Margaret Keenan riceve la prima dose del vaccino contro il coronavirus di Pfizer-BionTech, Coventry, Inghilterra, Regno Unito (Jacob King/Pool via AP)
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  • martedì 8 Dicembre 2020

Nel Regno Unito è iniziata la vaccinazione contro il coronavirus

Alle 7.31 una novantenne di Coventry è diventata la prima persona al mondo a essere vaccinata al di fuori dei test clinici

Margaret Keenan riceve la prima dose del vaccino contro il coronavirus di Pfizer-BionTech, Coventry, Inghilterra, Regno Unito (Jacob King/Pool via AP)

Questa mattina nel Regno Unito è iniziata la somministrazione delle prime dosi del vaccino contro il coronavirus di Pfizer-BioNTech, autorizzato dal governo per l’uso sulla popolazione appena una settimana fa. Margaret Keenan, una novantenne che vive a Coventry, ha ricevuto una dose del vaccino alle 6:31 (le 7:31 in Italia) diventando la prima persona al mondo a essere vaccinata al di fuori dei test clinici con la soluzione sviluppata da Pfizer-BioNTech.

Nelle prossime settimane saranno somministrate 800mila dosi, dando priorità al personale sanitario e ai più anziani e a rischio. Il governo britannico sostiene che entro fine anno potrebbero essere vaccinati fino a 4 milioni di persone, ma non è ancora chiaro se riuscirà a ottenere una quantità sufficiente di vaccini da parte di Pfizer-BioNTech, che a breve dovrebbe ricevere l’autorizzazione di emergenza per distribuirli anche negli Stati Uniti, e in seguito nell’Unione Europea.

Keenan ha detto di sentirsi onorata per avere ricevuto per prima il vaccino e a pochi giorni di distanza dal suo novantunesimo compleanno: «È il più bel regalo in anticipo che potessi desiderare perché significa che posso finalmente iniziare a pensare a trascorrere del tempo con la mia famiglia e gli amici nel nuovo anno, dopo essermene rimasta sola per quasi un anno».

40 milioni
Il governo britannico ha finora prenotato 40 milioni di dosi del vaccino di Pfizer-BioNTech, sufficienti per vaccinare 20 milioni di persone: ogni individuo deve ricevere due dosi a distanza di tre settimane. I primi a ricevere il vaccino contro il coronavirus saranno i membri del personale sanitario e gli ultra ottantenni. Si procederà poi con gli individui con più di 75 anni di età, allargando in seguito a chi ha più di 70 anni o ha altri problemi di salute. Nelle fasi seguenti sarà vaccinata la fascia della popolazione dai 65 anni, poi quella tra i 16 e i 64 anni con problemi di salute, e poi ancora a scalare fino ai cinquantenni.

Le cose da sapere sul coronavirus

La progressiva disponibilità di un maggior numero di dosi dovrebbe consentire di estendere ulteriormente i gruppi da vaccinare, ma molto dipenderà dai tempi con cui saranno fornite.

Critiche
La scorsa settimana le autorità sanitarie del Regno Unito avevano ricevuto qualche critica per avere autorizzato in tempi così rapidi il vaccino di Pfizer-BioNTech, considerato che le due più grandi autorità per i farmaci in Occidente (FDA negli Stati Uniti ed EMA nell’Unione Europea) fossero ancora al lavoro per analizzare i dati forniti dalle due aziende farmaceutiche. Negli Stati Uniti una prima valutazione dovrebbe essere resa pubblica entro la fine di questa settimana, mentre l’EMA esaminerà il caso il prossimo 12 dicembre. I processi di verifica sono importanti per analizzare i dati forniti dai produttori di vaccini, controllando eventuali errori nella realizzazione dei test clinici o la presenza di altri imprevisti.

mRNA
Il primo vaccino approvato nel Regno Unito è basato sull’RNA messaggero (mRNA), la molecola che si occupa di codificare e portare le istruzioni contenute nel DNA per produrre le proteine. I vaccini basati su questo sistema impiegano forme sintetiche di mRNA – realizzate in laboratorio – che contengono le istruzioni per produrre alcune proteine specifiche del coronavirus. In questo modo il sistema immunitario impara a riconoscerle e a contrastarle, ma senza i rischi che si correrebbero nel caso di un’infezione con il coronavirus vero e proprio. Le conoscenze acquisite nel contrastare queste proteine possono poi essere impiegate dal sistema immunitario per contrastare un’eventuale infezione vera e propria.

La tecnica basata sull’mRNA consente di produrre dosi più velocemente e semplifica alcuni passaggi rispetto ai metodi tradizionali, ma è piuttosto recente e finora nessun vaccino basato sull’mRNA era mai stato commercializzato o impiegato su larga scala. Per questo ci sono ancora alcuni dubbi sulle potenzialità e l’affidabilità del sistema, anche se le notizie circolate nelle ultime settimane sui vaccini sperimentali che lo impiegano sono piuttosto incoraggianti.

Concorrenza
Pfizer-BioNTech non sono le uniche ad avere sviluppato un vaccino basato sull’mRNA. Lo ha fatto, per esempio, anche l’azienda statunitense di biotecnologie Moderna, che ha comunicato di avere riscontrato un’efficacia del 94,1 per cento del proprio vaccino. La stima è basata su un’analisi dei dati raccolti nel corso dei test clinici di fase 3. Anche Moderna ha avviato questa settimana le richieste per ottenere un’autorizzazione di emergenza.

A differenza degli altri vaccini, quello di Pfizer-BioNTech deve essere conservato a una temperatura intorno ai -70 °C, e questo potrebbe essere un problema per la sua distribuzione. Garantire la catena del freddo sarà una delle principali sfide per la logistica del nuovo vaccino, anche se Pfizer ha annunciato di avere sviluppato contenitori con materiale isolante e ghiaccio secco, che dovrebbero garantire il mantenimento dei -70 °C per diversi giorni.

Il vaccino di Moderna deve essere tenuto a basse temperature, ma l’azienda ha di recente comunicato che la sua soluzione si conserva a -20 °C e che, una volta scongelata, rimane stabile per una trentina di giorni se conservata tra 2 e 8 °C. Queste temperature da frigorifero, e non da congelatori molto potenti, dovrebbero porre meno difficoltà per il trasporto e la conservazione del vaccino nelle farmacie e negli ospedali, già attrezzati con frigoriferi per mantenere vaccini di altro tipo.

Cautele
È bene ricordare che a oggi non sappiamo quanto duri nel tempo la protezione offerta da questi vaccini, né quanto sia realmente efficace al di fuori dei test clinici. Accade spesso che i vaccini si rivelino meno efficaci nella comunità rispetto alle sperimentazioni. Non è inoltre chiaro per quanto tempo duri l’immunizzazione, perché i vaccini di Pfizer-BioNTech e Moderna esistono da troppo poco tempo per poterlo stimare con accuratezza.