La sala dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, durante l'incontro sul clima, 23 settembre 2019 (AP Photo/Jason DeCrow)
  • Mondo
  • martedì 24 Settembre 2019

Un’altra deludente riunione sul clima

Alle Nazioni Unite, i leader del mondo hanno fatto vaghe promesse; gli Stati Uniti nemmeno quelle

La sala dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, durante l'incontro sul clima, 23 settembre 2019 (AP Photo/Jason DeCrow)

Lunedì a New York si è tenuto un incontro straordinario sul cambiamento climatico organizzata dalle Nazioni Unite, ma secondo la maggior parte degli osservatori l’incontro non ha portato a grandi risultati né a impegni concreti da parte dei paesi più industrializzati per ridurre la produzione di emissioni inquinanti. La Cina non ha fatto nessuna nuova promessa, mentre gli Stati Uniti non hanno fornito nessuna dichiarazione ufficiale, confermando il sostanziale disinteresse da parte del governo di Donald Trump. Altri paesi hanno annunciato qualche impegno aggiuntivo per anticipare la riduzione delle emissioni, rispetto a quanto deciso con l’Accordo di Parigi del 2015, il più importante patto per contrastare il cambiamento climatico sottoscritto da buona parte dei governi mondiali e dal quale Trump ha sottratto gli Stati Uniti.

Presso il Palazzo di Vetro, la sede delle Nazioni Unite a New York, i leader hanno partecipato a incontri e a conferenze stampa, ma senza offrire grandi novità. Come hanno spiegato diversi inviati, era tangibile un diverso senso di urgenza tra i partecipanti agli incontri istituzionali e le manifestazioni organizzate all’esterno del Palazzo di Vetro per chiedere azioni concrete contro il riscaldamento globale.

Crisi climatica
Tutte le ricerche scientifiche più recenti e gli stessi rapporti delle Nazioni Unite, che si basano sull’analisi e la revisione di migliaia di studi, dicono che la temperatura media della Terra sta aumentando a una velocità preoccupante, con ripercussioni sempre più evidenti: da eventi meteorologici più intensi ed estremi, come tempeste e uragani, ondate di calore anomale (solo in Europa questa estate ce ne sono state tre), scioglimenti dei ghiacci ai Poli e sulle catene montuose, innalzamento dei mari. I cinque anni tra il 2014 e il 2019 sono stati i più caldi mai registrati, e l’andamento della temperatura globale indica un aumento di 1,1 °C rispetto alla metà del secolo scorso. Se non si invertirà questo andamento, dicono le ricerche, entro la fine del secolo la temperatura media globale sarà di 3 °C superiore rispetto al secolo scorso.

Sulla base dei dati e delle serie storiche, la comunità scientifica concorda sul fatto che le attività umane abbiano contribuito sensibilmente al riscaldamento globale. La produzione di anidride carbonica, derivante dalle attività industriali e dal grande consumo di combustibili fossili, ha comportato un aumento dell’effetto serra oltre quello naturale, impedendo alla Terra di disperdere parte del calore accumulato dalla radiazione solare. Senza una cospicua riduzione dell’anidride carbonica, dicono gli scienziati, sarà impossibile ridurre l’aumento della temperatura media globale.

Stati Uniti ??
Nonostante le migliaia di prove scientifiche e le conseguenze tangibili del riscaldamento globale, Donald Trump sostiene che non ci sia un’emergenza climatica e ha ridotto al minimo l’impegno del governo statunitense per contrastarla, quando non si è mosso per accelerarla introducendo norme sempre più permissive per le aziende americane. Allariunione dell’ONU gli Stati Uniti non hanno richiesto nessuno spazio per fare dichiarazioni ufficiali. Trump si è presentato a sorpresa a metà lavori, insieme con il suo vice Mike Pence, ma non ha fatto dichiarazioni e dopo pochi minuti ha lasciato la riunione per partecipare a un incontro sulla libertà religiosa.

Nei suoi pochi minuti di presenza, Trump è stato accolto da Michael Bloomberg, ex sindaco di New York e ora inviato delle Nazioni Unite per il clima. Dopo aver notato l’arrivo di Trump, Bloomberg ha detto sarcasticamente: “Confido che la nostra discussione le sarà utile quando deciderà di avere una politica sul clima”.

