La manifestazione antigovernativa del 2 febbraio 2019, a Caracas, Venezuela (FEDERICO PARRA/AFP/Getty Images)
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  • domenica 3 febbraio 2019

Le nuove proteste contro Maduro in Venezuela

Decine di migliaia di persone hanno chiesto nuove elezioni, Maduro ha detto di volerle organizzare ma per l'Assemblea Nazionale, controllata dall'opposizione

La manifestazione antigovernativa del 2 febbraio 2019, a Caracas, Venezuela (FEDERICO PARRA/AFP/Getty Images)

Sabato decine di migliaia di persone hanno partecipato alle più grandi manifestazioni contro il governo venezuelano di Nicolás Maduro da quelle dello scorso 23 gennaio, quando il presidente dell’Assemblea Nazionale Juan Guaidó si era autoproclamato presidente ad interim chiedendo nuove elezioni. Guaidó ha parlato ai suoi sostenitori annunciando che i prossimi saranno «giorni decisivi», e ha confermato che a breve arriveranno aiuti umanitari internazionali per fare fronte alla grave crisi umanitaria ed economica che nelle ultime settimane è ulteriormente peggiorata.

Sabato Francisco Esteban Yánez Rodríguez, un generale dell’Aeronautica venezuelana, ha dichiarato il suo appoggio a Guaidó: è il primo membro di spicco delle forze armate a passare dalla sua parte. L’appoggio di parte delle forze armate sarebbe molto importante per Guaidó, che ci sta lavorando da settimane incontrando clandestinamente i generali e promettendo amnistie ai militari. Ma finora l’esercito è rimasto con Maduro, e lo stesso Rodríguez ha un’importanza marginale, non avendo truppe sotto di sé. Secondo El País, un momento importante per capire da che parte stanno i militari arriverà nei prossimi giorni, quando dovranno approvare l’ingresso degli aiuti umanitari attraverso la Colombia e il Brasile.

Intanto ieri ha organizzato una manifestazione anche Maduro, che ha attaccato i paesi che hanno riconosciuto Guaidó accusandoli di interferenza e di golpismo. Maduro ha poi proposto un incontro all’opposizione, che però ha rifiutato considerandola solo un tentativo di guadagnare tempo. Maduro ha anche detto che l’Assemblea Costituente, cioè l’organo controllato dal governo che ha esautorato il parlamento dei suoi poteri, chiederà di convocare delle nuove elezioni parlamentari, cioè per rinnovare l’Assemblea controllata dall’opposizione. Guaidó, ovviamente, chiede invece nuove elezioni presidenziali, per cambiare il governo.

Guaidó ha provato ad appellarsi ai «delusi del chavismo», cioè i sostenitori della presidenza di Hugo Chavez che non sostengono più il suo erede politico, Maduro: ha detto che è necessario ricostruire il paese attraverso la Costituzione, che secondo Guaidó riconosce la sua autoproclamazione. I suoi sostenitori, infatti, dicono che Maduro ha usurpato la presidenza con delle elezioni non regolari, e si appellano quindi alla legge costituzionale secondo cui in questi casi il potere spetta al presidente dell’Assemblea Nazionale, in attesa di nuove elezioni che Guaidó vorrebbe convocare entro 12 mesi.

Intanto la comunità internazionale sta ancora decidendo come approcciarsi alla crisi venezuelana. Gli Stati Uniti hanno annunciato sanzioni molto pesanti per indebolire le esportazioni di petrolio venezuelane, e hanno promesso aiuti umanitari. L’Unione Europea invece ha proposto un riconoscimento implicito di Guaidó, che però è stato bocciato dall’Italia. Secondo molti, il ruolo più importante nei prossimi giorni sarà quello del Messico, paese governato dal presidente di sinistra Andrés Manuel López Obrador che ha buoni rapporti con Maduro e vorrebbe promuovere un dialogo con l’opposizione. Secondo El País, Obrador vorrebbe che l’alta rappresentante degli Affari esteri dell’Unione Federica Mogherini partecipasse a un incontro fissato la settimana prossima a Montevideo, in Uruguay, per stabilire una strategia comune. L’Unione Europea sembra intenzionata a chiedere a Maduro di convocare nuove elezioni entro 90 giorni.

 

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