Il generale in pensione Christian Piquemal, al centro, durante una manifestazione contro l'immigrazione nel 2016: è uno dei primi firmatari della prima lettera contro Macron (AP Photo/Michel Spingler)
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  • martedì 11 Maggio 2021

Le lettere dei militari francesi contro Macron

I firmatari più noti sono vecchi generali in pensione che minacciano un colpo di stato, ma se ne parla più che altro per il sostegno dato da Marine Le Pen

Il generale in pensione Christian Piquemal, al centro, durante una manifestazione contro l'immigrazione nel 2016: è uno dei primi firmatari della prima lettera contro Macron (AP Photo/Michel Spingler)

Nelle ultime settimane in Francia il dibattito politico è stato incentrato su due lettere inviate da generali e ufficiali dell’esercito in pensione (oltre che da alcuni ancora in servizio ma anonimi) al presidente Emmanuel Macron, in cui i militari sostengono che la società francese sia sull’orlo del collasso a causa dell’islamismo e di «un certo antirazzismo», preannunciano lo scoppio di una «guerra civile» e minacciano neanche tanto velatamente la possibilità di un colpo di stato militare.

Le due lettere – la prima firmata da generali e ufficiali in pensione, alcuni già noti per essere vicini all’estrema destra, la seconda anonima – non sarebbero state prese tanto sul serio se Marine Le Pen, leader del partito di estrema destra Rassemblement National e una delle principali candidate alle elezioni presidenziali dell’anno prossimo, non avesse risposto all’appello dei militari dando loro ragione e incoraggiandoli a entrare nel suo movimento.

La risposta di Le Pen ha provocato polemiche notevoli all’interno del mondo politico francese, concentrate più sulle aperture della leader di estrema destra a un gruppo di ex militari sovversivi che sul pericolo reale di un colpo di stato da parte dell’esercito, considerato improbabile da tutti gli osservatori.

La prima lettera era apparsa a metà aprile su un blog militare semisconosciuto e non aveva ricevuto particolari reazioni fino a che Valeurs Actuelles, un settimanale di destra, non l’ha ripubblicata il 21 aprile, data simbolica perché è l’anniversario di un fallito colpo di stato militare contro il presidente Charles De Gaulle, organizzato nel 1961 da generali dell’esercito in pensione che volevano evitare il ritiro della Francia dalla colonia in Algeria.

La prima lettera è firmata da una ventina di generali in pensione e da alcune migliaia di altri ranghi dell’esercito, tutti in pensione, con l’eccezione di 18 militari ancora in servizio. È indirizzata a Macron e al suo governo ed esordisce dicendo che «l’ora è grave, la Francia è in pericolo, numerosi pericoli mortali la minacciano»: secondo i generali, in Francia sarebbe in corso una «guerra razziale […] contro il nostro paese, le sue tradizioni, la sua cultura» portata avanti con la scusa dell’antirazzismo e delle teorie decoloniali. L’islamismo e le «orde delle banlieue» starebbero cercando di appropriarsi del paese, mentre «la violenza aumenta di giorno in giorno».

I generali esortano il governo a reagire, perché altrimenti «il lassismo continuerà a espandersi inesorabilmente nella nostra società, provocando alla fine un’esplosione e l’intervento dei nostri compagni in servizio» e perché se si continuerà a «tergiversare», «la guerra civile porrà fine a questo caos crescente».

I più in vista tra i generali firmatari della lettera sono personaggi già noti nei circoli dell’estrema destra francese. Il primo firmatario, il generale Christian Piquemal, ha 80 anni, dopo la pensione fondò un movimento di destra chiamato Cerchio dei cittadini patriottici e cinque anni fa fu espulso definitivamente dalla riserva dell’esercito (cioè dal corpo dei militari in congedo permanente che però possono essere richiamati in servizio in caso di emergenza) dopo aver partecipato a una manifestazione vietata contro gli immigrati a Calais. Un altro generale firmatario, Antoine Martinez, di 72 anni, ha fondato un movimento di destra chiamato Volontari per la Francia.

L’organizzatore dell’iniziativa e gestore del blog in cui la lettera era stata inizialmente pubblicata, l’ex capitano di gendarmeria Jean-Pierre Fabre-Bernadac, è un altro militante di estrema destra che negli anni Novanta fu il capo della sicurezza di Jean-Marie Le Pen, il padre di Marine, quando questi era il leader del Front National prima che il partito passasse alla figlia e cambiasse nome in Rassemblement National.

Secondo la maggior parte degli esperti, la lettera non costituisce una minaccia seria alla stabilità dello stato, nonostante i suoi toni minacciosi: i generali sono tutti in pensione da molto tempo, poco collegati con gli ufficiali attualmente in servizio e relativamente poco influenti. L’esercito francese continua a essere considerato come una forza neutrale, professionale e fedele allo stato.

Le polemiche principali sono sorte tuttavia un paio di giorni dopo, il 23 aprile, quando Marine Le Pen, sempre su Valeurs Actuelles, ha risposto ai generali con una lettera aperta in cui li lodava per il loro coraggio, sottoscriveva la loro analisi sulla situazione della Francia e li invitava a entrare nel suo partito, perché la soluzione ai problemi deve essere «politica».

