(David McNew/Getty Images)

Perché no

«Non importa che stiano legalizzando altri Paesi, che il proibizionismo abbia fallito soprattutto nel limitarne il consumo, che se ne approfittino circuiti illegali. Non conta. Conta solo che non si può legalizzare. Come se fosse un assioma, un fatto insuperabile, come se cambiare fosse un azzardo gigantesco. Ciò va ben oltre il condizionamento del Vaticano e del tradizionalismo politico che al Vaticano continuamente si riferisce, spesso senza un reale collegamento con ciò che Oltretevere si pensa. No, è un fatto assoluto»

(David McNew/Getty Images)

Pubblicata con grande successo sin dal 1970, Doonesbury è la striscia a tema politico e sociale più famosa in America, con un importante zoccolo duro di estimatori anche qui da noi, e si caratterizza soprattutto per la scelta del suo autore, Garry Trudeau, di far evolvere i suoi personaggi, di non tenerli in un limbo come succede, ad esempio, con i bambini dei Peanuts: ed ecco quindi che in mezzo secolo di pubblicazione (la striscia è sospesa dal 2014 e da allora Trudeau disegna solo le tavole domenicali) c’è chi è andato in Vietnam, chi è morto di Aids, chi è stato giornalista embedded in Iraq, e in particolare uno tra loro è Zonker Harris, un fattone, un hippy che ha fatto del “far nulla” la sua filosofia di vita almeno finché, sette anni fa, Doonesbury non lo ha fatto diventare un piccolo imprenditore-agricoltore di cannabis legale. Chi l’avrebbe mai detto, che l’abitudine immorale del giovane capellone Zonker sarebbe diventata un giorno non solo accettata, ma addirittura un business rispettabile?

Eppure è successo, la società americana si è evoluta – non in tutto, certo, ma questo è un altro discorso -, e non da oggi: dalla legalizzazione della coltivazione per uso terapeutico negli anni Ottanta alla liberalizzazione per l’uso personale, in Colorado, ormai quasi dieci anni fa, fino ai più recenti provvedimenti approvati dal nuovo Senato a maggioranza democratica, le cose sono in lento ma costante mutamento. E in Italia? In Italia abbiamo una serie su San Patrignano, che ha fatto molto discutere. Per dire.

Qui il fattone è ancora un fattone, per molta parte dell’opinione pubblica, e comunque lo è per le forze dell’ordine. Centinaia di migliaia di persone hanno guardato, negli anni, lo spezzone di una puntata di un Giorno in Pretura in cui è alla sbarra un ragazzo, portato in tribunale “per due canne”, e nei commenti molti si chiedono che senso abbia: nessuno, è così e basta. Per il resto, del dibattito sulla legalizzazione non c’è traccia. Ci sono cose impossibili e cose talmente realistiche e semplici da ottenere e razionali e di buon senso – categoria evocata ormai da tutto il ceto politico – di cui però non si parla nemmeno, e la cannabis è forse l’esempio più clamoroso in questo senso.
Non importa che stiano legalizzando altri Paesi, che il proibizionismo abbia fallito soprattutto nel limitarne il consumo, che se ne approfittino circuiti illegali. Non conta. Conta solo che non si può legalizzare. Come se fosse un assioma, un fatto insuperabile, come se cambiare fosse un azzardo gigantesco. Ciò va ben oltre il condizionamento del Vaticano e del tradizionalismo politico che al Vaticano continuamente si riferisce, spesso senza un reale collegamento con ciò che Oltretevere si pensa. No, è un fatto assoluto. La cannabis non si legalizza. Perché? Perché no.

Non ci sono argomenti per non sperimentare questa via, tutti quelli che sono stati snocciolati in questi lunghi quarant’anni di proibizionismo si sono dimostrati infondati e spesso ridicoli, a cominciare dall’idea della droga di passaggio. Per non parlare del fatto che a rigor di logica dovrebbe essere vietato sia il fumo sia l’alcol, se davvero si fosse coerenti con certi argomenti o presunti tali. Il segno di un paese immobile è quello in cui se proponi la legalizzazione della cannabis ti danno del fattone. Per non parlarne più: perché non c’è possibilità di evoluzione per il fattone, qui.
Nella precedente legislatura c’erano addirittura i voti, una specie di maggioranza, per mettere mano alla cosa, ma l’occasione è passata. In questa è più difficile. Nella prossima non ci sono ragioni per credere che la legalizzazione sarà tema popolarissimo.
E passano i decenni. Così. Senza poterne parlare. Senza che cambi niente, bloccati in un limbo.

Pippo Civati
Pippo Civati è il fondatore e direttore della casa editrice People. È stato deputato eletto col Partito Democratico e ha creato il movimento Possibile. A giugno 2021 uscirà il suo nuovo libro L'ignoranza non ha mai aiutato nessuno (People).