(ANSA/NICOLA FOSSELLA)
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  • giovedì 22 Ottobre 2020

Come vanno le cose in Italia

Ieri i nuovi contagi hanno superato i 15mila, di gran lunga l’incremento più alto dall’inizio dell’epidemia: e in ordine sparso le regioni stanno prendendo discussi provvedimenti

(ANSA/NICOLA FOSSELLA)

Mercoledì 21 ottobre in Italia sono stati accertati 15.199 nuovi casi di contagio da coronavirus, di gran lunga l’incremento giornaliero più alto dall’inizio dell’epidemia. L’aumento più consistente fino ad ora era stato quello del 18 ottobre, con 11.704 nuovi casi, mentre quello della “prima ondata” era stato il 21 marzo, con 6.557 nuovi casi di contagio,  ma con una situazione di test estremamente diversa. I morti accertati mercoledì sono stati 127, l’incremento più alto dal 22 maggio. Il 21 ottobre è stata anche la giornata in cui è stato registrato il maggior numero di tamponi in un solo giorno, 177.848, e di persone testate, 106.488. È risultato positivo l’8,5 per cento dei tamponi di cui è stato comunicato il referto.

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Continua a crescere anche il numero dei ricoverati: mercoledì le persone ricoverate negli ospedali italiani per la COVID-19 erano 9.983 (659 in più rispetto al giorno prima), di cui 926 nei reparti di terapia intensiva (56 in più rispetto a martedì) e 9.057 ricoverate con sintomi (603 più di martedì). La situazione dei ricoveri è molto diversificata a seconda delle regioni italiane, molte delle quali, soprattutto al Sud, stanno affrontando quella che per loro è una “prima ondata”, visto che la scorsa primavera c’era stato un numero relativamente basso di casi di contagi (e di ricoveri).

Anche se è molto complicato, se non impossibile, comprendere quale sia il numero di posti letto, disponibile, ogni giorno, in ciascuna regione (in terapia intensiva, semi-intensiva e ordinari),  l’incremento costante dei ricoveri rischia di saturare le possibilità di ricezione in molte regioni. A livello nazionale, i ricoverati totali per COVID-19 sono passati dai 2.707 del 21 settembre ai 9.983 del 21 ottobre, mentre quelli in terapia intensiva da 232 a 926: in entrambi i casi sono più che triplicati.

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L’aumento dei contagi (e dei ricoveri) ha portato alcune regioni a decidere regole più restrittive rispetto a quelle previste dal decreto del presidente del Consiglio (DPCM) dello scorso 18 ottobre. Nella notte fra il 20 e il 21 ottobre il presidente del Piemonte Alberto Cirio ha firmato due ordinanze valide fino al 13 novembre che stabiliscono l’obbligo dell’utilizzo della didattica a distanza per le scuole superiori per una quota non inferiore al 50 per cento nelle classi dalla seconda alla quinta e la chiusura il sabato e la domenica dei centri commerciali, ad esclusione degli «esercizi di vendita di generi alimentari, farmacie e studi medici, locali di ristorazione e tabaccherie».

Anche in Lombardia sono state firmate due ordinanze, in questo caso sia dal presidente Attilio Fontana che dal ministro della Salute Roberto Speranza, che irrigidiscono le restrizioni nella regione: la più importante prevede che in Lombardia da giovedì 22 ottobre ci sia il coprifuoco dalle 23 alle 5 di mattina. In questa fascia oraria sarà possibile spostarsi solo per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o di urgenza e per motivi di salute. Gli spostamenti dovranno essere motivati attraverso un’autocertificazione. Sarà consentito il rientro presso il proprio domicilio, dimora o residenza.

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Le restrizioni saranno in vigore fino al 13 novembre 2020 o fino all’adozione di un successivo decreto del presidente del Consiglio dei ministri (DPCM). Le due ordinanze prevedono anche altre misure restrittive. Per quanto riguarda le scuole, il sito della regione Lombardia spiega:

A partire dal 26 ottobre, le scuole secondarie di secondo grado e le istituzioni formative professionali di secondo grado devono realizzare le proprie attività attraverso la didattica a distanza per l’intera classe, se ci sono già le condizioni di effettuarla e salvo eventuali bisogni educativi speciali. Agli altri istituti viene fortemente raccomandato di adoperarsi nel più breve tempo possibile per poter svolgere anch’essi la didattica a distanza. Sono escluse le attività di laboratorio, che possono essere svolte in presenza. Alle Università è raccomandata la promozione della didattica a distanza quanto più possibile. Ai dirigenti degli istituti scolastici si raccomanda inoltre di differenziare gli ingressi a scuola.

Per quanto riguarda invece i negozi l’ordinanza firmata da Fontana prevede che sabato e domenica siano chiuse le «grandi strutture di vendita» e «gli esercizi commerciali al dettaglio presenti all’interno dei centri commerciali», mentre resteranno aperti (anche il sabato e la domenica) i negozi di generi alimentari, le farmacie, le parafarmacie e alcune altre categorie di negozi.

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Il 21 ottobre anche il presidente della Campania Vincenzo De Luca ha firmato una nuova, più restrittiva, ordinanza per cercare di contenere l’aumentato dei contagi da coronavirus (1.312 nelle ultime ventiquattro ore). In base all’ordinanza dal 23 al 30 ottobre sarà vietato ai cittadini campani di spostarsi dalla provincia di residenza o domicilio abituale verso altre province della Campania, a meno di comprovati motivi di lavoro, di salute, motivi familiari o legati all’attività scolastica e formativa. È consentito il rientro al proprio domicilio abituale.

Nel provvedimento non si fa invece riferimento al coprifuoco annunciato dal presidente De Luca il 20 ottobre. L’ordinanza non impedisce però ai cittadini campani di spostarsi al di fuori della regione, né ai cittadini di altre regioni che arrivino in Campania di spostarsi liberamente tra le province.

L’ordinanza conferma inoltre la sospensione delle lezioni in presenza nelle scuole primarie, secondarie e dell’infanzia, con la richiesta di attivare progetti specifici per la «didattica in presenza per i bambini autistici e/o con disabilità». La regione ha dato inoltre mandato all’Unità di crisi regionale di monitorare la situazione dei contagi nelle scuole, e fra i cosiddetti “stretti contatti” degli studenti, con il fine di poter valutare l’eventuale riapertura dell’attività in presenza delle scuole elementari dal 26 ottobre.

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Nella serata del 21 ottobre anche il Lazio ha adottato un provvedimento simile a quello della Lombardia. Il presidente Nicola Zingaretti ha firmato, anche in questo caso insieme con il ministro della Salute Roberto Speranza, un’ordinanza la cui misura principale riguarda un coprifuoco che sarà valido «dalla notte tra venerdì 23 ottobre e sabato 24 ottobre» e vieterà – tranne che per alcune eccezioni – gli spostamenti tra le 24 e le 5.

In questa fascia oraria, spiega la regione, sarà possibile spostarsi solo per «comprovate esigenze» oltre che per motivi di salute, di necessità e di urgenza. Gli spostamenti dovranno essere motivati attraverso un’autocertificazione, disponibile come allegato all’ordinanza (all’ultima pagina del documento). L’ordinanza prevede anche, a partire da lunedì 26 ottobre, di «potenziare la didattica digitale integrata nelle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado e nelle Università».