La sepoltura dei morti di COVID-19 a San Paolo, in Brasile (Miguel Schincariol/Getty Images)
  • Mondo
  • lunedì 22 Febbraio 2021

Dov’è stata più alta la mortalità da coronavirus nel mondo

Il Belgio è il paese con il tasso più elevato, mentre nelle ultime settimane i dati peggiori sono stati registrati in Portogallo

La sepoltura dei morti di COVID-19 a San Paolo, in Brasile (Miguel Schincariol/Getty Images)

Da quando il coronavirus venne identificato per la prima volta, in Cina, nel dicembre del 2019, in tutto il mondo oltre 110 milioni di persone sono risultate positive al coronavirus, milioni di persone sono state ricoverate in gravi condizioni negli ospedali, e 2 milioni e 460mila persone sono morte ufficialmente per la COVID-19, la malattia causata dal virus. I paesi con il più alto tasso di mortalità ufficiale – in mancanza di criteri omogenei e condivisi per stimare quello reale, che comprende quindi anche i decessi sfuggiti alle statistiche – sono Belgio, Slovenia, Repubblica Ceca, Regno Unito, Italia, Portogallo, Bosnia Erzegovina, Stati Uniti e Ungheria.

Al primo posto, in realtà, ci sarebbe la repubblica di San Marino con 2.121 morti ogni milione di abitanti: un primato che dipende dalle piccolissime dimensioni dello Stato, in cui dall’inizio dell’epidemia ci sono stati 73 morti, sul totale dei 33mila abitanti, ma che dal punto di vista epidemiologico possiamo considerare parte del centro Italia.

Il numero dei decessi, dal punto di vista statistico, è uno degli indicatori più efficaci per capire l’impatto dell’epidemia nei paesi di tutto il mondo. I dati relativi ai soli positivi, infatti, possono essere condizionati dalla capacità dei sistemi sanitari di testare i casi sospetti. Anche in Italia, durante la cosiddetta prima ondata, moltissimi malati non sono stati identificati a causa della mancanza di test. Questo è uno dei motivi per cui fin dal mese di aprile il tasso di mortalità ha acquisito molta più considerazione rispetto al tasso di letalità, uno degli indicatori più analizzati durante i primi mesi dell’epidemia. Il tasso di letalità si ottiene dividendo il numero delle persone morte a causa della COVID-19 per il totale dei malati. Il tasso di mortalità, invece, si ricava dividendo il numero delle persone morte a causa della malattia con il totale degli abitanti.

Le cose da sapere sul coronavirus

– Leggi anche: Dove sono i lockdown in Europa

Molti analisti hanno tentato di capire come mai alcuni paesi hanno avuto una mortalità più elevata rispetto ad altri. È un’analisi piuttosto complessa, per molti motivi. Il primo, che spiega tanti dei limiti di monitoraggio emersi negli ultimi mesi, è che non si ha ancora la garanzia di avere a disposizione dati di qualità, soprattutto in paesi dove l’accesso alle informazioni è più difficile. La lista dei paesi con la mortalità da coronavirus più alta, quindi, è prima di tutto la lista dei paesi con la mortalità ufficiale da coronavirus più alta. Se il vero bilancio dei decessi è con ogni probabilità peggiore di quanto dicano i dati ufficiali un po’ ovunque, ci sono casi in cui si pensa che i numeri siano particolarmente sottostimati: il Messico, per esempio.

A spiegare l’ordine dei paesi, poi, intervengono anche tante altre variabili: la struttura demografica e socioeconomica di ogni singolo paese, lo stato di salute della popolazione prima dell’epidemia, la qualità e la capillarità del sistema sanitario. Vanno considerate anche le misure restrittive adottate durante i mesi di emergenza per evitare la trasmissione del contagio.

In questa infografica realizzata grazie ai dati di Our World Data viene mostrato il tasso di mortalità nel mondo.

Belgio
L’attenzione internazionale rispetto all’andamento dell’epidemia ha interessato paesi diversi con il passare dei mesi: all’inizio è stata rivolta alla Cina, poi all’Italia, mentre nella seconda ondata ci si è concentrati soprattutto sugli Stati Uniti e nel Regno Unito, dove è stata rilevata una delle varianti più contagiose. Ma la mortalità più alta è stata registrata in Belgio, uno dei paesi più colpiti in Europa durante la seconda ondata dell’epidemia, con 1.889 morti ogni milione di abitanti.

Nel mese di ottobre del 2020, in Belgio il tasso di ricovero in ospedale per i malati di COVID-19 è stato più del doppio rispetto alla media europea, con crescite settimanali che sono arrivate a toccare l’88% e oltre 500 ingressi giornalieri. Secondo molti osservatori, negli ultimi mesi la situazione belga è stata così critica a causa delle misure di prevenzione spesso improvvisate, tra cui l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto previsto e poi rimosso in più occasioni, generando confusione tra i cittadini. A questo si aggiunge che il Belgio è una delle aree più densamente popolate d’Europa.

