(NASA)

50 cose sui 50 anni dell’uomo sulla Luna

Una lista per raccontare, capire e celebrare un'impresa che sembra incredibile ancora oggi

di Emanuele Menietti – @emenietti
(NASA)

Il 20 luglio di 50 anni fa, accadde una cosa mai successa prima nella storia dell’umanità: tre esseri umani raggiunsero la Luna e per la prima volta due di loro camminarono su un corpo celeste diverso dalla Terra. A mezzo secolo di distanza, la storia dell’equipaggio dell’Apollo 11 sembra ancora incredibile come in quell’estate del 1969, quando tutto il mondo osservò un razzo gigantesco lasciare la Terra per un viaggio di 400mila chilometri verso un luogo visto da sempre ma mai visitato. E ci sono ancora oggi almeno 50 buoni motivi per meravigliarsi, come fu allora.

1. Il Saturn V, il gigantesco razzo che consentì di raggiungere la Luna, era alto come un palazzo di 35 piani (110 metri) e aveva un diametro di 10 metri. Fu il razzo più potente mai costruito, rese possibili tutte le missioni del programma Apollo e non ebbe mai un insuccesso.

2. Il programma Apollo fu chiamato così su proposta di Abe Silverstein, un ingegnere della NASA. Il nome lo scelse nel 1960, una sera mentre era a casa, pensando che l’idea del dio Apollo che traina il carro del Sole fosse appropriata per le dimensioni e le ambizioni dell’iniziativa spaziale.

3. Fu il presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy, a impegnare nel 1961 gli Stati Uniti a raggiungere la Luna “entro la fine di questo decennio”. In un altro famoso discorso pronunciato l’anno seguente, Kennedy disse: “Abbiamo scelto di andare sulla Luna entro questo decennio, e di fare altre cose, non perché sono facili, ma perché sono difficili”. Kennedy sarebbe stato ucciso l’anno seguente: non avrebbe mai assistito al successo dell’Apollo 11 e delle altre missioni lunari.

4. La Luna è il nostro unico satellite naturale, si trova a una distanza media di circa 380mila chilometri dalla Terra, ed è uno dei corpi celesti più semplici da osservare a occhio nudo. Gli astronomi pensano che si sia formata 4,5 miliardi di anni fa, non molto dopo la Terra, mentre non ci sono ancora spiegazioni definitive sulle ragioni della sua origine. La più condivisa è che la Luna si sia formata grazie all’accumularsi di detriti in seguito all’impatto della Terra con un corpo celeste grande quanto Marte, chiamato Theia. Il diametro della Luna è di circa 3.474 chilometri, quello della Terra è di 12.742 chilometri.

5. Prima dell’Apollo 11 furono organizzate diverse altre missioni per sperimentare tutte le strumentazioni per raggiungere la Luna. Apollo 10 nel maggio del 1969 arrivò a pochissimo dal raggiungere il suolo lunare, ma le consegne della NASA erano chiare: solo dopo avere valutato tutti i dati della missione si sarebbe potuto procedere a una nuova spedizione, questa volta per l’allunaggio vero e proprio.

6. Per la missione dell’Apollo 11 furono scelti gli astronauti Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins. Erano nati tutti e tre nel 1930: Armstrong aveva partecipato in precedenza alla missione Gemini 8, Aldrin alla Gemini 12, Collins alla Gemini 10. Nessuno dei tre avrebbe partecipato ad altre missioni spaziali dopo il ritorno dalla Luna: gli Stati Uniti non volevano rischiare in alcun modo l’incolumità dei loro astronauti entrati nella storia delle esplorazioni spaziali.

