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  • sabato 11 Gennaio 2020

A Taiwan hanno vinto quelli contrari al dialogo con la Cina

La presidente uscente Tsai Ing-Wen ha rivinto le elezioni, forse condizionate anche da quello che sta succedendo a Hong Kong

La presidente taiwanese uscente Tsai Ing-Wen ha rivinto le elezioni a Taiwan, il piccolo stato dove nel 1949 si rifugiarono i cinesi sconfitti nella guerra civile da Mao Tse Tung. Tsai ha 63 anni ed è la leader del Partito Democratico Progressista, partito di centro contrario al dialogo con la Cina.

La Cina considera Taiwan un proprio territorio e si rifiuta di avviare relazioni con paesi che abbiano rapporti formali con Taiwan, il cui nome ufficiale è Repubblica di Cina. Lo sconfitto di queste elezioni è Han Kuo-yu, nazionalista decisamente più aperto al dialogo con il governo cinese. Il Guardian ha definito Han «un candidato populista che è stato paragonato a Donald Trump». Lo scrutinio dei voti deve ancora terminare, ma Tsai ha un netto distacco su Han: si parla di 8 milioni di voti per lei contro 5,3 per lui.

Tsai è presidente dal 2016, quando ottenne il doppio dei voti rispetto al suo avversario.

Come ha scritto il Guardian, la vittoria di Tsai ha tra le sue cause «la relativa ripresa economica di Taiwan, alcuni errori fatti dal partito di opposizione e le proteste di massa di Hong Kong che hanno fatto capire a molti giovani taiwanesi cosa potrebbe significare finire sotto l’autorità di Pechino». Le elezioni erano state descritte come una sfida tra generazioni: con i cittadini più adulti in genere considerati vicini al Kuomintang, il partito di opposizione, e i giovani, maggiormente solidali con i protestanti di Hong Kong, più a favore del Partito Democratico Progressista.

Nel suo primo discorso dopo la vittoria, Tsai ha detto: «Taiwan sta facendo vedere al mondo quanto ci teniamo al nostro stile di vita libero e democratico e quanto a cuore abbiamo il nostro paese».

(Carl Court/Getty Images)

Dal 1949 fino al 1987 Taiwan era sotto legge marziale ed era stato guidato dal Kuomintang, formato da esuli cinesi. Dalla fine degli anni Ottanta il paese ha messo in atto una progressiva transizione verso la democrazia ed è ora una repubblica semipresidenziale. Nonostante sia e agisca a tutti gli effetti come uno stato indipendente, è ufficialmente riconosciuta solo da 15 paesi.