Marine Le Pen (AP Photo/Michel Euler)

L’apertura di Le Pen ha provocato forti reazioni nel governo e nella sinistra, e ha avuto l’effetto di portare la lettera dei generali in pensione al centro del dibattito politico. Il primo ministro, Jean Castex, ha detto che la lettera è «contraria a tutti i nostri princìpi repubblicani» e ha condannato Le Pen; la ministra della Difesa, Florence Parly, ha scritto su Twitter che la risposta di Le Pen «mostra scarsa comprensione dell’istituzione dell’esercito». Le Pen ha specificato dopo le polemiche di essere contraria alla possibilità di un colpo di stato militare, ma di concordare con le preoccupazioni espresse nella lettera.

È intervenuto anche il capo di stato maggiore dell’esercito, il generale François Lecointre, che ha condannato duramente la lettera dei generali in pensione e ha annunciato che i (pochi) firmatari ancora in servizio saranno giudicati da tribunali militari, mentre tutti gli altri saranno espulsi dal corpo dei riservisti, in modo che non possano mai più militare nell’esercito.

Le polemiche sono poi riprese negli ultimi giorni, dopo che domenica scorsa Valeurs Actuelles aveva pubblicato una nuova lettera, questa volta anonima, sempre rivolta a Macron e sempre minacciosa nei toni. Gli anonimi autori della seconda lettera sostengono di essere militari in servizio, che hanno partecipato alle recenti missioni francesi in Afghanistan, Mali, Repubblica Centrafricana e all’operazione Sentinella, che si occupa della protezione degli obiettivi sensibili sul territorio francese dopo gli attacchi terroristici commessi in Francia da gruppi radicali islamisti nel 2015 (la missione cominciò nel gennaio di quell’anno dopo gli attacchi contro il giornale satirico Charlie Hebdo).

Gli anonimi firmatari della lettera condannano Macron per essere stato troppo condiscendente contro la minaccia islamista, sostengono che la «sopravvivenza» dello stato sia in pericolo e aggiungono, rivolti a Macron, che «una guerra civile si prepara in Francia, e voi lo sapete perfettamente».

La nuova lettera ha subito provocato reazioni da parte degli esponenti del governo: il ministro dell’Interno, Gérald Darmanin, ha detto che gli autori non hanno davvero «coraggio» se decidono di rimanere anonimi.

Anche Marine Le Pen si è ovviamente espressa al riguardo: lunedì, durante un comizio politico, ha detto ai giornalisti presenti che quella della seconda lettera «è un’analisi lucida» e che «c’è sempre il rischio di una guerra civile».

Le polemiche attorno alle due lettere dei militari sono cominciate in un momento in cui la politica francese è già proiettata verso le elezioni presidenziali del 2022, che per la seconda volta, a meno di sorprese, dovrebbero vedere contrapposti Marine Le Pen ed Emmanuel Macron come candidati principali. Anche se la campagna elettorale non è ancora cominciata, l’islamismo, l’immigrazione, l’ordine pubblico e la lotta al terrorismo interno sono già tra i temi più discussi, soprattutto a causa di Le Pen, che sta facendo campagna politica piuttosto intensa per cercare di presentare la Francia come un paese in crisi e fortemente diviso, in cui l’islamismo e l’immigrazione sarebbero gravi minacce all’identità francese e all’ordine pubblico, a cui bisogna rispondere con durezza.

Le lettere dei militari, in questo senso, sono delle occasioni utili per Le Pen, così come lo sono stati nelle ultime settimane alcuni casi di cronaca molto commentati che hanno coinvolto le forze dell’ordine. Nell’ultimo, risalente alla fine di aprile, l’impiegata di una stazione di polizia a Rambouillet, a sud-ovest di Parigi, è stata uccisa a coltellate da un militante islamista di origini tunisine. Questi episodi rafforzano la retorica della destra: secondo un sondaggio fatto per l’emittente LCI TV pochi giorni fa, il 58 per cento delle 1.600 persone intervistate sosterrebbe gli argomenti contenuti nella lettera dei generali.

Secondo i sondaggi politici, se Le Pen e Macron dovessero andare al ballottaggio alle elezioni presidenziali dell’anno prossimo il presidente supererebbe Le Pen soltanto di pochi punti percentuali: uno dei sondaggi più recenti, condotto dall’istituto IFOP, vede Macron al 54 per cento dei consensi e Le Pen al 46 per cento.

Macron è in parte costretto a stare dietro alla retorica piuttosto dura della sua avversaria. Il presidente francese, benché contesti con fermezza l’idea che la Francia sia in crisi, sostiene anche lui che il fondamentalismo islamico sia un grave problema, e che alcune comunità islamiche nelle banlieue abbiano l’obiettivo di creare una «società parallela» in cui le leggi secolari dello stato passano in secondo piano.

Nelle scorse settimane, la maggioranza ha anche fatto approvare una legge sulla sicurezza che indurisce alcune misure di contrasto alla criminalità e che è stata molto contestata soprattutto da sinistra perché ridurrebbe la possibilità di documentare e denunciare gli abusi della polizia.