Illustrazione tratta dalla pagina Instagram dell'hashtag "milk tea alliance".
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  • giovedì 15 Ottobre 2020

Il tè col latte ora è un simbolo di democrazia

È una bevanda tipica in Thailandia, a Taiwan e a Hong Kong (invece in Cina si beve tè senza latte), e l'hashtag #milkteaalliance è diventato uno strumento di lotta politica

Illustrazione tratta dalla pagina Instagram dell'hashtag "milk tea alliance".

Gli attivisti a favore della democrazia di Thailandia, Hong Kong e Taiwan hanno trovato un nuovo simbolo per esprimere la solidarietà reciproca contro l’autoritarismo del governo thailandese e di quello cinese: il tè col latte. Ultimamente l’hashtag #milkteaalliance sta circolando molto sui social media: viene usato per rappresentare sia il movimento che lotta contro la violenza usata per reprimere gli attivisti, in Cina come in Thailandia, sia la contestazione delle politiche del governo cinese, che negli ultimi mesi ha ridotto notevolmente le libertà nel territorio autonomo di Hong Kong e che da sempre tiene molto alta la pressione su Taiwan, il piccolo stato che la Cina considera un suo territorio.

Nelle recenti manifestazioni antigovernative in Thailandia, inoltre, si sta vedendo molto anche il saluto a tre dita – indice, medio e anulare – che è stato preso dalla saga di Hunger Games ed è diventato un altro simbolo della lotta alle ingiustizie. Un gesto che, ha detto all’Atlantic l’attore Gregory Wong, una delle poche celebrità di Hong Kong che si sono schierate apertamente in favore della democrazia, serve a mostrare a chi combatte per la democrazia in qualunque paese che «siamo tutti sulla stessa linea d’onda, e facciamo sentire la nostra voce gli uni per gli altri».

Protesta antigovernativa a Bangkok, la capitale della Thailandia, il 19 settembre 2020. (Lauren DeCicca/ Getty Images)

L’Atlantic ha raccontato che la storia dell’hashtag #milkteaalliance è nata lo scorso aprile, quando un noto attore thailandese, Vachirawit Chivaaree, mise “like” a un post su un social network che suggeriva che Hong Kong fosse un paese diverso rispetto alla Cina; Chivaaree ricevette numerose critiche da parte dei nazionalisti cinesi e ne nacque un intenso dibattito incentrato sia sul discorso dell’identità e dell’autonomia politica di Hong Kong, sia su quello della repressione da parte dei governi thailandese e cinese. Per rispondere in maniera creativa agli insulti dei nazionalisti, ma anche per sostenere più ampiamente le idee di libertà e democrazia, gli attivisti thailandesi, taiwanesi e quelli di Hong Kong presero quindi come simbolo le bevande tipiche dei rispettivi paesi, in contrapposizione al tè, che tradizionalmente in Cina si beve senza latte.

L’“alleanza” tra il tè thailandese, che si prepara con zucchero e latte condensato e si beve caldo o freddo, il particolare milk tea di Hong Kong, che si serve in tazzina e si beve soprattutto a pranzo, e il popolare bubble tea taiwanese, che si fa col latte e perline gommose di tapioca da succhiare con una cannuccia, è diventata più in generale un simbolo di ribellione nei confronti dei governi autoritari e delle élite che detengono il potere politico nei paesi dell’Asia orientale.

La situazione di Taiwan è diversa. Il paese oggi può essere considerato una democrazia, ma la tensione con la Cina è sempre molto alta e questo si è tradotto anche nell’appoggio del paese agli attivisti di Thailandia e Hong Kong. Durante la giornata nazionale di Taiwan, il 10 ottobre, il vicepresidente del paese, Lai Ching-teha, ha usato proprio l’hashtag #milkteaalliance in un messaggio su Twitter. Da qualche mese, la libreria di un famoso attivista di Hong Kong ha riaperto a Taipei, la capitale di Taiwan, diventando un simbolo della democrazia del paese e di quanto sia diverso dalla Cina.

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Oltre che online, cartelloni e striscioni che richiamavano alla “Milk tea alliance” hanno iniziato a vedersi durante le manifestazioni contro la legge sulla sicurezza nazionale che venne approvata lo scorso giugno per dare alla Cina un maggiore controllo su Hong Kong: sono comparsi soprattutto durante le grandi proteste contro il governo e la monarchia thailandesi che vanno avanti da mesi.

In Thailandia le prime proteste erano iniziate lo scorso febbraio, dopo che la Corte costituzionale del paese aveva ordinato la dissoluzione di uno dei principali partiti di opposizione, un atto considerato antidemocratico dagli attivisti. Da allora le manifestazioni sono andate avanti sia per chiedere lo scioglimento del governo guidato dal generale Prayuth Chan-o-cha, sia la modifica della Costituzione, che era stata emanata dopo il colpo di stato del 2014. Tra le altre cose, la Costituzione consente al re, Maha Vajiralongkorn, di regnare pur abitando fuori dal paese, cosa che l’ha reso ancora più impopolare e ha provocato molte critiche dai thailandesi, nonostante la legge punisca il reato di lesa maestà con pene fino a 15 anni.

Sebbene fossero iniziate in maniera pacifica, le proteste in Thailandia sono state represse dalla polizia e in questi mesi parecchi attivisti sono stati arrestati con varie accuse. Per esempio, il 13 ottobre la polizia ha arrestato una ventina di persone che manifestavano nei pressi del Monumento per la democrazia di Bangkok, la capitale, con l’accusa di incitamento alla violenza.

Durante le manifestazioni in Thailandia si sono viste anche le bandiere con la bauhinia, cioè il fiore che compare sulla bandiera di Hong Kong su sfondo rosso: le bandiere esibite dai manifestanti, però, hanno sfondo nero.

Secondo Matthew Wheeler, un analista dell’organizzazione International Crisis Group che vive a Bangkok, le recenti proteste in Thailandia e a Hong Kong hanno fatto capire ai giovani che «tutto gioca contro di loro: che se non hai il giusto cognome o i giusti agganci avrai la vita più dura rispetto a quelli che hanno i giusti contatti».

Gli attivisti della “Milk tea alliance” sono per lo più giovani che sanno quanto sia cruciale l’importanza dei social media come strumento per informarsi e far circolare idee democratiche. Tuttavia, come ha evidenziato un’indagine commissionata nel Regno Unito, in Thailandia ci sono notevoli problemi di censura su internet: anche se le restrizioni sono meno dure rispetto a quelle adottate in Cina (e quindi a Hong Kong), chi si esprime apertamente contro il governo o la monarchia rischia forti critiche e ripercussioni.

Anche Joshua Wong, che è uno dei leader delle proteste in favore della democrazia che vanno avanti da più di un anno a Hong Kong, sostiene il movimento degli attivisti thailandesi. Wong ha detto all’Atlantic che la “Milk Tea Alliance” potrebbe gettare le basi per la creazione di un «movimento pan-asiatico» che solleciti la cooperazione tra attivisti anche su scala maggiore: «Che si tratti di Thailandia o di Bielorussia, o di qualsiasi altro posto dove ci sono ingiustizie, stiamo tutti combattendo per gli stessi valori in cui crediamo».

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