Da sinistra: Neil Armstrong, Michael Collins e Buzz Aldrin (NASA)

7. La missione dell’Apollo 11 durò 8 giorni, 3 ore, 18 minuti e 35 secondi. Partì il 16 luglio 1969 alle 9:32 del mattino (le 15:32 in Italia) da Cape Canaveral, con oltre un milione di persone assiepate lungo le coste e le strade nei dintorni per assistere al lancio. Raggiunse la Luna dopo circa 3 giorni di viaggio e il 20 luglio toccò il suolo lunare alle 22:17 (ora italiana). Sei ore e mezza dopo Armstrong mise piede sulla Luna, il primo essere umano a camminare su un corpo celeste diverso dalla Terra.

8. Lasciata la scaletta del modulo lunare, Armstrong pronunciò una delle frasi più famose della storia, quella che sanno praticamente tutti: “Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità”. Quella frase è stata al centro di una disputa fonetica per capire se Armstrong avesse detto effettivamente “per un uomo” o “per l’uomo”: sembra proprio che abbia usato la prima versione. Le prime parole di Armstrong all’esterno del modulo lunare furono comunque altre, più pratiche e forse meno affascinanti: “Ora sto per lasciare la scaletta”.

9. Si stima che oltre 650 milioni di persone seguirono l’allunaggio in tutto il mondo. In Italia la RAI seguì l’evento con una lunga diretta di quasi 27 ore, che coprì le fasi salienti dell’allunaggio e della prima escursione lunare di Armstrong e Aldrin. Il giornalista Tito Stagno, che conduceva la diretta, fece confusione con le informazioni che riceveva dalla NASA e annunciò l’allunaggio con circa 56 secondi di anticipo.

10. Michael Collins faceva parte dell’Apollo 11, ma non mise mai piede sulla Luna. Rimase in orbita intorno al satellite, in attesa che i suoi due compagni raggiungessero il suolo lunare e tornassero indietro sani e salvi, per riprendere poi il viaggio verso la Terra. Collins rimase in orbita lunare in solitaria per circa 24 ore, diventando in un certo senso l’essere umano più solo nell’universo nella storia dell’umanità. In seguito avrebbe detto di non essersi sentito così solo, nemmeno quando la sua capsula spaziale passava nella parte nascosta della Luna perdendo il segnale radio con la Terra.

11. Il Saturn V aveva il compito di spingere in orbita terrestre e poi verso la Luna tre moduli spaziali: il Modulo di Comando dove l’equipaggio trascorreva la maggior parte del tempo, il Modulo di Servizio e il Modulo Lunare, usato poi da Armstrong e Aldrin per l’allunaggio. Il Modulo Lunare era a sua volta diviso in due parti, con quella inferiore che si trasformava in una sorta di piccola piattaforma di lancio per permettere alla parte superiore di staccarsi dalla Luna e di raggiungere nuovamente il Modulo di Comando (sul quale era rimasto Collins).

12. L’emblema dell’Apollo 11 era stato ideato da Collins, che voleva trasmettere il senso di un allunaggio pacifico da parte degli Stati Uniti: un’aquila con un ramo di ulivo nel becco che raggiunge il suolo lunare, con la Terra in lontananza. Alla NASA pensarono che gli artigli dell’aquila potessero risultare troppo minacciosi, quindi decisero di spostare il ramo d’ulivo dal becco agli artigli. Sull’emblema non c’erano i nomi dei tre astronauti, che vollero in questo modo riconoscere il lavoro di squadra delle migliaia di persone che resero possibile la missione.

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13. L’allunaggio avvenne nel Mare della Tranquillità, un’area sostanzialmente pianeggiante e che aveva le giuste caratteristiche per permettere le manovre di avvicinamento del Modulo Lunare. In generale, i mari lunari sono pianori basaltici formati da antiche eruzioni vulcaniche sulla Luna: si chiamano così perché i primi astronomi, dotati di strumentazioni poco potenti per le osservazioni, pensavano che il loro colore più scuro fosse dovuto alla presenza di mari veri e propri.

