rilasciato indipendentemente dal vaccino che è stato somministrato, anche nel caso in cui siano stati usati due vaccini diversi.

Le cose da sapere sul coronavirus

Per viaggiare col “Green pass” europeo nei paesi membri e in quelli dell’area Schengen (Svizzera, Norvegia, Islanda, Liechtenstein), oltre che Andorra e Principato di Monaco, è necessario aver completato il ciclo vaccinale da almeno 14 giorni: quindi servono entrambe le dosi del vaccino. Quando si viaggia all’estero, i certificati possono essere controllati dalle forze dell’ordine o dagli addetti di porti, aeroporti e stazioni, mentre nel caso di eventi o visite nelle RSA potranno controllarli anche i gestori dei locali e delle strutture.

Quando viene emesso e quanto dura
Per i vaccini che richiedono due dosi (AstraZeneca, Moderna, Pfizer-BioNTech) in Italia la certificazione viene emessa già dopo la prima dose. Il “Green pass” ottenuto dopo una sola dose permette per esempio di spostarsi liberamente in Italia, ma non all’interno dell’Unione Europea e dell’area Schengen.

In questo caso, comunque, la validità del “Green pass” inizia dopo il quindicesimo giorno dalla somministrazione della prima dose (mentre dopo il completamento del ciclo vaccinale la certificazione ha una durata di 270 giorni, circa 9 mesi). Nel caso di vaccino monodose, al momento solo quello di Johnson & Johnson, il certificato vale dal quindicesimo giorno dopo la somministrazione e ha validità di 270 giorni.

Nel caso di tampone negativo, la certificazione ha invece una durata di 48 ore dal momento in cui è stato effettuato il test, mentre nel caso di guarigione dalla COVID-19 ha durata di 180 giorni (6 mesi).

Come si ottiene il “Green pass” in Italia
In Italia il “Green pass” viene emesso attraverso la Piattaforma nazionale-DGC, che è gestita dal ministero della Salute. La piattaforma integra automaticamente i dati di vaccini effettuati, tamponi e certificati di avvenuta guarigione forniti dalle regioni, dalle province autonome, dai medici di base e dai laboratori di analisi, e poi avverte i cittadini che il loro “Green pass” è pronto per essere scaricato tramite sms o email.

Il certificato è disponibile su questo sito, a cui si può accedere inserendo i dati della tessera sanitaria o accedendo con identità digitale (SPID o carta di identità elettronica), ma anche sull’app Immuni o sull’app IO, cioè quella che consente di accedere a tutti i servizi della Pubblica Amministrazione. Può essere stampato e conservato, e a breve dovrebbe essere disponibile anche nel Fascicolo sanitario elettronico regionale.

Qualora non si disponga di strumenti digitali si può richiedere anche al proprio medico di base, al pediatra o in farmacia, presentando la tessera sanitaria.

A proposito dei bambini, quelli di età inferiore a 6 anni non hanno bisogno di ottenere una certificazione e sono esentati anche dai test; quelli tra i 6 e i 12 anni, che sono troppo piccoli per accedere alle vaccinazioni, possono ottenere la certificazione sottoponendosi a un test molecolare o antigenico.

– Leggi anche: Come funziona l’app “IO”

È sicuro, e quali dati contiene?
Indipendentemente dal paese in cui viene rilasciata, la certificazione contiene soltanto alcune informazioni fondamentali, come nome e cognome, data di nascita e data di rilascio, e altri dati pertinenti e necessari, per esempio la data del primo test negativo, in caso di guarigione. Ogni certificazione, inoltre, contiene una firma digitale del ministero della Salute che ha l’obiettivo di impedirne la falsificazione.

Le linee guida dell’Unione Europea chiariscono che i dati contenuti nei “Green pass” europei non vengono memorizzati né conservati quando un certificato viene verificato da un paese diverso da quello che lo ha emesso: vengono soltanto controllate la validità e l’autenticità del certificato, e l’autorità che lo ha rilasciato.

– Leggi anche: I vaccini contro la variante delta funzionano?

Potrebbe cambiare qualcosa?
Gli stati dell’Unione Europea non potranno imporre ulteriori restrizioni di viaggio ai titolari di certificati – come quarantena, autoisolamento o test – «a meno che non siano necessarie e proporzionate per salvaguardare la salute pubblica», come nel caso di varianti che destino preoccupazione. Il Parlamento Europeo ha specificato che in questi casi le misure dovranno essere notificate, se possibile, con 48 ore di anticipo agli altri stati membri e alla Commissione, mentre le persone dovranno ricevere un preavviso di almeno 24 ore.

Tutti i paesi membri dell’Unione dovranno accettare i certificati di vaccinazione rilasciati in altri stati membri per i vaccini autorizzati dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA): in ogni caso, gli stati membri potranno decidere se accettare anche i certificati per altri vaccini autorizzati secondo le procedure nazionali (come per esempio il vaccino russo Sputnik, autorizzato in Ungheria e a San Marino).

In caso di necessità, oltre al numero di pubblica utilità 1500 (attivo tutti i giorni 24 ore su 24) è stato attivato il call center 800 91 24 91 (attivo tutti i giorni dalle 8 alle 20), oppure si possono chiedere chiarimenti all’indirizzo: cittadini@dgc.gov.it.