Un ciclista corre lungo la Plaza Mayor di Madrid, in Spagna, il 30 aprile 2020 ( Carlos Alvarez/Getty Images)
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  • lunedì 4 Maggio 2020

Non solo Milano investe sulle biciclette

In molte città europee si stanno prendendo decisioni concrete per promuovere l'uso delle bici, per evitare che i limiti del trasporto pubblico riempiano le strade di auto

Un ciclista corre lungo la Plaza Mayor di Madrid, in Spagna, il 30 aprile 2020 ( Carlos Alvarez/Getty Images)

Milano non è ovviamente l’unica città ad avere un piano – cioè qualcosa di concreto che vada oltre i generici inviti alla popolazione per favorire gli spostamenti in bicicletta come alternativa al trasporto pubblico, nei prossimi mesi di gestione dell’emergenza legata al coronavirus. Politico ha raccontato che tante grandi città europee hanno sviluppato progetti simili, per far fronte alla capienza ridotta dei mezzi di trasporto pubblico ed evitare un grosso aumento del traffico di auto e del conseguente inquinamento dell’aria.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha diffuso lo scorso 20 aprile un vademecum in cui consiglia l’utilizzo della bicicletta per chi si debba muovere in città per raggiungere il posto di lavoro durante l’emergenza. Secondo l’OMS spostarsi in bicicletta garantisce il distanziamento fisico per chi deve arrivare in ufficio, ma è anche una soluzione più sicura per fare attività motoria da prendere seriamente in considerazione anche per le molte persone che utilizzano il telelavoro, vista la riduzione delle possibilità di svolgere altri sport.

In Cina già da alcune settimane si stanno osservando gli effetti delle regole per il coronavirus anche sulla mobilità. Una ricerca di Ipsos Group, nel contesto di un sondaggio sul mercato dell’automobile, ha analizzato le preferenze dei cinesi per quanto riguarda gli spostamenti, prima e dopo l’inizio dell’epidemia. Secondo lo studio, da quando era cominciata l’emergenza coronavirus il doppio dei cinesi preferiva utilizzare l’auto privata per spostarsi, rispetto a prima. Lo stesso studio segnalava una netta riduzione nell’uso di bus e metropolitane, che se prima venivano usate dal 56 per cento delle persone, dopo erano scelte solo dal 24 per cento di chi deve spostarsi, e un aumento dell’uso delle auto private (dal 34 al 66 per cento).

Se anche nelle città europee l’uso dell’automobile dovesse crescere così tanto nei prossimi mesi, sarebbe un problema: non solo per l’aumento del traffico, ma anche per l’inquinamento delle città, con rischi per la salute ancora maggiori rispetto a quelli della situazione pre-coronavirus. Per questi motivi molte grandi città d’Europa hanno deciso di avviare piani per favorire l’uso della bicicletta.

– Leggi anche: L’inquinamento dell’aria e il coronavirus

L’amministrazione della città di Bruxelles – che già all’inizio di quest’anno aveva avviato progetti ambiziosi per rendere la mobilità in città più ecologica – ha deciso mercoledì di trasformare in piste ciclabili 40 chilometri di strade (fra cui Avenue Louise, la più nota della città). Inoltre il governo belga aveva programmato di estendere il limite di velocità di 30 chilometri all’ora per i mezzi a motore in molte aree della capitale per rendere più sicuro il transito delle biciclette.

Il modello di questa trasformazione della viabilità per le metropoli europee è quello dei Paesi Bassi, dove già dagli anni 70 si è incominciato a ripensare le città per la bicicletta e non più per l’automobile. In base all’esperienza dei Paesi Bassi, a questo obiettivo non si arriva soltanto con la creazione di nuove infrastrutture come le piste ciclabili, ma anche attraverso limitazioni per i mezzi a motore, come limiti di velocità particolarmente severi.

Giovedì la ministra francese per la transizione ecologica e solidale Élisabeth Borne ha annunciato lo stanziamento di 20 milioni di euro per incentivare l’uso della bicicletta (chiunque potrà ricevere fino a 50 euro per le riparazioni di biciclette presso meccanici registrati). «Il deconfinamento (cioè la fine dell’isolamento domiciliare, ndr) è il momento migliore per dimostrare che la bici è una modalità di trasporto a sé stante e non solo un hobby», ha detto la ministra.

Intanto a Berlino si allestiscono piste ciclabili temporanee per soddisfare la domanda di ciclismo sicuro durante le prime aperture dopo le restrizioni. Anche in questo caso lo scopo è aiutare le persone a spostarsi in città senza dover utilizzare i mezzi pubblici, dove il distanziamento fisico è più difficile. Felix Weisbrich, responsabile della pianificazione stradale nel quartiere berlinese di Friedrichshain-Kreuzberg, ha presentato un piano per la costruzione di piste ciclabili in soli 10 giorni.

Anche in Spagna la ministra Teresa Ribera martedì ha presentato un piano per favorire l’uso della bicicletta, per rispettare le regole sul distanziamento fisico e non peggiorare la qualità dell’aria delle città più trafficate.