Eugene Cernan, l’ultimo uomo sulla Luna

La storia dell'astronauta che fece l'ultima passeggiata lunare nella storia dell'uomo, e che fu molto altro, morto ieri a 82 anni

di Emanuele Menietti – @emenietti
Eugene Cerna fotografato sulla Luna, il 12 dicembre 1972 (NASA)

Eugene “Gene” A. Cernan, l’ultimo uomo ad avere camminato sulla Luna nel 1972 al comando della missione Apollo 17, è morto lunedì 16 gennaio a Houston, in Texas. Aveva 82 anni. La sua morte è stata confermata dalla NASA nel pomeriggio di ieri (in Italia era notte): Cernan era malato da tempo e aveva dovuto interrompere gli innumerevoli cicli di conferenze e dibattiti nei quali incontrava gli appassionati di esplorazioni spaziali per raccontare la sua storia, ripetuta centinaia di volte, eppure sempre così incredibile da ascoltare. Cernan non fu solamente l’ultimo uomo sulla Luna, come raccontato nel recente e meraviglioso documentario The Last Man on the Moon. Pilota piuttosto spericolato, Gene Cernan fu tra i pionieri dei viaggi in orbita: fu il secondo statunitense a fluttuare nello Spazio collegato con un cavo alla sua capsula spaziale, raggiunse per due volte l’orbita lunare e realizzò una lunga serie di record nella storia dei voli spaziali. Nel complesso rimase 566 ore nello Spazio, 73 delle quali trascorse sulla superficie lunare a quasi 400mila chilometri di distanza dalla Terra.

Nato a Chicago il 14 marzo del 1934 da madre ceca e padre slovacco, Cernan dimostrò di avere una buona predisposizione per gli studi scientifici. Dopo il diploma frequentò la Purdue University nell’Indiana, conseguendo una laurea in elettrotecnica nel 1956. Poi fu arruolato e divenne pilota di jet dell’Aviazione navale. Nel 1963 fu scelto dalla NASA per partecipare al progetto Gemini e successivamente a quello Apollo; due anni prima si era sposato con Barbara Jean Atchley, matrimonio che durò fino al 1981, quando la coppia decise di divorziare. Cernan si sarebbe in seguito sposato con Jan Nanna, dalla quale avrebbe avuto due figlie.

Il programma Gemini era stato avviato per sperimentare e sviluppare le tecniche che sarebbero poi servite per i viaggi verso la Luna con esseri umani del programma Apollo. Cernan volò sulla Gemini 9 insieme con Thomas Stafford: entrambi facevano parte dell’equipaggio di riserva per la missione, ma in seguito alla morte dei due astronauti dell’equipaggio principale la NASA affidò a loro il compito. Cernan era al suo primo viaggio nello Spazio e divenne, un po’ per caso, il terzo uomo a effettuare una passeggiata spaziale: prima di lui ci riuscirono il cosmonauta russo Alexey Leonov e lo statunitense Edward H. White. Anche se ebbe problemi durante il test di alcune manovre all’esterno della capsula spaziale, che lo costrinsero a interrompere prima del previsto, Cernan stabilì un nuovo record di durata di un’attività extraveicolare.

Cernan mise insieme diversi altri primati. Partecipando a due missioni Apollo divenne uno dei tre soli astronauti nella storia dell’uomo ad avere compiuto due viaggi verso la Luna, e l’unico di questi ad avere anche camminato sul suolo lunare. Il suo primo viaggio avvenne con l’Apollo 10 nella primavera del 1969, poche settimane prima dello storico allunaggio di Armstrong, il secondo fu quello con l’Apollo 17.

Il 14 dicembre del 1972, Eugene Cernan diede un ultimo sguardo attraverso la visiera del casco, poi fece i conti con l’ingombro della grande tuta e lentamente risalì la scaletta, lasciandosi alle spalle quel piccolo mondo su cui aveva trascorso tre giorni, a centinaia di migliaia di chilometri da casa. Insieme con lui c’era il pilota del modulo lunare Harrison H. Schmitt, che lo aveva preceduto di qualche istante sulla scaletta, e che tre giorni prima era diventato l’ultimo uomo ad arrivare sulla Luna, un altro piccolo primato, anche se incomparabile con quello di Neil Armstrong di tre anni prima già entrato nella storia.

