Il ristorante "Dolce Gusto", a Verona (dalla pagina Facebook del ristorante)
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  • venerdì 2 Aprile 2021

Un ristoratore di Verona è stato sanzionato per sbaglio dagli Stati Uniti

Era stato inserito in una lista di persone coinvolte nel commercio illegale di petrolio venezuelano, ma era solo un caso di omonimia

Il ristorante "Dolce Gusto", a Verona (dalla pagina Facebook del ristorante)

Il 31 marzo il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato di aver rimosso le sanzioni imposte a gennaio alla società di un cittadino italiano, Alessandro Bazzoni. La società di Bazzoni, il ristorante “Dolce Gusto”, si trova alla periferia nord di Verona e lo scorso gennaio si era trovata nella lista di una serie di società sanzionate dagli Stati Uniti con l’accusa di essere coinvolte nel commercio illegale di petrolio venezuelano. In realtà le sanzioni degli Stati Uniti volevano colpire un altro Alessandro Bazzoni, omonimo del ristoratore, il quale si è quindi trovato coinvolto in un caso internazionale senza avere responsabilità.

La vicenda era iniziata lo scorso 19 gennaio, quando l’amministrazione dell’allora presidente Donald Trump aveva imposto sanzioni nei confronti di 3 persone e 14 società accusate di aver cercato di eludere precedenti sanzioni sul commercio di petrolio venezuelano imposte tra gli altri anche contro la grande azienda energetica Petróleos de Venezuela (PdVSA).

Tra le persone sanzionate il 19 gennaio c’erano l’italiano Alessandro Bazzoni, lo spagnolo-venezuelano Javier D’Agostino Casado e lo svizzero Philipp Paul Vartan Apikian. Secondo il governo americano, i tre avevano messo in piedi un meccanismo per eludere le sanzioni statunitensi tramite due società a cui capo c’era Bazzoni: la Elemento, con sede a Malta, e la Swissoil, con sede a Ginevra, in Svizzera.

Attraverso le sue società, Bazzoni noleggiava navi cargo che caricavano petrolio in Venezuela e lo rivendevano in Asia. La scoperta del commercio illegale gestito da Bazzoni era avvenuta nel giugno del 2020, dopo l’arresto a Capo Verde del colombiano Alex Saab, prestanome del presidente venezuelano Nicolás Maduro: Saab faceva da intermediario con Bazzoni.

A gennaio il dipartimento del Tesoro statunitense aveva quindi sanzionato tutte le società collegate a Bazzoni, tra cui la Elemento, ma anche due società intestate a omonimi di Bazzoni: la AMG S.A.S. Di Alessandro Bazzoni & C. (ovvero la pizzeria di Verona) e la Serigraphiclab di Porto Torres, in provincia di Sassari, una società di grafica intestata a un altro Alessandro Bazzoni ancora.

Il 31 marzo, accortosi dell’errore, il dipartimento del Tesoro ha quindi rimosso le sanzioni a queste società. Il proprietario della pizzeria ha raccontato al Corriere di aver scoperto di essere finito nella lista «una mattina di due mesi fa in banca, quando mi son visto bloccare i miei conti correnti», e di aver pensato che fosse uno scherzo. «Ho risolto il problema da solo, inserendo i miei dati su un’apposita piattaforma digitale del governo americano. Già che c’ero ho pure fatto un visto valido fino al 2023. Non mi hanno chiesto scusa, ma non è un problema, l’importante è che abbiano rimosso il mio nome da quella lista». Il proprietario della società di grafica di Porto Torres, invece, non ha dato dichiarazioni al riguardo al momento.

Finire per errore in una lista di persone sanzionate dagli Stati Uniti non è in realtà così raro come si potrebbe credere.

Secondo lo studio legale Steptoe & Johnson, con sede a Hong Kong, i casi di persone sanzionate per sbaglio sono diversi: «Spesso le persone colpite dalle sanzioni sono completamente innocenti, ma l’impatto sulla loro attività può essere devastante. Possono volerci mesi per risolvere il disguido, e con grandi spese», ha detto alla BBC Nicholas Turner, avvocato dello studio. «Ci aspetteremmo che il governo degli Stati Uniti abbia accesso a informazioni maggiori sulle persone che sanziona, ma non è sempre così. A volte, il governo utilizza informazioni che chiunque può trovare online. E se queste informazioni non sono state adeguatamente verificate, è facile che si verifichino degli errori».