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  • giovedì 22 Maggio 2014

C’è un colpo di stato in Thailandia

Il capo dell'esercito ha annunciato in tv di avere preso il controllo del paese per "ristabilire l'ordine": la Costituzione è stata sospesa ed è stato imposto un coprifuoco

Giovedì 22 maggio il capo dell’esercito della Thailandia, il generale Prayuth Chan-Ocha, ha annunciato in un messaggio televisivo a reti unificate che i militari hanno preso il controllo del governo thailandese, in modo da “riportare l’ordine e condurre il paese verso le riforme politiche“. Il generale Chan-Ocha ha invitato anche la popolazione a rimanere calma e a continuare a fare le cose di sempre. Jonah Fisher, inviato di BBC a Bangkok, capitale della Thailandia, ha detto che la mossa dell’esercito sembra confermare che si stia compiendo un colpo di stato ai danni dell’attuale governo guidato dall’ex ministro del Commercio Niwattumrong Boonsongpaisan. Il nome della giunta militare che di fatto ha preso il potere in Thailandia è “Consiglio per il mantenimento dell’ordine e della pace nazionale”: questo nome è apparso in tutti i canali della televisione thailandese dopo il colpo di stato.

 

L’esercito ha annunciato anche la sospensione della Costituzione e ha imposto il coprifuoco in tutto il paese dalle 22 di questa sera alle 5 di domani (inizierà alle 17 ora italiana): secondo diversi giornalisti c’è la preoccupazione che i sostenitori del governo possano organizzare delle manifestazioni per protestare contro il colpo di stato, e che possa svilupparsi quindi un confronto violento con l’esercito. L’esercito ha anche vietato i “raggruppamenti politici” di più di cinque persone. Il portavoce dell’esercito ha detto che «chiunque violi il divieto sarà soggetto a un anno di carcere o al pagamento di 10.000 baht [225 euro], o entrambi», ha riportato AFP.

L’esercito aveva già imposto la legge marziale due giorni fa, martedì 20 maggio, in seguito ai molti scontri che si sono verificati negli ultimi mesi tra i sostenitori dei partiti politici al governo e di opposizione. La legge marziale aveva permesso ai militari di avere molto più potere, senza un controllo diretto da parte del governo, anche se il capo dell’esercito aveva smentito che si trattasse di un colpo si stato vero e proprio. Secondo BBC, il colpo di stato dell’esercito potrebbe essere diretta conseguenza del fallimento dei colloqui degli ultimi due giorni tra le diverse fazioni politiche thailandesi.

La Thailandia è in una profonda crisi politica che si trascina ormai dal novembre scorso. Lo scorso 7 maggio il primo ministro thailandese, Yingluck Shinawatra, è stato rimosso dal suo incarico su decisione della Corte Costituzionale, con l’accusa di avere abusato del suo potere in un trasferimento illegale dell’attuale capo della sicurezza nazionale. Da allora il capo del governo è diventato l’ex ministro del Commercio Niwattumrong Boonsongpaisan, che ha promesso di guidare il paese verso le elezioni politiche fissate per il prossimo luglio. Le opposizioni vogliono che prima del voto siano introdotte riforme politiche, richiesta cui il governo non ha dato seguito; e anzi il governo nei giorni scorsi aveva fatto sapere che la complicata situazione nel paese avrebbe reso “molto improbabile” l’organizzazione delle elezioni. La settimana scorsa ci sono state grandi manifestazioni organizzate da uno dei più importanti leader delle proteste, Suthep Thaugsuban.

Per mesi gli anti-governativi – principalmente appartenenti alla classe media e parte dell’élite urbana – hanno chiesto le dimissioni di Shinawatra, accusata di essere una marionetta di suo fratello Thaksin, ex primo ministro della Thailandia dal 2000 al 2006 oltre che ricco imprenditore e proprietario di diverse televisioni.

La Thailandia non è nuova a momenti di grave crisi politica, risolti spesso con l’intervento dell’esercito. Dalla fine della monarchia assoluta 82 anni fa, nel paese ci sono stati 11 colpi di stato organizzati dall’esercito, cui si aggiunge quello di oggi. Thaksin fu deposto nel 2006 dai generali che si dichiaravano fedeli al re: da allora i suoi seguaci, le cosiddette “camicie rosse”, hanno cominciato a organizzare periodicamente manifestazioni molto numerose anche a favore della sorella Yingluck: gli scontri tra le due fazioni e la polizia hanno già causato decine di morti dal novembre scorso.