(Anthony Kwan/Getty Images)
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  • lunedì 10 giugno 2019

Cosa sta succedendo a Hong Kong

Domenica ci sono state enormi proteste contro una legge sull'estradizione che potrebbe limitare la libertà dalla Cina: il governo locale però insiste

(Anthony Kwan/Getty Images)

Domenica a Hong Kong ci sono state enormi manifestazioni per protestare contro una legge controversa proposta e appoggiata dal governo locale, che se approvata consentirebbe di estradare nella Cina continentale le persone accusate di avere commesso alcuni crimini. Le proteste, a cui ha partecipato un milione di persone, sono state pacifiche fino a mezzanotte, quando sono iniziati gli scontri tra polizia e alcuni manifestanti. Lunedì la leader di Hong Kong, Carrie Lam, ha ribadito la sua intenzione di approvare la legge.

La legge era stata proposta diversi mesi fa, dopo che un 19enne di Hong Kong era stato accusato di avere ucciso la propria fidanzata di 20 anni durante una vacanza a Taiwan. Il governo di Taiwan aveva cercato di ottenere l’estradizione del giovane, ma le leggi di Hong Kong non lo avevano permesso. Con il nuovo emendamento l’estradizione sarà possibile per alcuni reati gravi, come omicidio e stupro, anche se dovrà comunque essere decisa caso per caso.

Gli oppositori della legge, tra cui molte organizzazioni per la difesa dei diritti umani, temono che le nuove regole sull’estradizione espongano ancora di più Hong Kong al problematico e illiberale sistema giudiziario cinese, e ridurranno la sua indipendenza. In particolare temono che la legge possa legittimare i rapimenti in città da parte delle autorità cinesi (ci sono stati vari casi negli anni), oppure rendere il governo di Hong Kong più vulnerabile alle richieste di quello di Pechino, anche se dovute a motivi politici. Inoltre un maggior potere della Cina sul sistema giudiziario di Hong Kong potrebbe spingere molte persone a non manifestare le proprie critiche al governo.

Carrie Lam ha sostenuto che la legge sia necessaria per risolvere diverse contraddizioni nell’attuale sistema giuridico, e ha insistito affinché sia approvata prima dell’inizio di luglio. Il suo governo ha detto che comunque le nuove regole contengono termini per evitare che l’estradizione venga usata in modo scorretto contro i dissidenti politici o per motivi legati alla religione.

Carrie Lam (AP Photo/Vincent Yu)

Per convincere gli oppositori, il governo ha detto che saranno estradate solo le persone accusate di reati per cui la pena massima prevista è di almeno sette anni. Tuttavia i critici dell’emendamento si sono insospettiti quando il mese scorso Han Zheng, membro dell’Ufficio politico del Partito Comunista Cinese, ha parlato del suo sostegno alla nuova legge sull’estradizione e ha detto che tra i suoi obiettivi ci saranno gli stranieri che hanno commesso crimini contro la sicurezza nazionale cinese al di fuori della Cina. Un obiettivo del governo cinese, secondo qualcuno, sarebbero anche i funzionari e i miliardari cinesi fuggiti a Hong Kong per evitare un arresto in patria: finora Hong Kong non ha mai accettato una richiesta di trasferimento di un fuggitivo nella Cina continentale.

Pur essendo territorio della Cina, la città-isola di Hong Kong mantiene una propria autonomia dal 1997, quando finì il controllo britannico iniziato 156 anni prima. Quando la sovranità di Hong Kong passò ai cinesi, il governo di Pechino adottò lo slogan “Un paese, due sistemi”, riconoscendo che Hong Kong sarebbe diventata a tutti gli effetti parte della Cina comunista, ma che avrebbe potuto comunque mantenere il suo sistema capitalistico e le sue caratteristiche democratiche. Negli ultimi anni le tensioni politiche tra i sostenitori della Cina comunista e quelli favorevoli a più autonomia e democrazia sono diventate sempre più insostenibili. Tra le differenze tra Hong Kong e la Cina continentale c’è quella che riguarda la pena di morte: a Hong Kong è stata abolita nel 1993, nella Cina continentale è ancora praticata.

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