Roma, Italia (ANSA/ANGELO CARCONI)
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  • lunedì 19 Ottobre 2020

L’Italia e lo “Scenario 3” della COVID-19

Un dettagliato documento dell'Istituto Superiore di Sanità contiene molte indicazioni su che cosa fare a questo punto, il governo non le ha ancora adottate tutte

Roma, Italia (ANSA/ANGELO CARCONI)

Lo scorso 12 ottobre, il ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e altre istituzioni sanitarie hanno pubblicato “Prevenzione e risposta a COVID-19”, un dettagliato e lungo documento di 129 pagine che descrive gli scenari in cui ci potremo trovare nei prossimi mesi, con la progressiva diffusione della pandemia da coronavirus. Confrontando l’attuale situazione con quelle ipotizzate dal documento, in questo momento l’Italia sembra trovarsi nello “Scenario 3”, descritto come una “situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa con rischi di tenuta del sistema sanitario nel medio periodo”.

Non è chiaro quanto il governo ne abbia tenuto conto nella stesura del nuovo DPCM, annunciato ieri dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel corso di una breve conferenza stampa. I provvedimenti contenuti nel nuovo decreto sono stati definiti da diversi esperti troppo cauti, in una fase in cui gli aumenti giornalieri di nuovi positivi sono marcati, così come i ricoveri in ospedale per COVID-19.

Scenari
Lo studio del 12 ottobre indica in tutto quattro scenari:
1. Situazione di trasmissione localizzata (focolai) sostanzialmente invariata rispetto al periodo luglio-agosto 2020.
2. Situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa ma gestibile dal sistema sanitario nel breve-medio periodo.
3. Situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa con rischi di tenuta del sistema sanitario nel medio periodo.
4. Situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo.

Scenario 3
Il documento dice che allo “Scenario 3” corrispondono valori di Rt (il numero di riproduzione netto) compresi tra 1,25 e 1,5 a livello regionale. Secondo il rapporto più recente dell’ISS il valore di Rt in diverse regioni è compreso in quell’intervallo, cui si unisce una capacità di “limitare solo modestamente il potenziale di trasmissione” del coronavirus, attraverso i dispositivi di protezione individuale e le restrizioni.

Le cose da sapere sul coronavirus

Sulla base dei dati disponibili, le regioni più esposte al momento sembrano essere Valle d’Aosta, Umbria, Toscana, Piemonte e Campania, cui si aggiunge la provincia autonoma di Bolzano. Considerati gli incrementi dell’ultima settimana nei nuovi positivi, Rt dovrebbe essere ulteriormente aumentato, seppure mantenendosi nell’intervallo dei valori regionali indicati dal documento.

Stima riepilogativa dell’Rt medio 14gg per regione basato su inizio sintomi dal 24 settembre al 7 ottobre, calcolato il 13 ottobre (ISS)

Altri criteri per definire lo “Scenario 3” sono una “mancata capacità di tenere traccia delle catene di trasmissione” e “iniziali segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali in seguito all’aumento di casi ad elevata gravità clinica”. La scorsa settimana i ricoveri in terapia intensiva sono aumentati del 63 per cento rispetto alla settimana precedente, con un totale di quasi 800 pazienti in terapia intensiva, che si aggiungono ai circa 7mila ricoverati in altri reparti, con sintomi meno gravi, ma che richiedono comunque assistenza ospedaliera.

Secondo il documento, in queste condizioni “la crescita del numero di casi potrebbe comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali entro 2-3 mesi”. Il problema potrebbe essere attenuato se i nuovi positivi fossero per lo più giovani adulti, come avvenuto nel corso dell’estate, quindi con minor rischio di sviluppare sintomi gravi e di avere necessità di assistenza ospedaliera. Una maggiore diffusione del coronavirus tra i più giovani non esclude però che il virus continui a circolare sensibilmente, comportando un numero significativo di nuovi contagi anche tra gli anziani e altre categorie a rischio. I dati attuali sull’età mediana (41 anni) sembrano però rendere poco probabile questa circostanza.

Classificazione del rischio settimanale
Il documento prevede poi che la classificazione del rischio sia svolta settimanalmente e su base regionale seguendo le indicazioni fornite già la scorsa primavera dal ministero della Salute, riassunte in questi due diagrammi di flusso.

 

Questo diagramma di flusso mostra invece come vengono gestiti i livelli di rischio a seconda degli andamenti settimanali.

