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  • venerdì 23 maggio 2014

Il golpe in Thailandia in 9 punti

Una guida semplice per chi vuole capire questa storia: chi comanda ora? Che fine ha fatto l'ex primo ministro Yingluck Shinawatra? Cosa c'entra il Risiko?

Giovedì 22 maggio in Thailandia c’è stato un colpo di stato dell’esercito contro un governo legittimamente eletto. Il potere è passato immediatamente nelle mani di una giunta militare il cui nome formale è “Consiglio per il mantenimento dell’ordine e della pace nazionale”, guidata dal capo dell’esercito, il generale Prayuth Chan-ocha, e formata da sei ufficiali di alto rango. Su quello che succederà ora, o chi sarà il nuovo primo ministro, c’è però ancora molta confusione. Il colpo di stato in Thailandia, comunque, è il risultato di una lunga e complessa crisi politica iniziata lo scorso novembre: ci sono almeno nove cose da sapere, per capirci qualcosa.

1. Dov’è la Thailandia?
La Thailandia si trova al centro della penisola indocinese: confina a nord con Birmania e Laos, a est con Laos e Cambogia, a sud con il golfo della Thailandia e la Malesia. È il 51esimo paese più grande al mondo e il 20esimo più popoloso, con circa 65 milioni di persone. La capitale e la città più grande della Thailandia è Bangkok.

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2. Cos’è la Thailandia?
Partiamo dal nome: ufficialmente si chiama Regno di Thailandia, perché è una monarchia parlamentare, ma era precedentemente conosciuta come Siam (quello del Risiko, esatto). Circa il 75-85 per cento della popolazione è di etnia Tai. La religione dominante è il buddismo Theravāda, la più antica scuola buddista tra quelle esistenti. L’inno nazionale si chiama Phleng Chat Thai e fa così:

3. Come è iniziato tutto?
Versione breve: la crisi politica è iniziata nel novembre 2013, quando il principale partito di opposizione del paese ha cominciato a organizzare enormi manifestazioni a Bangkok per protestare contro una legge sull’amnistia presentata dal governo. L’amnistia è stata poi ritirata, ma le proteste sono continuate: i manifestanti sostenevano che il primo ministro Yingluck Shinawatra volesse approvarla per permettere a suo fratello Thaksin, latitante all’estero, di rientrare nel paese.

Le elezioni anticipate erano cominciate il 2 febbraio 2014, ma il Partito Democratico – il più grande partito di opposizione – le ha boicottate, con il risultato che non si è votato in 438 seggi della capitale e in tutte le nove province meridionali del paese. Il 21 marzo la Corte Costituzionale della Thailandia ha invalidato le elezioni. Lo scorso 7 maggio Yingluck Shinawatra è stata rimossa dal suo incarico su decisione della Corte Costituzionale, con l’accusa di abuso di potere. Il 20 maggio l’esercito ha annunciato l’imposizione della legge marziale per “mantenere l’ordine”: in giro per Bangkok si facevano ancora selfie con i soldati, comunque, e il clima era piuttosto tranquillo.

Legge marziale in Thailandia

4. Chiarimento indispensabile: chi sta con chi?
Negli ultimi anni la divisione politica più importante in Thailandia è stata tra “camicie gialle” e “camicie rosse”. Le camicie gialle sono principalmente le élite di Bangkok vicine al Re; le camicie rosse sono le masse povere delle campagne e delle città del nord e del nord-est, sostenitori dei governi populisti. I militari in Thailandia sono tradizionalmente vicini al Re, quindi alle camicie gialle; il governo di Shinawatra era vicino alle camicie rosse.

5. Il colpo di stato del 22 maggio
Giovedì 22 maggio il capo dell’esercito thailandese ha annunciato in diretta televisiva che i militari avevano preso il controllo del governo, per “riportare l’ordine e condurre il paese verso le riforme politiche”.

Nelle ore successive sono stati sgomberati i sit-in dei sostenitori del governo e sono stati annunciati: la sospensione della Costituzione, l’imposizione di un coprifuoco e il divieto per 155 importanti politici di lasciare il paese. Su tutti i canali televisivi trasmessi in Thailandia, inclusa CNN, è uscito questo messaggio, con il nome della giunta militare che ha preso il potere:

 

6. Il colpo di stato contro chi?
E qui la faccenda comincia a complicarsi. Fino al 7 maggio scorso il primo ministro thailandese era Yingluck Shinawatra, poi sostituita da Niwattumrong Boonsongpaisan. I due appartengono allo stesso partito di orientamento populista, il Pheu Thai, fondato nel 2008 per sostituire il Partito del Potere Popolare, che a sua volta aveva sostituito Thai Rak Thai, fondato nel 1998 da Thaksin Shinawatra, il fratello di Yingluck. Semplificando: negli ultimi tredici anni, a parte due periodi compresi tra ottobre 2008 e agosto 2011, il potere in Thailandia è sempre stato in mano ai populisti. Il colpo di stato è stato fatto soprattutto contro di loro.

7. Molti colpi di stato
Quello che sta succedendo comunque non è così inconsueto. Dalla fine della monarchia assoluta, 82 anni fa, in Thailandia ci sono stati 11 colpi di stato (12 con l’ultimo) e sette tentativi falliti di colpo di stato. Solo nell’ultimo decennio i colpi di stato dell’esercito contro un governo eletto sono stati due: oltre a quello del 22 maggio, nel 2006 c’è stato quello contro Thaksin Shinawatra, fratello di Yingluck. La Thailandia è lo stato con più colpi di stato al mondo nella storia contemporanea (se volete saperne di più, la questione è stata approfondita bene da Jay Ulfelder, scienziato politico specializzato in colpi di stato, insieme con Max Fisher sul Washington Post).

8. Qual è stato l’effetto del colpo di stato sui mercati?
Minimo, a differenza di quello che ci si aspetta in situazioni del genere dove leggi marziali e militari al governo rendono gli investitori molto nervosi. Il valore della moneta thailandese, il bhat, non si è mosso troppo rispetto al dollaro statunitense. Il motivo, scrive BBC, è la frequenza dei colpi di stato nel paese, che ha reso la presenza dei militari una specie di costante della politica nazionale. Tuttavia alcuni investitori stranieri hanno cominciato a ritirare i loro capitali dal paese e l’economia si sta già contraendo come risultato dei sei mesi di crisi politica: una prospettiva di recessione economica, insomma, esiste.

9. E ora, che succede?
Non si sa ancora, c’è molta confusione: il leader delle proteste anti-governative, Suthep Thaugsuban, è stato fermato dai militari giovedì 22 maggio, mentre l’ex primo ministro Yingluck Shinawatra è stata arrestata insieme ad altri membri della sua famiglia. Sembra inoltre improbabile che il Re della Thailandia, Bhumibol Adulyadej, intervenga in qualche modo nella crisi politica: sia perché si è mostrato riluttante a farlo, sia perché in una sentenza del 2006 un tribunale thailandese ha ridimensionato i suoi poteri previsti dalla Costituzione.

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