Bangkok, 3 agosto 2020 (EPA/NARONG SANGNAK / ANSA)
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  • mercoledì 12 Agosto 2020

In Thailandia gli studenti protestano usando i simboli di Harry Potter e Hunger Games

Da settimane in migliaia chiedono lo scioglimento del governo, ma anche una riforma della monarchia

Bangkok, 3 agosto 2020 (EPA/NARONG SANGNAK / ANSA)

In Thailandia nelle ultime settimane migliaia di studenti universitari e delle scuole superiori hanno partecipato a manifestazioni di protesta contro il governo e contro il re, e per chiedere maggiore democrazia. Sono proteste inusuali per un paese in cui il re è considerato una specie di divinità e dove per chi lo critica è previsto anche il carcere. La Thailandia ha infatti una delle legislazioni più severe al mondo per il reato di lesa maestà: chi «diffami, insulti o minacci il re, la regina, gli eredi o i reggenti» rischia una pena detentiva fino a 15 anni.

I manifestanti, che appartengono a diversi gruppi, chiedono che venga sciolto il governo guidato dal generale Prayuth Chan-o-cha, che cessino le intimidazioni nei confronti degli attivisti a favore della democrazia e che venga riscritta la costituzione, che era stata emanata dal governo militare dopo il colpo di stato del 2014 e che concede grandi poteri all’esercito. Prayuth aveva preso il potere durante il golpe del 2014 ed era stato eletto primo ministro nel 2019, ma molti sostennero che ci furono diverse irregolarità nelle elezioni.

Lunedì 10 agosto però, durante una manifestazione in cui migliaia di studenti thailandesi protestavano, il gruppo pro-democrazia dell’Università Thammasat di Bangkok è andato oltre la critica al governo e ha attaccato direttamente la monarchia. Il gruppo ha proposto una lista di riforme della monarchia in 10 punti, fra cui l’abolizione del divieto di critica ai regnanti, il taglio del budget alla ricchissima famiglia reale e la fine dell’interferenza politica diretta del re.

L’attuale re, Maha Vajiralongkorn, è succeduto al padre Bhumibol Adulyadej nel 2016 e da allora ha ulteriormente rafforzato il potere della monarchia. Bhumibol Adulyadej, complice anche la propaganda, era molto amato e alla sua morte migliaia di persone avevano affollato le strade di Bangkok per assistere al passaggio del convoglio che trasportava la sua salma, portando fiori e mostrando ritratti del re. Vajiralongkorn è stato incoronato solo a maggio del 2019, dopo più di due anni di lutto per la morte del padre. L’incoronazione si è tenuta al palazzo reale con una complicata serie di rituali che fondono le credenze buddiste e induiste e hanno lo scopo di trasformare il re della Thailandia, come si diceva, in una sorta di divinità.

I manifestanti utilizzano anche simboli e riferimenti legati a prodotti culturali come Harry Potter e The Hunger Games. Il 4 agosto centinaia di giovani a Bangkok hanno protestato vestiti da Harry Potter e paragonando il primo ministro a Voldemort e i militari ai Mangiamorte. Durante i cortei gli studenti usano come loro simbolo identificativo, già dal 2014, anno del colpo di stato, il saluto a tre dita con indice, medio e anulare alzati (assomiglia al saluto scout) della saga The Hunger Games, nata con i romanzi di fantascienza di Suzanne Collins e diventata poi una serie di film.

– Leggi anche: Il saluto di “The Hunger Games” in Thailandia

Le manifestazioni contro il governo, che ora sono arrivate irritualmente ad attaccare la monarchia, erano iniziate lo scorso gennaio, quando un tribunale thailandese aveva deciso di mettere fuorilegge il Partito del Futuro Nuovo (Phak Anakhot Mai), movimento di opposizione molto popolare fra i giovani. L’epidemia da coronavirus aveva interrotto le proteste, che però sono cresciute per la mancanza di sostegno ai gruppi sociali più deboli durante il lockdown e per le crescenti disuguaglianze nel paese, nonostante il coronavirus non abbia colpito duramente la Thailandia come altri paesi (ad oggi sono 3.356 i casi confermati e soltanto 58 i morti su quasi 70 milioni di abitanti), anche se non si capisce perché.

A giugno la notizia del rapimento dell’attivista per la democrazia Wanchalearm Satsaksi, esule in Cambogia, ha riacceso le proteste, e gli studenti durante le manifestazioni hanno mostrato le immagini di Satsaksi. Per il New York Times sarebbe il nono attivista thailandese pro-democrazia in esilio fatto sparire negli ultimi anni, ma il governo e l’esercito hanno negato un loro coinvolgimento nel suo rapimento.

Jutatip Sirikhan, presidente dell’Unione studentesca della Thailandia, citato dal Guardian, ha detto che gli studenti sono frustrati da tutti i problemi che si sono accumulati dopo il colpo di stato del 2014, dalla cattiva amministrazione alle ingiustizie sociali. «Non vediamo più un futuro in questo paese», ha spiegato Sirikhan. La Thailandia deve affrontare inoltre una crisi economica che era già in una situazione stagnante prima della pandemia. Le stime della Banca della Thailandia prevedono che il PIL quest’anno calerà dell’8,1 per cento.

Secondo l’organizzazione non governativa internazionale Human Rights Watch ci sono state intimidazioni delle autorità agli studenti, trattenuti per ore e minacciati affinché non prendessero più parte alle proteste. Il capo dell’esercito thailandese, il generale Apirat Kongsompong, la scorsa settimana ha definito i manifestanti nemici della nazione. Domenica 16 agosto a Bangkok ci sarà una nuova manifestazione che secondo gli organizzatori dovrebbe essere la più grande fino ad ora.