Un carro armato turco sulla strada per la Siria a Akcakale, in Turchia. (Burak Kara/Getty Images)

Diversi paesi europei sospenderanno le vendite di armi alla Turchia

Francia, Germania, Paesi Bassi, Finlandia e Norvegia: l'Italia l'anno scorso gliene ha vendute per 360 milioni di euro, e sembra volersi unire all'embargo

Un carro armato turco sulla strada per la Siria a Akcakale, in Turchia. (Burak Kara/Getty Images)

Negli ultimi giorni diversi paesi europei hanno deciso la sospensione della vendita di armi alla Turchia, per via dell’offensiva militare avviata dal governo di Recep Tayyip Erdoğan contro i curdi siriani, estesamente condannata da buona parte della comunità internazionale e dall’Unione Europea. Sabato sia la Francia sia la Germania hanno annunciato che sospenderanno le nuove vendite di armi alla Turchia, unendosi alle decisioni analoghe prese nei giorni precedenti da Norvegia, Finlandia e Paesi Bassi.

Secondo quanto scrive oggi Repubblica, il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio vuole che l’Unione Europea decida un embargo sulle armi contro la Turchia, e lo proporrà domani al Consiglio dell’Unione Europea che riunirà i ministri degli Esteri dei paesi membri. Se non sarà accettata la sua proposta l’Italia procederà autonomamente, dice sempre Repubblica.

Nel 2018 l’Italia ha venduto materiale bellico alla Turchia per circa 360 milioni di euro: è il terzo paese a cui vendiamo più armi, dopo Qatar e Pakistan, e rappresenta circa il 15 per cento del totale delle esportazioni militari italiane. La cifra è molto superiore, per esempio, a quella delle esportazioni tedesche, che nel 2018 sono ammontate a 243 milioni di euro, quasi un terzo del totale nazionale. Il dato delle esportazioni belliche italiane in Turchia è poi in forte crescita: nel 2017 erano state di 266 milioni, e l’anno prima di 133 milioni.

Venerdì sera la ministra della Difesa francese Florence Parly ha scritto su Twitter che la decisione di «sospendere tutti i progetti di esportazione verso la Turchia di materiali bellici che potrebbero essere utilizzati nell’offensiva [in Siria, ndt]» ha effetto immediato. Nelle ore precedenti, il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas aveva detto al giornale tedesco Bild che la Germania avrebbe fatto la stessa cosa, a sua volta specificando che la sospensione delle licenze di vendita si riferisce a quelle che potrebbero essere utilizzate in Siria.

Per quanto riguarda i Paesi Bassi, il ministro degli Esteri Sigrid Kaag aveva inizialmente detto che la sospensione delle vendite si riferiva a tutte le armi per cui «non ci siano prove indiscutibili che non saranno impiegate in Siria», salvo poi annunciare venerdì che l’embargo sui prodotti bellici riguarda tutte le armi. Dai Paesi Bassi proviene circa l’8 per cento delle esportazioni di armi europee in Turchia. Prima degli annunci di Francia, Germania e Paesi Bassi erano arrivati quelli della Norvegia e della Finlandia.

A gennaio, scrive AFP, Erdoğan aveva detto che nei 16 anni precedenti l’industria militare turca aveva aumentato notevolmente la propria produzione, riducendo la percentuale di materiale bellico importato dall’estero dall’80 al 35 per cento.

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