L’Unione Europea ha pubblicato il contratto con AstraZeneca

Molte informazioni sono state oscurate, ma da alcuni passaggi si capisce che l'azienda farmaceutica non è stata molto trasparente nel gestire la riduzione dei vaccini

Venerdì mattina la Commissione Europea ha reso pubblico (PDF) il contratto stipulato ad agosto con l’azienda farmaceutica AstraZeneca per la prenotazione del vaccino contro il coronavirus prodotto in collaborazione con l’università di Oxford, nel Regno Unito. La decisione è stata presa nell’ambito di una controversia sulla fornitura delle dosi che va avanti da circa una settimana.

Lo scontro tra le istituzioni europee era iniziato venerdì scorso, quando AstraZeneca aveva annunciato alcuni ritardi nei propri siti produttivi nei Paesi Bassi e nel Belgio, che avrebbero comportato una riduzione del 75 per cento sui circa 80 milioni di dosi che AstraZeneca si era impegnata a distribuire tra gli stati membri entro la fine di marzo. Nei giorni seguenti AstraZeneca si era difesa sostenendo che il contratto non la obbligasse a fornire il numero di dosi pattuite, ma solo ad applicare il «massimo sforzo» per rispettare gli impegni, e che in ogni caso era tenuta a dare la precedenza ai contratti stipulati all’inizio del 2020 con altri paesi, fra cui soprattutto il Regno Unito.

Le informazioni contenute nel contratto fra Unione Europea e AstraZeneca dimostrano che nella migliore delle ipotesi l’azienda farmaceutica abbia interpretato il contratto in maniera molto forzata, mentre nella peggiore abbia mentito per giorni all’Unione Europea sui motivi della riduzione delle forniture.

Moltissime informazioni sensibili e rilevanti contenute nel contratto sono state oscurate, come il numero di dosi promesse trimestre per trimestre e il costo a cui sono state acquistate. Nacho Alarcón, corrispondente da Bruxelles del quotidiano spagnolo El Confidencial, spiega che secondo una fonte europea il 95 per cento degli oscuramenti sono stati richiesti da AstraZeneca. Nel contratto ci sono comunque diverse informazioni che rendono più chiari i termini della polemica di questi giorni.

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In un’intervista molto discussa data due giorni fa il CEO di AstraZeneca Pascal Soriot aveva sostenuto di non avere obblighi specifici sul numero delle dosi da consegnare, perché il contratto indica che la sua azienda debba limitarsi a «fare il massimo sforzo» per produrre le dosi, senza vincoli. La circostanza era stata subito smentita dalla Commissione Europea, e in effetti non esiste nel contratto: nella clausola 5.4 viene citato sì il «massimo sforzo», ma solo nel contesto della produzione del vaccino all’interno dell’Unione Europea. In altre parole, come avevano già ipotizzato alcuni esperti, la formula del «massimo sforzo» non può essere una scappatoia per violare esplicitamente il contratto.

La stessa clausola mostra inoltre che l’Unione Europea ha probabilmente ragione nel pretendere che i vaccini che riceverà non siano solo quelli prodotti nello stabilimento belga dove AstraZeneca sta avendo problemi, e che ha ragione nell’aspettarsi consegne di vaccini prodotti nel Regno Unito.

Nel contratto viene inoltre smentita un’altra tesi di Soriot, secondo cui AstraZeneca nelle forniture di vaccini debba dare precedenza al Regno Unito perché il contratto stipulato col governo britannico precede di tre mesi quello firmato con l’Unione Europea. In realtà alla clausola 13.1 (e) si legge molto chiaramente che al momento di firmare il contratto AstraZeneca ha dichiarato che non aveva altri accordi che potessero intralciare quelli pattuiti con l’Unione Europea.

Non è chiaro come possa concludersi la controversia fra AstraZeneca e la Commissione Europea. Il timore della Commissione è che nelle scorse settimane AstraZeneca abbia utilizzato gli stabilimenti europei per produrre dosi spedite nel Regno Unito, pensando forse di poter onorare entrambi i contratti, e che una volta insorti dei problemi abbia cercato di difendersi contestando il contratto stipulato con la Commissione.

Diversi osservatori ritengono che la disputa potrebbe finire in un tribunale europeo o nelle mani di un arbitrato indipendente: oggi la Commissione ha approvato un meccanismo di emergenza che nei prossimi due mesi obbligherà le aziende farmaceutiche a dichiarare ufficialmente le esportazioni di vaccini al di fuori dei confini dell’Unione.

Se come sembra le cose non cambieranno nei prossimi giorni, l’Unione Europea dovrà confrontarsi con un’ulteriore scarsità di vaccini, dopo i tagli annunciati da Pfizer-BioNTech e il basso numero di dosi che potrà ricevere da Moderna. La Commissione aveva scommesso pesantemente sul vaccino di AstraZeneca, più economico e pratico da gestire, per la campagna vaccinale negli stati membri, e le minori consegne implicheranno inevitabilmente un ritardo nell’avvio delle vaccinazioni di massa in tutta Europa.