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  • venerdì 4 marzo 2011

Arrestato in Austria il generale serbo che difese Sarajevo

Jovan Diviak guidò la resistenza della città contro i bombardamenti del suo paese di nascita, che ora lo vuole processare

Jovan Divjak, ex generale dell’esercito bosniaco, è stato arrestato ieri in Austria su mandato del governo serbo, che lo accusa di crimini di guerra durante il conflitto degli anni Novanta in Bosnia. Divjak era appena arrivato in Austria con un volo da Sarajevo. Al momento si trova in stato di arresto, in attesa dell’udienza che deciderà la sua eventuale estradizione.

Nel 1992, allo scoppiare della guerra, Divjak era un colonnello serbo che decise di disertare e passare dalla parte della Bosnia, la sua terra di adozione che al disgregamento della Jugoslavia si era dichiarata indipendente ed era stata travolta da una guerra civile. Divenne il secondo ufficiale per importanza dell’esercito bosniaco, e uno dei principali eroi della resistenza di Sarajevo bombardata e assediata dall’esercito serbo e dalle milizie del criminale di guerra Radovan Karadzic. Divjak, che ora ha 73 anni, era nato da genitori serbi ma si considerava prima di tutto bosniaco. Disertare le truppe jugoslave «era l’unica cosa giusta da fare», ha detto, rivendicando la sua fedeltà all’identità bosniaca contro i nazionalismi e gli integralismi che ancora dividono la ex jugoslavia. Il governo serbo lo accusa oggi vendicativamente di aver preso parte a un assalto compiuto dalle forze bosniache contro alcuni soldati serbi che si ritiravano da Sarajevo. Divjak ha sempre negato il suo coinvolgimento nell’accaduto. Milorad Dodik, presidente della Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina, ha accolto la notizia dicendo che «avrebbero dovuto arrestarlo molto tempo fa». Ieri verso mezzanotte circa cento persone si sono radunate davanti all’ambasciata austriaca a Sarajevo per protestare contro l’incarcerazione. Oggi e domani sono attese nuove proteste.

Non è la prima volta che il governo serbo accusa ex leader e soldati dell’esercito bosniaco di crimini di guerra. Lo scorso anno il governo aveva chiesto l’estradizione dell’ex leader bosniaco Ejup Ganic, che si trovava nel Regno Unito. Ganic è accusato dai serbi di avere ordinato una serie di attacchi a Sarajevo: un circolo di ufficiali, un ospedale militare e un convoglio medico che si stava allontanando dalla città. Il Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia ha stabilito invece che in quei casi non si fosse verificato alcun crimine. L’anno scorso un tribunale londinese ha chiuso il caso contro Ganic stabilendo che gli obiettivi erano legittimi.

In Italia l’editore Infinito ha pubblicato un libro intervista con Jovan Divjak, Sarajevo mon amour. Da molti anni Divjak gira l’Europa raccogliendo aiuto e collaborazione per la sua fondazione a favore dei bambini bosniaci. Nel 1999 aveva detto questo a Goffredo Buccini del Corriere della Sera.

“Qui, un bambino su tre è stato distrutto psicologicamente, e per un 20 per cento di loro non c’e’ niente da fare”, dice Jovan Divjak, che a Sarajevo e’ un eroe popolarissimo, perché – generale serbo – si é eretto a difensore della citta’ ed e’ diventato vicecomandante dell’ esercito bosniaco. Due anni fa Divjak ha spedito i gradi di generale a Izetbegovic, scrivendogli: “Anche il tuo esercito e’ pieno di criminali, addio”. E si è dedicato esclusivamente alla sua fondazione che aiuta i bambini. Adesso dice: “Prima si parlava sempre dell’ anima di Sarajevo. Beh, l’anima di Sarajevo non esiste più . Esistono i nazionalisti, che sono il male di questo Paese, e tanta povera gente ignorante e’ suggestionata dal nazionalismo del partito di Izetbegovic”

Ieri all’ambasciata austriaca di sarajevo si sono radunate diverse persone per protestare contro il suo arresto, che sta indignando moltissimi cittadini bosniaci che gli sono riconoscenti.

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