(Hagen Hopkins/Pool Photo via AP)
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  • martedì 11 Agosto 2020

La città di Auckland tornerà in lockdown dopo la scoperta di quattro nuovi contagiati

La quarantena durerà tre giorni, per capire se ci sono altri casi da contenere

(Hagen Hopkins/Pool Photo via AP)

Lunedì la prima ministra della Nuova Zelanda Jacinda Ardern ha annunciato che sono stati accertati quattro nuovi contagi da coronavirus nella città di Auckland, nel nord del paese. Si tratta dei primi casi di contagio riscontrati sul territorio nazionale dopo oltre cento giorni, mentre gli ultimi contagi erano tutti stati registrati alle frontiere: riguardavano quindi persone che avevano viaggiato all’estero. La gestione tempestiva ed efficace della pandemia da coronavirus della Nuova Zelanda è stata ampiamente lodata fin dalle prime settimane di epidemia, e anche in questo caso il governo si è mosso in fretta: da mercoledì ad Auckland sarà in vigore un lockdown di tre giorni.

I casi di contagio accertati sono una persona di circa 50 anni e tre membri della sua famiglia, che in totale è composta da sette persone e abita nella zona sud di Auckland. Come ha chiarito durante la conferenza stampa Ashley Bloomfield, direttore generale della Sanità pubblica neozelandese, si tratta di contagi avvenuti all’interno del territorio nazionale, cioè a trasmissione locale: infatti, da quanto hanno ricostruito le autorità, nessuno della famiglia aveva fatto viaggi all’estero in tempi recenti.

La priorità, ha detto Ardern, è  tracciare la catena di trasmissione del virus fino a trovarne l’origine, adottando nel frattempo un «approccio precauzionale». Per questo, ha detto la prima ministra, dalle 12:00 di mercoledì l’area di Auckland sarà sottoposta a un lockdown di tre giorni, che finirà alla mezzanotte tra venerdì e sabato. Questi tre giorni serviranno a raccogliere più informazioni sul caso e a valutare quali siano le misure di sicurezza più adeguate.

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Le cose da sapere sul coronavirus

Le autorità sanitarie locali si sono attivate per contattare i colleghi di lavoro e le persone più vicine ai membri della famiglia e sottoporli al tampone, raccomandando in ogni caso un isolamento preventivo di 14 giorni. I familiari e i loro contatti che sono già stati testati non avevano avuto contatti con persone precedentemente risultate positive, né con persone che erano state nelle strutture di isolamento dove passa la quarantena chi risulta positivo al tampone alla frontiera.

Ardern ha consigliato ai cittadini di Auckland, che con circa 1 milione e 650mila abitanti è la città più popolosa della Nuova Zelanda (un paese di circa 5 milioni di abitanti), di fare quello che si sono abituati a fare negli scorsi mesi, e di comportarsi quindi «come se sia loro sia le persone vicine avessero il coronavirus»: ha raccomandato ai cittadini di Auckland di rimanere nella propria “bolla sociale”, di lavorare da casa e spostarsi solo per le vere necessità.

Mercoledì chiuderanno bar, ristoranti e le attività non essenziali, e anche scuole e asili resteranno chiusi fino a venerdì compreso; i figli dei lavoratori impiegati nelle attività essenziali potranno essere accompagnati a scuola e seguiti dagli insegnanti mentre i genitori saranno al lavoro. Gli spostamenti da e verso Auckland saranno consentiti soltanto a chi normalmente risiede nell’area o ha necessità di ritornare a casa.

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Ad Auckland torneranno restrizioni temporanee (il cosiddetto “livello di allerta 3”) e nel resto della Nuova Zelanda verrà innalzato il livello di attenzione per la prima volta da quando il paese aveva revocato tutte le misure di sicurezza adottate per contenere l’epidemia da coronavirus, lo scorso giugno. Gli unici controlli che erano rimasti attivi erano quelli alle frontiere, dove negli scorsi mesi sono stati riscontrati alcuni casi di contagio provenienti dall’estero.

Da giugno, infatti, la Nuova Zelanda è tornata a una relativa normalità. Il governo neozelandese è stato spesso citato come esempio perché è riuscito a controllare l’arrivo e la diffusione del virus nel paese grazie alle rigide restrizioni che erano state annunciate già il 23 marzo, quando sul territorio nazionale erano stati accertati solo 100 contagi.

Per dare l’idea, il 23 marzo, quando Ardern aveva dato ai neozelandesi 48 ore di tempo per prepararsi a un lockdown di un mese, in Italia erano già stati accertati 63.927 contagi e 6.077 morti legate al coronavirus, e dopo due settimane dall’inizio del lockdown partito il 9 marzo i contagi accertati quotidianamente erano ancora diverse migliaia. In Nuova Zelanda, dopo due settimane di restrizioni e un picco di 98 casi riscontrati il 2 aprile, i nuovi contagi erano già in calo.

L’approccio della Nuova Zelanda, aveva spiegato la giornalista neozelandese Anna Fifield in un articolo sul Washington Post, fu efficace perché seguiva una strategia “di eliminazione”, anziché “di contenimento”, come quella degli Stati Uniti e di altri paesi europei. Anche in questi giorni Ardern ritiene che un intervento tempestivo e l’introduzione di restrizioni sugli spostamenti possano aiutare a prevenire una nuova diffusione del virus.

Secondo i dati diffusi dal governo, dall’inizio dell’epidemia in Nuova Zelanda sono stati accertati 1.570 casi di contagio e 22 morti legate al coronavirus.