14. L’Apollo Guidance Computer, il computer di bordo utilizzato nel programma Apollo, era molto meno potente del dispositivo su cui state leggendo ora questo articolo. Aveva una capacità di calcolo comparabile a uno dei primi personal computer messi in vendita negli anni Settanta, come il Commodore PET e l’Apple II. Svolse comunque egregiamente il suo lavoro, aiutando gli astronauti nelle fasi più critiche delle missioni Apollo: non era solamente questione di potenza.

15. Neil Armstrong assunse il controllo del Modulo Lunare in modalità semi-automatica quando si rese conto che il punto dell’atterraggio era pieno di massi. Dovette cambiare un paio di volte i piani, man mano che si avvicinava al suolo lunare, nella nuvola di polveri sollevate dai motori e sfruttando le indicazioni con i dati di navigazione che gli forniva Aldrin. Poco dopo, ad allunaggio effettuato con successo, fu Armstrong a dare la buona notizia: “Houston, qui Base della Tranquillità. L’Eagle è atterrato”.

16. L’idea che qualcuno avesse potuto davvero raggiungere la Luna e camminarci sopra fu talmente inaudita da portare, rapidamente, alla diffusione di numerose teorie del complotto secondo le quali l’allunaggio dell’Apollo 11, e delle missioni seguenti, non sarebbe mai avvenuto. La NASA negli anni ha dimostrato con dati, ricerche e immagini del suolo lunare che i complottisti hanno totalmente torto, ma le teorie dei negazionisti sono ancora piuttosto diffuse.

17. Se dici con insistenza a Buzz Aldrin che non ci andò mai sulla Luna, lui ti dà un cazzotto.

18. Il programma Apollo ha portato in tutto 12 astronauti sulla Luna, in 6 missioni  diverse tra il 1969 e il 1972. Molto del materiale trasportato è rimasto tra i crateri lunari. Oltre a pezzi dei moduli lunari, ci sono 12 paia di stivali, 96 sacche contenenti urine, feci e vomito, coperte termiche, un rametto di ulivo, diverse macchine fotografiche e bandiere degli Stati Uniti.

19. La prima bandiera fu quella piantata da Armstrong e Aldrin. Era di nylon, larga un metro e mezzo e alta 90 centimetri, aveva un’asticella orizzontale per mantenerla tesa anche sulla Luna, dove non ci sono atmosfera e vento. L’asticella non funzionò al meglio, dando però così l’idea che la bandiera fosse effettivamente mossa dall’aria. Gli astronauti ebbero inoltre qualche problema nel conficcare l’asta della bandiera, riuscendo a farla penetrare nel suolo lunare per meno di 20 centimetri: anche per questo motivo la bandiera cadde alla ripartenza del Modulo Lunare, con l’onda d’urto provocata dall’accensione dei motori.

20. Da 50 anni sulla Luna ci sono anche le macchine fotografiche che furono utilizzate per scattare alcune delle immagini più famose e riconoscibili della storia umana. Hasselblad modificò una sua macchina fotografica per renderla più resistente e compatibile con le condizioni estreme di temperatura sulla Luna. La Hasselblad 500 EL Data Camera fu manovrata per lo più da Armstrong, e questo spiega perché ci siano più foto che mostrano Aldrin sulla superficie lunare.

21. Armstrong e Aldrin lasciarono sulla Luna anche il simbolo della missione Apollo 1 con i nomi degli astronauti Virgil I. “Gus” Grissom, Ed White e Roger B. Chafee, morti in un test a terra il 27 gennaio 1967. Quell’incidente, il più grave nella storia del programma Apollo, fermò i lanci per più di un anno, ma fu importante per comprendere alcuni problemi di sicurezza nel Modulo di Controllo e risolverli per le missioni seguenti.

22. Una targa applicata su una gamba di atterraggio del Modulo Lunare, e quindi rimasta sulla Luna, mostra la Terra e ha le firme dei tre astronauti dell’Apollo 11 e di Richard Nixon, all’epoca presidente degli Stati Uniti. Nixon fu anche il primo presidente a rispondere a una telefonata dalla Luna, quando il centro di controllo di Houston mise in comunicazione Armstrong e Aldrin con la Casa Bianca per un saluto.