Per Cernan, Schmitt e l’altro loro compagno di viaggio, il pilota del modulo di comando Ron Evans, tutto era iniziato intorno alle 6:33 (ora italiana) del 7 dicembre del 1972. Erano partiti dal Kennedy Space Center in Florida, di notte, spinti dalla grandiosa potenza del lanciatore Saturno V, l’enorme razzo alto 110 metri con un diametro di 10 e con una massa di oltre 3mila tonnellate. Non era certo il primo lancio effettuato con quel gigantesco razzo, ma nonostante questo e il fatto che fosse notte fonda, circa mezzo milione di persone assistettero alla partenza della missione spaziale in prossimità dello Space Center. Il lancio fu visibile fino a circa 800 chilometri di distanza dalla base spaziale, e sarebbe stato uno degli ultimi con un Saturno V. I razzi utilizzati oggi, come quelli delle Soyuz russe per portare gli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale, sono molto più piccoli ma non per questo meno importanti.

Dopo circa quattro giorni di viaggio, e dopo essersi separati da Ron Evans che rimase sul modulo di comando, alle 8:50 (ora italiana) dell’11 dicembre 1972 Cernan e Schmitt allunarono con il modulo Challenger in vicinanza del cratere Littrow nel Mare della serenità, il mare lunare che si trova sul lato visibile della Luna nei pressi del Mare delle ombre, uno dei più grandi del satellite. L’acqua in questi mari naturalmente non c’è, ma poiché sono grandi avvallamenti che appaiono più scuri rispetto al resto del suolo lunare, i primi astronomi immaginarono che fossero come i mari terrestri e li chiamarono così.

I due astronauti si diedero da fare per preparare la loro prima passeggiata lunare. Quattro ore dopo il loro arrivo sulla Luna, aprirono il portello del modulo e Cernan scese per primo la scaletta, toccando il suolo lunare. Come mostrano efficacemente i diari delle comunicazioni di quel giorno, non ci furono frasi storiche o momenti solenni. I dialoghi tra i due astronauti e la Terra furono molto gioviali, con considerazioni tecniche miste a qualche battuta, e con una semplice dedica a tutti coloro che avevano reso possibile la missione con il loro lavoro. Del resto, Cernan e Schmitt erano rispettivamente l’undicesimo e il dodicesimo terrestre a passeggiare sulla Luna. Era ancora qualcosa di straordinariamente affascinante, ma per buona parte dell’opinione pubblica quei viaggi verso il nostro satellite erano diventati routine e la missione stessa, la sesta sulla Luna, raccolse un interesse limitato e incomparabile con la prima dell’estate del 1969.

Sulla Luna i due astronauti rimasero per tre giorni e tre ore, conducendo diverse escursioni. Raccolsero chili di rocce, realizzarono un’ampia serie di esperimenti e misurazioni sulle caratteristiche del satellite (dalla sua effettiva forza di gravità all’atmosfera, passando per la stima della radiazione cosmica) e scorrazzarono con il loro Rover lunare, un trabiccolo a quattro ruote già sperimentato a partire dalla missione Apollo 15, per coprire maggiori distanze e trasportare campioni di rocce verso il modulo con minore fatica e in meno tempo. Cernan dimostrò, tra le altre cose, di essere un ottimo pilota da rally con il Rover lunare: si spinse fino alla velocità record di 18 chilometri orari e, insieme con Schmitt, superò anche il primato del tragitto più lungo percorso con il trabiccolo lunare, circa 35 chilometri. Il Rover si trova ancora lassù, insieme con le bandiere e diverse altre strumentazioni lasciate dalle sei missioni che portarono uomini sulla Luna.

Tornati sul modulo di comando, che era rimasto in orbita in attesa con Evans, l’equipaggio dell’Apollo 17 iniziò il lungo viaggio di ritorno verso la Terra. Il Challenger, che aveva permesso a Cernan e Schmitt di allunare e di tornare nell’orbita lunare, fu fatto precipitare sulla Luna e causò un piccolo terremoto, che fu rilevato dalle strumentazioni lasciate sul suolo e che fornì altri importanti dati sul comportamento del nostro satellite ai ricercatori. Il 19 dicembre del 1972, intorno alle 8:24 di sera (ora italiana) l’equipaggio ammarò nell’Oceano Pacifico dove fu recuperato dalla portaerei USS Ticonderoga.

Ben prima della partenza dell’Apollo 17, la NASA aveva già deciso che quella sarebbe stata l’ultima sua missione verso la Luna. Il programma Apollo in origine aveva previsto anche le missioni 18, 19 e 20 che furono annullate per motivi economici e politici già prima del lancio dell’Apollo 15. Gli Stati Uniti avevano dimostrato una schiacciante superiorità nelle tecnologie spaziali rispetto all’Unione Sovietica, vincendo di fatto un round importante della Guerra Fredda combattuta oltre l’atmosfera terrestre. Erano stati raccolti chili e chili di campioni lunari, ed erano state realizzate ogni tipo di misurazioni possibili con le tecnologie di allora. La portata scientifica delle missioni aveva conosciuto alti e bassi, i costi erano enormi e non aveva più senso continuare con le visite verso i mari del nostro satellite.