Gli Stati Uniti hanno lasciato l’Accordo di Parigi e mancheranno buona parte dei suoi obiettivi sulla riduzione delle emissioni, sui quali aveva preso l’impegno la precedente amministrazione di Barack Obama. Nei due anni e mezzo della sua presidenza, Trump ha rivisto o abrogato buona parte delle leggi per proteggere l’ambiente, e che prevedevano riduzioni delle emissioni inquinanti da parte dei veicoli, la chiusura delle centrali a carbone più inquinanti e una riduzione nell’impiego dei combustibili fossili.

Cina ??
Il disimpegno degli Stati Uniti sull’emergenza climatica si sta riflettendo sulle scelte della Cina, un altro grande produttore di emissioni inquinanti. Wang Yi, rappresentante del governo di Xi Jinping, ha confermato che la Cina vuole mantenere gli impegni assunti con l’Accordo di Parigi, ricordando però che “alcuni paesi” non lo stanno facendo, con un chiaro riferimento agli Stati Uniti. Alcuni osservatori si aspettavano l’annuncio di nuovi impegni e con obiettivi più ambiziosi da parte della Cina, e c’è ora la preoccupazione che il rallentamento dell’economia cinese in parte dovuto alla “guerra commerciale” avviata da Trump con i suoi dazi possa essere un ostacolo all’avvio di politiche più incisive per ridurre le emissioni.

Unione Europea ??
Le cose non vanno molto meglio nell’Unione Europea: durante le riunioni non sono stati formulati molti impegni per ridurre più velocemente le emissioni, come consigliano gli scienziati per evitare conseguenze molto più serie rispetto a quelle che comunque dovremo affrontare nei prossimi anni. Tra i leader europei ha fatto eccezione la cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha confermato un piano da 54 miliardi di euro per ridurre nel prossimo decennio le emissioni di anidride carbonica del 55 per cento, rispetto ai livelli del 1990. Merkel ha anche annunciato che la Germania chiuderà tutte le sue centrali elettriche a carbone entro il 2038, cercando di raggiungere l’obiettivo ancora prima.

Il presidente francese Emmanuel Macron all’assemblea sul clima alle Nazioni Unite, New York, 23 settembre (Stephanie Keith/Getty Images)

Russia ??
La Russia ha confermato di voler ratificare l’Accordo di Parigi, ma non ha offerto informazioni aggiuntive sulle sue politiche per ridurre le emissioni. Il paese ha grandi interessi commerciali nella vendita di gas e combustibili fossili, e finora non ha avviato molte iniziative per contrastare il riscaldamento globale.

India ??
Il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha confermato di voler aumentare la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili in India entro il 2022, ma non ha comunque preso impegni più concreti. L’India mantiene un’alta dipendenza dalle centrali a carbone per la produzione di energia elettrica, e i piani per passare ad altre fonti sono ancora confusi.

ONU ??
Nonostante le poche novità e la mancanza di impegni concreti, il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha tenuto un discorso conclusivo ottimista. Ha annunciato che 77 paesi si sono comunque presi l’impegno di raggiungere zero emissioni entro il 2050 e che decine di grandi multinazionali si sono impegnate a fare altrettanto, mantenendo come riferimento l’Accordo di Parigi.

Manifestazioni
Al convegno ha anche partecipato Greta Thunberg, la ragazza di 16 anni che ha ideato i “Fridays for Future”, le manifestazioni del venerdì cui partecipano milioni di studenti in giro per il mondo per chiedere ai governi azioni concrete per affrontare l’emergenza climatica. Nel corso del suo intervento, Thunberg ha ricordato ai leader presenti che: “Gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi. Se deciderete di non fare nulla, non potremo mai perdonarvi”.

La settimana scorsa allo sciopero per il clima hanno partecipato milioni di persone in tutto il mondo, unendosi agli studenti. L’organizzazione “Fridays for Future” ha indetto un secondo sciopero globale per il prossimo 27 settembre.