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23. Nel caso in cui qualcosa fosse andato storto sulla Luna, era previsto che la NASA avrebbe chiuso i canali radio con Armstrong e Aldrin, destinati a morire sulla superficie lunare. L’autore dei discorsi di Nixon, William Safire, aveva inoltre preparato un breve testo intitolato “In Event of Moon Disaster”.

24. Il ritorno di Armstrong e Aldrin dalla superficie lunare fu messo a rischio quando Aldrin ruppe accidentalmente un interruttore (disgiuntore) necessario per attivare il motore per il lancio del Modulo Lunare verso l’orbita della Luna. I due astronauti se la cavarono utilizzando un pennarello per attivare l’interruttore, altrimenti avrebbero dovuto riconfigurare parte dei collegamenti elettrici per attivare il motore.

25. Armstrong e Aldrin furono inoltre i primi due esseri umani a riposare sulla Luna. La NASA diede loro 7 ore di tempo all’interno del Modulo Lunare prima di ricongiungersi con Collins nell’orbita lunare.

26. Durante la loro permanenza sulla Luna, i due astronauti raccolsero circa 21,6 chilogrammi di rocce e polvere lunare, da riportare sulla Terra per essere analizzati. Grazie a quei campioni furono scoperti tre nuovi minerali, che furono chiamati tranquillitite, pirossiferroite e armalcolite, quest’ultimo in onore di Armstrong, Aldrin e Collins. Tutti e tre i minerali furono trovati in seguito anche sulla Terra.

27. Le rocce lunari sono conservate presso il Lyndon B. Johnson Space Center di Houston, in Texas (altre nel New Mexico per motivi di sicurezza, nel caso succedesse qualcosa a uno dei due siti). Sono mantenute sotto azoto per evitare che l’umidità normalmente presente nell’aria le degradi. Ogni anno ne vengono ricavati piccoli frammenti, inviati in centinaia di centri di ricerca in giro per il mondo. In totale il programma Apollo ha permesso di portare sulla Terra circa 382 chilogrammi di rocce lunari.

Campione di roccia lunare ( OptoMechEngineer – Wikimedia)

28. Il suolo lunare si rivelò più soffice di quanto immaginato dai ricercatori della NASA, e ciò rese possibile la formazione delle impronte nella polvere lunare degli scarponi degli astronauti, rese famose da alcune foto dell’Apollo 11. L’assenza di atmosfera e intemperie fa sì che quelle impronte siano ancora sulla Luna, tali e quali a come furono lasciate 50 anni fa.

29. Armstrong, Aldrin e Collins rientrarono sulla Terra nel loro Modulo di Comando il 24 luglio 1969. Si tuffò nelle acque dell’oceano Pacifico, circa 380 chilometri a est dell’Isola di Wake, un atollo corallino che fa parte dei territori non incorporati degli Stati Uniti.

30. Prima di poter riabbracciare fisicamente parenti e amici, i tre astronauti furono sottoposti a 18 giorni di quarantena (su 21 previsti), in isolamento per verificare le loro condizioni di salute ed escludere il rischio di contaminazioni di qualche tipo. Dopo Apollo 14, la NASA concluse che la pratica non fosse necessaria, perché la Luna si era rivelata sostanzialmente sterile.

31. Il successo dell’Apollo 11 e delle seguenti missioni dimostrò la superiorità nelle tecnologie spaziali degli Stati Uniti nei confronti dell’Unione Sovietica, che dopo i primati raggiunti alla fine degli anni Cinquanta, non era più riuscita a mantenere il passo con gli statunitensi, soprattutto nella costruzione di razzi potenti e affidabili a sufficienza per le missioni nello Spazio profondo.