Mentre percorreva gli ultimi passi verso il modulo lunare, Cernan sapeva che sarebbe stato l’ultimo uomo a camminare sulla Luna, almeno per un po’ di tempo. Forse non immaginava che nei 40 anni seguenti nessuno ci avrebbe messo più piede, ma era comunque consapevole di chiudere una brevissima e intensa epoca storica, iniziata con l’Apollo 11. Prima di salire sulla scaletta, raccolse i pensieri e fece un breve discorso:

Sono sulla superficie e, mentre compio gli ultimi passi dell’uomo sulla superficie, di ritorno verso casa per un po’ di tempo – che non crediamo poi così lungo nel futuro – desidero dire quello che penso sarà ricordato dalla storia. Cioè che la sfida di oggi per l’America ha forgiato il destino dell’uomo di domani. E, mentre lasciamo la Luna a Littrow, ce ne andiamo come siamo venuti e, se Dio vuole, come ritorneremo, con pace e speranza per tutto il genere umano. Buona fortuna all’equipaggio dell’Apollo 17.

Grazie al suo allunaggio, Cernan consegnò un record non indifferente anche alla sua università. Alla Purdue University, infatti, si era laureato Neil Armstrong: dunque il primo e l’ultimo essere umano ad avere messo piede sulla Luna studiarono entrambi nello stesso ateneo. E proprio insieme ad Armstrong, nel 2010, testimoniò davanti al Congresso degli Stati Uniti, contestando la decisione di Barack Obama di accantonare il programma Constellation, che aveva previsto la costruzione di nuovi veicoli spaziali anche allo scopo di tornare sulla Luna. Constellation era stato avviato dall’amministrazione di George W. Bush, ma si era rivelato poco praticabile e molto costoso. Nel 2011 Cernan contestò anche la decisione di chiudere il programma spaziale degli Shuttle, l’unico mezzo di trasporto per equipaggi a disposizione degli Stati Uniti, che in attesa di nuovi sistemi ora devono farsi dare costosi passaggi dall’agenzia spaziale russa a bordo delle Soyuz, per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale.

Cernan allunò poco distante da un enorme macigno, al quale avrebbe dedicato molto tempo per studiarne le caratteristiche. Quando tornò sulla Terra confidò al suo amico Alan Bean, che era andato sulla Luna con l’Apollo 12, di rimpiangere di non avere fatto qualcosa di speciale su quel macigno diventato nel frattempo molto conosciuto grazie a una fotografia. Disse che avrebbe potuto scriverci sopra “Tracy”, il nome di sua figlia che all’epoca aveva nove anni.

Bean, che aveva lasciato la NASA per dedicarsi completamente alla sua passione per la pittura, chiese a Cernan di mostrargli su un foglietto come avrebbe realizzato la scritta sul macigno. Qualche tempo dopo, chiamò l’amico dicendogli che aveva qualcosa da mostrargli. Era una riproduzione della famosa foto, con “Tracy” scritto sul macigno lunare. All’amico con cui aveva in comune un soggiorno sulla Luna, Bean spiegò che aveva fatto il disegno per risparmiargli «la fatica di fare un altro viaggio fino a là per farlo dal vero, e per evitare un’ulteriore spesa ai contribuenti». Molti anni dopo, Cernan disse di avere in realtà scritto le iniziali di sua figlia – TDC – sulla sabbia lunare, poco prima di ripartire verso la Terra.

Dodici persone hanno camminato sulla Luna e di queste, con la morte di Gene Cernan, sei sono ancora vive. Tutti gli allunaggi avvennero tra il luglio del 1969 e il dicembre del 1972 nell’ambito di sei missioni spaziali. Neil Armostrong, il primo uomo sulla Luna, è morto nell’agosto del 2012, mentre il suo compagno di viaggio e secondo a camminare sulla superficie lunare, Buzz Aldrin, è vivo e compirà 87 anni il prossimo 20 gennaio. Gli altri cinque astronauti ancora in vita ad avere messo piede su un corpo celeste diverso dal nostro sono Alan Bean (84), David Scott (84), John W. Young (86), Charles Duke (81) e Harrison Schmitt (81), penultimo uomo sulla Luna e compagno di avventure lunari di Gene Cernan.

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