Ri-modulazione delle misure (escalation/de-escalation) in base alla classificazione del rischio settimanale in una regione/PA in un contesto nazionale di trasmissibilità sostenuta e diffusa con rischi di tenuta del sistema sanitario nel medio periodo (scenario 3)

Rischio basso/molto basso
Trasmissione del coronavirus “limitata a cluster con catene di trasmissione note”, quindi uno scenario in cui è possibile compiere il tracciamento dei contatti per buona parte dei nuovi positivi.

Rischio moderato
Il numero di positivi è in aumento e ci sono catene di trasmissione non note o identificate per tempo.

Rischio alto/molto alto (per meno di 3 settimane consecutive)
I cluster non sono più distinti tra loro, i nuovi casi non sono riconducibili alle catene di trasmissione note, aumenta gradualmente la pressione sul sistema di prevenzione.

Rischio alto/molto alto (per 3 o più settimane consecutive)
La trasmissione tra la popolazione è diffusa, i cluster non sono più distinti, i nuovi casi non sono correlabili a catene del contagio note, c’è una pressione ormai sostenuta per il sistema di prevenzione.

Mesi
Lo “Scenario 3” viene poi descritto nel dettaglio in base non solo al rischio, ma anche al periodo dell’anno. Sono stati identificati tre bimestri (settembre-ottobre; novembre-dicembre; gennaio-febbraio), nei quali le condizioni possono variare non solo per la stagione, ma anche per l’arrivo dell’influenza stagionale, che potrebbe comportare un ulteriore carico per il sistema sanitario, rendendo anche più difficili le diagnosi tempestive di COVID-19 (i cui sintomi iniziali possono essere confusi con quelli influenzali).

L’attuale bimestre
Facendo riferimento a settembre-ottobre e alla classificazione del rischio prevista nello “Scenario 3”, diverse regioni sembrano essere entrate in una fase di rischio alto/medio alto.

In queste circostanze, il documento di “Prevenzione e risposta a COVID-19” consiglia di semplificare e potenziare i sistemi per fare il tracciamento dei contatti, sia a livello locale, che regionale e nazionale. Indica poi di isolare più efficacemente i positivi tenendoli insieme in luoghi separati dagli altri (“isolamento di coorte”), di offrire strutture per migliorare l’isolamento dei casi, per esempio utilizzando gli alberghi, e di rivedere le politiche di offerta dei tamponi, effettuandoli su casi sospetti, contatti stretti, contatti a rischio e con priorità per i soggetti sintomatici.

Per quanto riguarda la gestione della popolazione in generale, viene indicata l’assunzione di nuove misure per l’aumento del distanziamento fisico, l’istituzione di zone rosse temporanee, l’interruzione delle attività sociali (culturali e sportive) con maggior rischio di assembramenti, eventuali interruzioni di alcune attività produttive e restrizioni della mobilità tra regioni e nelle regioni.

Nel caso in cui il rischio resti alto/molto alto per tre o più settimane, vengono anche indicate come intervento a livello nazionale: “Restrizioni generalizzate con estensione e durata da definirsi rispetto allo scenario epidemiologico; in caso di restrizioni localizzate, limitazioni della mobilità da/per zone interessate”. Sempre in questo livello di rischio il documento cita la chiusura delle scuole e delle università con attivazione della didattica a distanza.

Il DPCM e lo “Scenario 3”
Alcune indicazioni contenute nello “Scenario 3” erano già state adottate alcuni giorni fa, come la scelta a livello nazionale di imporre a tutti l’impiego delle mascherine praticamente ovunque, salvo che nella propria abitazione. Per il resto il governo sembra abbia scelto per ora una strada intermedia per vedere se le restrizioni assunte nelle settimane scorse possano portare a qualche risultato, che come è ormai noto può essere quantificato dopo almeno un paio di settimane dall’entrata in vigore delle nuove regole.

Il problema è che il contagio si sta muovendo velocemente e ha raggiunto un’accelerazione ormai tangibile, con situazioni difficili in diverse regioni e con i primi effetti sul sistema sanitario.

È bene ricordare che il documento sugli scenari non contiene obblighi nei confronti del governo, che agisce in autonomia in base alle leggi e tenendo conto delle consulenze del Comitato tecnico scientifico. Inoltre, diverse indicazioni riguardano in primo luogo i governi regionali, che mantengono forti autonomie in tema di salute pubblica. Come dicono gli stessi autori: “Questo documento costituisce una ‘cassetta degli attrezzi’ per le autorità di sanità pubblica impegnate nella risposta all’epidemia”. Al momento, il governo non ha reputato di utilizzare alcuni di quegli attrezzi.