Lam Wing-Kee (centro) durante una manifestazione in favore della democrazia a Hong Kong, il 18 giugno 2016 (Anthony Kwan/Getty Images)
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  • lunedì 10 Agosto 2020

Un libraio di Hong Kong ha riaperto la sua libreria a Taipei

Era stato arrestato dalla Cina e detenuto per cinque mesi per «attività illegali», ora spera che Taiwan non faccia la fine di Hong Kong

Lam Wing-Kee (centro) durante una manifestazione in favore della democrazia a Hong Kong, il 18 giugno 2016 (Anthony Kwan/Getty Images)

Da qualche mese a Taipei – la capitale di Taiwan, uno stato indipendente che si trova a sud-est della Cina – c’è una nuova libreria. È la Causeway Bay Books, la libreria che Lam Wing-Kee, cittadino di Hong Kong, aveva fondato nel suo paese e che ha deciso di trasferire a Taiwan, in seguito alle politiche sempre più restrittive della Cina nei confronti dell’autonomia di Hong Kong. Nel 2015 Lam era stato arrestato e detenuto per cinque mesi dal governo cinese per “attività illegali”. Sebbene le autorità locali temano che Taiwan possa essere il prossimo obiettivo delle politiche autoritarie della Cina, che potrebbe invaderla con la forza, come ha detto un cliente della nuova libreria di Taipei al New York Times, la Causeway Bay Books è diventata subito «un faro di una società libera».

Nell’ottobre del 2015 cinque librai di Hong Kong scomparvero in circostanze sospette: lo aveva segnalato un’attivista diciannovenne, Agnes Chow, con un video che in due giorni fu visto oltre 830mila volte, in cui ipotizzava che i librai fossero stati arrestati dalla polizia cinese per aver venduto libri con idee a sostegno della democrazia e pertanto considerati dalla Cina sovversivi. Alcuni mesi dopo il governo cinese aveva comunicato che i librai scomparsi erano stati arrestati per «attività illegali». Quando ricomparve, Lam Wing-Kee disse di essere stato arrestato e detenuto in isolamento per cinque mesi per via della sua libreria.

Successivamente, nell’aprile 2019 il governo di Hong Kong propose una legge che consentiva l’estradizione in territorio cinese di cittadini di Hong Kong per alcuni reati gravi. La decisione provocò grandi proteste da parte di attivisti e difensori dei diritti umani, secondo cui la Cina intendeva ridimensionare notevolmente l’indipendenza di Hong Kong, esponendo i cittadini all’illiberale sistema giudiziario cinese. Lam aveva quindi deciso di trasferirsi a Taiwan, l’isola che pur agendo come uno stato indipendente non è riconosciuta dalla comunità internazionale, e in particolare dalla Cina, e si trova a circa 700 chilometri a est di Hong Kong. Nel frattempo, dopo mesi di tensioni e proteste, a Hong Kong è stata approvata una controversa “legge sulla sicurezza nazionale” che sta già portando a repressioni, arresti indiscriminati e violazioni della libertà di espressione.

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Da quando ha aperto, al decimo piano di un palazzo pieno di uffici, la libreria di Lam Wing-Kee è diventata un punto di riferimento per molti lettori, che ci possono trovare volumi che in Cina sono vietati: non solo libri come 1984 di George Orwell o che ricostruiscono i fatti del massacro di Tienanmen – quest’anno, peraltro, la polizia di Hong Kong ha vietato per la prima volta la veglia di commemorazione delle proteste – ma anche testi dissacranti, come quello sul potente leader cinese Xi Jinping che si chiama The Zombie Who Rules the Country, “lo zombie che governa il paese”.

Secondo il New York Times, la libreria è diventata un simbolo della «vibrante democrazia» di Taiwan, tanto che anche la presidente di Taiwan, la democratica e progressista Tsai Ing-wen, rieletta nel gennaio 2020, l’ha visitata.

Lam ha detto al New York Times che la causa dell’attuale instabilità di Taiwan è proprio la Cina, e che con la sua libreria vuole aiutare le persone a riflettere sulle sfide del paese e sul ruolo del governo cinese, che intenderebbe isolare politicamente Taiwan: benché non ci sia un riconoscimento ufficiale della sua indipendenza, infatti, Taiwan è uno stato indipendente dalla Cina, che non esercita nessun controllo su di essa. La libreria è diventata un luogo di incontro e di discussione, dove si parla di temi come il diritto di asilo per i rifugiati cinesi, cosa che riguarda appunto anche Lam, e ci si chiede se Taiwan dovrebbe chiedere formalmente l’indipendenza alla Cina.

La presidente taiwanese Tsai Ing-wen dopo aver votato alle elezioni presidenziali dell’11 gennaio 2020, in cui è stata rieletta. (Carl Court/Getty Images)

In molti hanno accolto bene la libreria perché temono che quello che sta succedendo a Hong Kong possa succedere anche a Taiwan.

Taiwan, però, è un paese moderno e democratico: è un importante polo commerciale dell’industria chimica ed elettrotecnica, ma anche del settore informatico e delle telecomunicazioni. I rapporti con la Cina sono particolarmente tesi sin dal 1949, quando a Taiwan arrivarono i rifugiati cinesi sconfitti nella guerra civile da Mao Tse Tung. Malgrado Taiwan sia uno stato indipendente, ancora oggi il governo cinese lo considera un proprio territorio e pertanto anche le autorità locali temono che la Cina potrebbe cercare di prenderne il controllo con la forza.

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Secondo quanto ha ricostruito il giornalista dell’Atlantic Timothy McLaughlin, la Cina potrebbe sfruttare la distrazione internazionale per via della pandemia da coronavirus e cercare di invadere Taiwan. Tuttavia, da quando l’epidemia da SARS-CoV-2 si è diffusa in tutto il mondo, Taiwan sta cercando di costruire legami diplomatici e di ottenere riconoscimento come paese libero e democratico.

Le autorità taiwanesi, infatti, sono riuscite a limitare notevolmente la diffusione dei contagi sia per l’esperienza accumulata nell’affrontare l’epidemia di SARS del 2003, sia grazie all’efficace tracciamento dei contatti dei casi positivi. Ma soprattutto, da subito Taiwan si è offerta di donare materiale sanitario ai paesi che ne avevano bisogno, ottenendo un buon riscontro da parte della comunità internazionale (a Taiwan, un paese di circa 23 milioni di abitanti, dall’inizio dell’epidemia secondo le fonti ufficiali sono stati accertati solo 480 casi e 7 decessi).

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Tuttavia, c’è chi ha criticato la libreria di Lam perché offrirebbe una versione parziale e faziosa sulla Cina. Lo scorso aprile, pochi giorni prima dell’inaugurazione della nuova sede di Causeway Bay Books a Taipei, due uomini hanno lanciato della vernice rossa addosso a Lam come gesto di critica delle sue posizioni.