Nonostante un tasso di mortalità così elevato, nelle ultime settimane in Belgio ci sono state alcune proteste contro le misure restrittive. Domenica 31 gennaio a Bruxelles sono state arrestate 488 persone che stavano partecipando a una manifestazione contro le nuove restrizioni imposte dal governo: sospensione tutti i viaggi non essenziali in ingresso e in uscita dal Belgio fino all’1 marzo, oltre a misure già previste come il coprifuoco, lo smart working obbligatorio e la chiusura di bar e ristoranti, tranne che per l’asporto.

Slovenia
La Slovenia ha avuto un’incidenza contenuta nella prima ondata del coronavirus, mentre ha avuto molti problemi durante i mesi autunnali. A fine maggio, il governo sloveno annunciò la fine dell’emergenza a partire dal 31 maggio 2020 con la riapertura di tutte le scuole e senza più l’obbligo della quarantena per le persone in arrivo dai paesi dell’Unione Europea. Fu un modo per riaprire i confini e lanciare la stagione turistica. Già da fine settembre, però, il numero dei contagi era aumentato e a novembre gli ospedali avevano avuto un elevato tasso di occupazione dei posti letto nelle terapie intensive. In Slovenia il tasso di mortalità è di 1.816 morti ogni milione di abitanti.

In questa infografica, l’andamento del tasso di mortalità nei paesi con i dati più elevati

Repubblica Ceca
Come la Slovenia, anche la Repubblica Ceca è stata particolarmente colpita durante la seconda ondata dell’epidemia. Finora il tasso di mortalità è stato di 1.794 morti ogni milione di abitanti e da qualche giorno ha superato quello del Regno Unito. Da ottobre, l’aumento dei contagi ha causato una pressione enorme sugli ospedali, spesso non attrezzati. Si sono ammalati oltre 10mila tra medici e infermieri.

La Repubblica Ceca è stato uno dei paesi più previdenti durante la prima ondata, quando fu tra i primi a introdurre l’obbligo di indossare la mascherina. Questa misura di prevenzione consentì di limitare fin da subito la diffusione del contagio. A partire dall’estate, però, il governo ceco riaprì molte attività tra cui teatri, bar e ristoranti, aprì anche i confini consentendo a tutti di andare in vacanza all’estero e tolse anche l’obbligo della mascherina.

Regno Unito
Tra dicembre e gennaio, nel Regno Unito c’è stata una notevole crescita dei contagi e un conseguente aumento dei decessi, che il 22 gennaio scorso hanno registrato un picco di 1.401 in un solo giorno. Il tasso di mortalità, dall’inizio dell’epidemia, è stato di 1.779 morti ogni milione di abitanti. In totale sono morte 121mila persone.

Nonostante sia stato il primo paese a iniziare la campagna vaccinale, lo scorso 8 dicembre, nel Regno Unito la situazione è stata per molte settimane fuori controllo a causa della diffusione di una particolare mutazione del coronavirus – la cosiddetta variante inglese – che ormai è stato dimostrato essere più contagiosa. Negli ultimi due mesi sono state introdotte misure di lockdown completo in tutto il territorio nazionale. Le restrizioni, unite agli elevati ritmi di somministrazione del vaccino, hanno contribuito a ridurre l’impatto della diffusione delle varianti.

Le tombe di alcune persone morte a causa del coronavirus in un cimitero di Burton, in Inghilterra (Christopher Furlong/Getty Images)

Italia
L’Italia è uno dei paesi con la mortalità più elevata con 1.583 decessi ogni milione di abitanti. È stata la prima nazione europea in cui il coronavirus ha avuto un impatto significativo, un anno fa. Al contrario di molti paesi, dove il picco di morti è stato concentrato in un solo periodo, in Italia i dati della mortalità dicono che la seconda ondata è stata molto simile alla prima. Va considerato, però, che durante i primi mesi dell’epidemia molti morti sono sfuggiti ai bilanci ufficiali, soprattutto in Lombardia, e questo ha influito sul monitoraggio. Solo con l’analisi sull’eccesso di mortalità rispetto alla media degli anni precedenti è stato possibile ricostruire quanti sono stati i decessi reali in province come Bergamo, Brescia, Pavia, Lodi e Milano, dove molti malati sono sfuggiti ai bilanci ufficiali. Senza i dati relativi a quelle persone, è difficile fare paragoni sulle due ondate dell’epidemia.

– Leggi anche: Quante persone sono morte nei comuni italiani

Portogallo
Un caso simile alla Repubblica Ceca è il Portogallo. Un anno fa, il governo portoghese si distinse per una gestione efficiente e tempestiva dell’emergenza. Da ottobre, invece, i dati dei contagi e dei morti dovuti alla COVID-19 hanno iniziato a crescere rapidamente. Alla fine di gennaio, il Portogallo ha esaurito i posti letto nelle terapie intensive negli ospedali: moltissimi medici e infermieri si sono ammalati e il sistema di emergenza è andato in saturazione, con ambulanze in coda per ore fuori dai reparti di pronto soccorso. Il numero dei morti ha avuto una crescita molto rapida nelle ultime settimane, superando per mortalità totale moltissimi paesi: ad oggi in Portogallo si registra una mortalità di 1.565 decessi ogni milione di abitanti. I decessi ufficiali sono 15.962.

– Leggi anche: Un tentativo di prevedere come andrà a finire