32. Figlio di emigrati italiani, l’ingegnere Rocco Anthony Petrone ebbe una velocissima carriera alla NASA tra il 1966 e il 1969. Divenne il direttore delle operazioni di lancio al John F. Kennedy Space Center in Florida e dal 1969 divenne il direttore dell’intero programma Apollo dopo il successo del primo allunaggio. Era molto esigente, soprattutto nel far rispettare i tempi di consegna alle numerose aziende private che collaboravano con la NASA.

33. Neil Armstrong portò con sé sulla Luna un frammento di legno e un pezzo di stoffa dell’ala del Wright Flyer, il primo aeroplano motorizzato ad avere eseguito un volo controllato nel 1903 a Kitty Hawk. In un certo senso, senza quel primo volo non ci sarebbe stato l’allunaggio.

34. Buzz Aldrin, che era presbiteriano, si portò un piccolo kit per fare la comunione sulla Luna. Il calice usato all’epoca fu riportato sulla Terra e viene impiegato per una cerimonia commemorativa ogni anno, nella domenica più vicina al 20 luglio, il giorno dell’allunaggio.

35. La discesa dalla scaletta compiuta da Neil Armstrong fu ripresa da una telecamera collocata all’esterno del Modulo Lunare, e trasmessa in diretta sulla Terra. Le immagini non erano molto nitide, ma furono uno dei momenti più spettacolari della missione, nonché la prima diretta televisiva da un corpo celeste diverso dal nostro.

36. A fine estate del 1969, i tre astronauti dell’Apollo 11 iniziarono un tour mondiale di 38 giorni, visitando oltre 20 paesi. In Italia incontrarono il presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, e il presidente del Consiglio Mariano Rumor.

L’equipaggio dell’Apollo 11 con il presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat (ANSA)

37. Anche il Modulo di Comando fece un tour degli Stati Uniti, per poi essere trasferito al National Air and Space Museum di Washington DC. Saltuariamente, la capsula spaziale dell’Apollo 11 viene però trasferita in altri musei, per mostre ed esposizioni temporanee negli Stati Uniti. Fino all’inizio di settembre, per esempio, sarà conservata presso il Seattle Museum of Flight.

38. La parte inferiore del Modulo Lunare è rimasta sulla Luna, come mostrato dieci anni fa dalla sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) della NASA, che ha fotografato i principali siti del programma Apollo con una definizione sufficiente per vedere i vari veicoli spaziali utilizzati dagli astronauti. Sulla Luna, in una posizione ignota, c’è anche la parte superiore del Modulo Lunare, quello su cui viaggiarono Armstrong e Aldrin per raggiungere Collins in orbita sul Modulo di Comando. Fu lasciato in orbita prima della ripartenza verso la Terra, e si schiantò in seguito sul suolo lunare.

39. Tra i primi a pensare ai viaggi sulla Luna ci fu Luciano di Samosata, un retore greco nato un po’ più di un secolo dopo Cristo in quella che oggi è la Turchia. Nel suo Icaromenippo, il filosofo Menippo di Gadara finisce sulla Luna e ci si ferma un poco, prima di andare in cielo con gli Dei.

40. Il romanzo più conosciuto sui viaggi lunari è probabilmente Dalla Terra alla Luna del 1865 scritto dal francese Jules Verne, anche se non parla esplicitamente di un allunaggio. Nel 1902 il film Viaggio nella Luna di Georges Méliès trasse ispirazione da Verne, per raccontare una storia con effetti speciali rivoluzionari per l’epoca: è considerato il primo film di fantascienza della storia.

41. Se Armstrong fu il primo uomo sulla Luna, Eugene Cernan fu l’ultimo ad avere camminato sul suolo lunare con la missione Apollo 17 nel 1972. Prima di percorrere per l’ultima volta la scaletta del Modulo Lunare che lo avrebbe portato via disse: “Ce ne andiamo come siamo venuti e, se Dio vuole, come ritorneremo, con pace e speranza per tutto il genere umano. Buona fortuna all’equipaggio dell’Apollo 17”.

