Come sarebbe Internet senza i “Mi piace”?

Instagram, Facebook e altri social network vogliono nasconderli per evitare la corsa ai like e riportare l'attenzione sui contenuti, ma non è detto che ci riescano

Nell’ultimo anno i principali social network – come Facebook, Twitter e Instagram – hanno avviato esperimenti per nascondere il conteggio dei “Mi piace” dai loro post, cercando di ridurre la dipendenza degli utenti da un sistema che gli stessi social hanno contribuito a creare, e che porta a voler misurare di continuo la propria popolarità e approvazione da parte di amici, conoscenti e perfetti sconosciuti. Come racconta Wired, i tentativi svolti finora non hanno riscosso molto successo e hanno portato alcuni social network a rivedere ulteriormente le loro intenzioni, nel timore di perdere iscritti o di farli interagire meno di frequente. A oggi non è inoltre completamente chiaro cosa sarebbe Internet senza i “Mi piace”.

Instagram, di proprietà di Facebook, è stato uno dei primi social network a sperimentare la scomparsa dei “Mi piace”. In molte sue versioni, compresa quella italiana, per molti utenti il tasto per esprimere il proprio gradimento sotto a una fotografia è rimasto, ma è sparito il contatore per indicare il numero totale dei “Mi piace” ricevuti. Il conteggio è visibile ai soli proprietari del profilo, e solamente dopo aver aperto l’elenco completo degli apprezzamenti ricevuti.

Secondo i responsabili di Instagram, il nuovo sistema contribuisce a riportare l’attenzione degli utenti verso i contenuti e a badare meno al giudizio degli altri, che potrebbe condizionare il proprio mentre si osservano le fotografie, e scoraggia la pubblicazione di contenuti “acchiappa-like” perché banali o provocatori. Il social network ritiene inoltre di poter tenere meglio sotto controllo le attività dei cosiddetti “influencer”, evitando fenomeni come l’acquisto di “Mi piace” per far aumentare la popolarità del proprio profilo o per farsi più facilmente pubblicità.

La modifica apportata da Instagram è stata per ora accolta con qualche critica e perplessità da parte degli utenti. Alcuni hanno fatto notare come la mancanza dei contatori renda più difficile capire la rilevanza e l’autenticità dei profili. Secondo loro, il nuovo sistema non fa comunque molto per migliorare problemi segnalati da tempo come l’impossibilità di vedere la sezione principale (quella con la raccolta di tutti i post dai profili che si seguono) in ordine cronologico. Instagram da qualche anno mostra una selezione di post sulla base delle proprie attività, ma gli algoritmi non sono sempre accurati e finiscono a volte per mettere in maggiore evidenza contenuti meno rilevanti.

Facebook ha avviato alcuni esperimenti simili a quello di Instagram, nascondendo il conteggio dei “Mi piace” sotto ai post per alcuni dei propri utenti. Per ora il social network non ha fornito molte informazioni e non è chiaro se intenda estendere il sistema ai suoi quasi 2,5 miliardi di iscritti. Facebook conduce spesso test con un numero ristretto di iscritti, prima di decidere se rendere le modifiche universali.

YouTube all’inizio dell’anno aveva annunciato di voler modificare il modo in cui viene visualizzato il conteggio dei follower per i canali, utilizzando un’indicazione approssimativa al posto dell’attuale in cui sono indicate tutte le cifre. La prospettiva del passaggio a una versione approssimata – che per esempio indicherebbe “1,5 milioni” invece di “1.497.678” – non è stata accolta positivamente né dai proprietari dei canali né dagli utenti, con lamentele che sembra abbiano persuaso YouTube a procedere con maggior cautela. La modifica è stata rinviata e dovrebbe essere attivata entro la fine di settembre, ma non ci sono stati più aggiornamenti.

Twitter sta conducendo valutazioni analoghe, anche in seguito alle dichiarazioni rese lo scorso anno dal suo CEO, Jack Dorsey, che in un’intervista aveva detto di essere un po’ preoccupato dalla rilevanza assunta dai “Mi piace” sul suo social network: “Ora come ora, mostriamo un grande tasto ‘Mi piace’ con l’icona di un cuore e incentiviamo le persone a voler vedere il contatore crescere”. In altre occasioni Dorsey aveva messo in discussione l’esistenza stessa del “Mi piace”, ipotizzando che sarebbe potuto sparire “presto”.

E in effetti nell’app “twttr”, una versione sperimentale di Twitter che il social network utilizza per provare nuove funzionalità, il conteggio dei “Mi piace” e dei retweet è stato nascosto, proprio per valutare la reazione degli utenti e il loro coinvolgimento. La notizia si è sparsa velocemente e ha ricevuto numerose critiche, tanto da spingere l’azienda a diffondere messaggi tranquillizzanti, nei quali è stato chiarito lo scopo sperimentale dell’iniziativa.

A prescindere dai social network coinvolti, la reazione di una parte consistente degli utenti è più o meno sempre la stessa e di contrarietà all’eliminazione del conteggio dei “Mi piace”. I social network si trovano in una posizione complicata: stanno cercando di ridurre l’interesse per una funzionalità che loro stessi hanno creato e promosso ampiamente negli anni scorsi, contribuendo a renderla centrale nell’esperienza degli utenti. Alcune aziende, come Instagram, sembrano determinate ad andare ugualmente avanti, a rischio di perdere temporaneamente il coinvolgimento da parte degli utenti, altre come Twitter e YouTube sono più caute e stanno esitando non poco a proseguire con i loro piani.

L’impressione è che comunque al momento i social network si stiano muovendo un po’ a caso ed empiricamente, non avendo alle spalle una grande letteratura scientifica sul tema. Ci sono sociologi ed esperti di comunicazione che ritengono che i “Mi piace” causino circoli viziosi, con gli utenti più interessati a ricevere molti apprezzamenti che alla vera qualità dei loro contenuti, un meccanismo che nel caso della politica porta a una progressiva radicalizzazione del confronto e a comunicare idee sempre più estreme. Non è però ancora chiaro se nascondere o rendere più difficili da visualizzare i conteggi dei “Mi piace” possa davvero rendere più costruttivo il confronto online.

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