Glasgow, Scozia, Regno Unito (Andrew Milligan - WPA Pool/Getty Images)
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  • martedì 23 Febbraio 2021

Le notizie incoraggianti dal Regno Unito sui vaccini

Le prime ricerche indicano che una dose offre già una buona protezione contro le forme gravi di COVID-19, e fa ridurre i ricoveri

Glasgow, Scozia, Regno Unito (Andrew Milligan - WPA Pool/Getty Images)

Una ricerca preliminare da poco pubblicata nel Regno Unito ha segnalato i primi risultati positivi della vaccinazione in Scozia, rilevando come la somministrazione di una dose dei vaccini contro il coronavirus abbia fatto ridurre di più dell’80 per cento i ricoveri in ospedale per COVID-19 nelle ultime settimane. I dati sono ora in fase di revisione e devono essere presi con qualche cautela, ma secondo diversi esperti confermano insieme ad altre ricerche l’efficacia dei vaccini rilevata nei test clinici svolti nella seconda metà del 2020.

L’analisi è stata realizzata sulla base dei dati raccolti tra l’8 dicembre 2020 e il 15 febbraio di quest’anno, periodo in cui sono stati somministrati 1,14 milioni di dosi di vaccino, con circa un quinto della popolazione della Scozia che aveva ricevuto una dose dei vaccini disponibili. Nel periodo di riferimento, 650mila individui hanno ricevuto il vaccino di Pfizer-BioNTech, mentre gli altri 490mila quello di AstraZeneca. La differenza è per lo più dovuta al fatto che il vaccino di AstraZeneca era stato autorizzato alcune settimane dopo quello di Pfizer-BioNTech.

I ricercatori segnalano che a quattro settimane dal ricevimento della prima dose, il vaccino di Pfizer-BioNTech ha portato a una riduzione dei ricoveri fino all’85 per cento, mentre quello di AstraZeneca fino al 94 per cento. Tra gli individui con più di 80 anni, e che sono quindi a maggior rischio di sviluppare sintomi gravi che si possono rivelare letali, la vaccinazione ha permesso di ridurre dell’81 per cento il rischio di ricovero (i ricercatori hanno determinato un’unica percentuale combinando i dati sui due tipi di vaccini).

Lo studio non ha comunque messo a confronto diretto il vaccino di Pfizer-BioNTech e quello di AstraZeneca. L’obiettivo dei ricercatori era stimare nel complesso gli effetti della campagna vaccinale, proceduta speditamente soprattutto tra chi ha più di 80 anni. Essendo stato approvato per primo, il vaccino di Pfizer-BioNTech ha permesso di avere più dati a disposizione, rispetto a quello di AstraZeneca.

A tre settimane dalla somministrazione della prima dose del vaccino di Pfizer-BioNTech, i ricercatori hanno rilevato un aumento (molto lieve) dei ricoveri per COVID-19, ma non è ancora chiaro che cosa lo abbia determinato. Pfizer-BioNTech consiglia di ricevere la seconda dose del vaccino dopo tre settimane, ma nel Regno Unito si è scelto di ritardarne la somministrazione fino a 12 settimane, in modo che più persone possano ricevere la prima dose.

Le cose da sapere sul coronavirus

Il vaccino di AstraZeneca sembra funzionare meglio del previsto nelle persone più anziane, a differenza di quanto evidenziato nei test clinici svolti nei mesi scorsi, e sui quali c’erano state alcune complicazioni a causa di errori nella loro organizzazione. Se l’alta efficacia tra gli anziani dovesse essere confermata, alcuni governi potrebbero rivedere le loro indicazioni per somministrare il vaccino solamente a chi abbia meno di 65 anni.

Altre due ricerche preliminari svolte in Inghilterra hanno segnalato risultati incoraggianti sull’efficacia dei vaccini, anche se basati su un campione più ridotto di individui che hanno ricevuto il vaccino di Pfizer-BioNTech. A tre settimane dal ricevimento della prima dose, si è rivelato efficace al 57 per cento nel prevenire la COVID-19 sintomatica, nelle sue forme lievi e gravi. Tra gli individui che hanno ricevuto la seconda dose, l’efficacia è poi passata all’85 per cento.

Nel complesso gli studi confermano la circostanza già evidenziata in Israele, il paese che ha vaccinato più velocemente di tutti: gli individui vaccinati hanno una maggiore protezione dalle forme gravi di COVID-19, e di conseguenza hanno un minor rischio di essere ricoverate o di morire a causa della malattia.

I nuovi studi devono essere presi in considerazione con qualche cautela in più, perché sono ancora in attesa di essere rivisti da ricercatori non coinvolti nella loro realizzazione. Gli andamenti evidenziati, su un campione piuttosto consistente della popolazione, sono positivi per lo meno nel breve periodo. Nelle prossime settimane ulteriori dati consentiranno di stimare meglio non solo il livello di protezione offerto dai vaccini, ma anche la loro capacità di rendere meno contagiosi e di ridurre di conseguenza la circolazione del coronavirus.