42. Tra le tante immagini che ci ha lasciato il programma Apollo, quella scattata dall’equipaggio dell’Apollo 8 nel 1968 è forse una delle più conosciute insieme a quelle scattate sul suolo lunare l’estate successiva. Il “Sorgere della Terra” mostra il nostro pianeta parzialmente in ombra, con in primo piano la superficie lunare. È ritenuta tra le fotografie più influenti mai scattate.

43. Nel marzo del 2012 un gruppo di ricercatori finanziato da Jeff Bezos, il CEO di Amazon, trovò i motori del primo stadio (S-IC) del Saturn V – che aveva portato Apollo 11 nell’orbita terrestre – nell’oceano Atlantico. Esaurita la sua spinta, infatti, il primo stadio del grande razzo si staccava dal resto del lanciatore per un rientro non controllato nell’atmosfera terrestre. I motori, la parte più massiccia, avevano maggiori probabilità di restare integri (almeno parzialmente) e di inabissarsi poi nell’oceano.

44. Il sito Apollo 11 in Real Time consente di rivivere in tempo reale l’intera missione lunare, dal lancio all’allunaggio al ritorno sulla Terra.

45. I parametri vitali degli astronauti dell’Apollo 11 erano regolarmente tenuti sotto controllo dalla NASA, durante la loro impresa spaziale. Il battito cardiaco di Armstrong arrivò a 150 pulsazioni al minuto quando iniziò a percorrere la scaletta del Modulo Lunare che conduceva sulla superficie della Luna, fece il primo passo quando il battito era sceso a 125. Quando mancavano due giorni al ritorno sulla Terra, il rilevatore del battito cardiaco di Buzz Aldrin schizzò a 247 battiti al minuto, ma a causa di un malfunzionamento. Dal centro di controllo arrivò all’equipaggio una battuta sull’ansia generata dall’anomalia nei dati: “Il medico di missione sta per morire”.

46. Space Oddity, una delle canzoni più famose di David Bowie, fu pubblicata cinque giorni prima della partenza dell’Apollo 11. Qualche mese prima, a gennaio, Bowie aveva compiuto 22 anni. La canzone era stata registrata a giugno, con qualche perplessità sul pubblicare alla vigilia del viaggio verso la Luna una canzone in cui l’astronauta “Major Tom” viene perso nello Spazio immediatamente dopo l’emozionante e ammirato successo della sua uscita dall’astronave.

47. Il programma Artemis (Artemide è la dea della caccia, poi personificata come la Luna crescente) è l’attuale iniziativa della NASA che intende riportare gli astronauti sulla Luna nel 2024. Il programma prevede che nella prima missione ci sia almeno una donna, la prima a mettere piede sul suolo lunare, ma il progetto è ancora da definire nei suoi dettagli e ci sono molti dubbi circa la possibilità di mantenere la scadenza, voluta dal governo di Donald Trump.

48. Un viaggio intorno alla Luna, ma senza camminarci sopra, è nei programmi del miliardario Elon Musk, CEO dell’azienda spaziale SpaceX. Ha già venduto i biglietti a un imprenditore giapponese, anche se l’astronave che dovrebbe compiere il viaggio non esiste ancora.

49. Il programma Apollo costò 153 miliardi di dollari attuali e, nella sua fase di massima espansione, diede lavoro a oltre 400mila persone, con enormi finanziamenti per università, centri di ricerca e aziende appaltatrici. Nel 1970 il direttore scientifico della NASA, Ernst Stuhlinger, scrisse una lettera considerata la migliore e più onesta spiegazione al perché si debbano spendere così tanti soldi per lo Spazio: è ancora attuale.

50. Neil Armstrong è morto il 25 agosto del 2012, rendendo Buzz Aldrin il primo astronauta oggi vivente ad avere camminato sulla Luna. Dei 12 astronauti che parteciparono ai 6 allunaggi, 8 sono morti. Aldrin ha 89 anni.

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