(AP Photo/ Ronald Zak)
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  • sabato 10 Aprile 2021

È morto Jovan Divjak, il generale serbo-bosniaco che difese Sarajevo

Durante l'assedio della città dei primi anni Novanta scelse di stare dalla parte della Bosnia, diventando un eroe nazionale

(AP Photo/ Ronald Zak)

Giovedì è morto a 84 anni Jovan Divjak, l’ex generale serbo-bosniaco che aveva difeso Sarajevo durante il lungo assedio della città avvenuto nella guerra in Bosnia negli anni Novanta. Divjak era stato uno dei pochi bosniaci di etnia serba ad aver scelto di combattere nell’esercito bosniaco e di difendere l’idea di una Bosnia multiculturale. Era molto amato dai sarajevesi, che lo avevano soprannominato “Jovo”, ed era malato da tempo.

Divjak era nato a Belgrado, in Serbia, da genitori provenienti dalla regione bosniaca Bosanska Krajina. Colonnello dell’armata popolare jugoslava (JNA), nel 1992 aveva deciso di disertare e di passare dalla parte della Bosnia, che al disgregamento della Jugoslavia si era dichiarata indipendente ed era stata coinvolta in una dura guerra civile. Durante la guerra Divjak divenne il secondo ufficiale per importanza dell’esercito bosniaco e uno dei principali eroi della resistenza di Sarajevo, che fu bombardata e assediata dall’esercito serbo e dalle milizie di Radovan Karadzic per quasi quattro anni, uscendone distrutta.

Divjak aveva raccontato delle esperienze della guerra in un libro intervista scritto assieme alla giornalista Florence La Bruyère, tradotto in italiano da Gianluca Paciucci e pubblicato da Infinito, Sarajevo mon amour. Nel 2017 aveva detto ad AFP che era stato «naturale stare dalla parte di quelli che erano sotto attacco, che non avevano armi». Disertare le truppe jugoslave «era l’unica cosa giusta da fare», aveva spiegato, rivendicando la sua fedeltà all’identità bosniaca contro i nazionalismi e gli integralismi che dividevano e dividono ancora oggi i paesi della penisola balcanica.

In un post su Facebook, Adriano Sofri scrive che Divjak «era stato il campione dei rinnegati per i fanatici serbi, ed era stato isolato anche dai capi musulmani, ma sempre protetto e protettore dei civili, di quella resistenza quotidiana, di donne soprattutto, in cui confidava».

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Dopo la guerra gli furono assegnate diverse onorificenze, tra cui la Legione d’Onore – la più alta onorificenza conferita dallo stato francese – per «il suo senso civico e il rifiuto dei pregiudizi e della discriminazione etnica».

Dopo la guerra Divjak aveva lasciato l’esercito e si era dedicato in particolare all’assistenza e all’educazione degli orfani di guerra e dei bambini delle famiglie povere, soprattutto attraverso l’Associazione Obrazovanje Gradi BIH, che significa “l’istruzione costruisce la Bosnia ed Erzegovina”.

Nel marzo del 2011 fu arrestato in Austria su mandato del governo serbo, che lo aveva accusato di crimini di guerra durante il conflitto in Bosnia. Nel luglio successivo fu liberato dopo che l’Austria aveva respinto la richiesta di estradizione ritenendo che non avrebbe potuto essere sottoposto a un processo equo in Serbia.

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