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  • sabato 25 agosto 2018

Perché la Diciotti si chiama Diciotti

Prende il nome dal generale Ubaldo Diciotti, a cui fu assegnata una Medaglia d'argento al valore militare per le sue «opere di soccorso»

(ANSA/ORIETTA SCARDINO)

Da diversi giorni si parla molto della Diciotti, la nave militare della Guardia costiera che dal 20 agosto è ferma nel porto di Catania con più di 100 migranti a bordo perché il governo italiano non vuole farli scendere. Ma perché ha questo nome così strano?

La Diciotti è un pattugliatore d’altura CP941 che fa parte della classe Dattilo. Fu varata nel 2013 ed è tra le imbarcazioni che nel 2014 hanno partecipato alle operazioni all’isola del Giglio, dove era naufragata la Costa Concordia. Deve il suo nome al cognome del generale dell’esercito italiano Ubaldo Diciotti.

Ubaldo Diciotti era nato a Lucca nel 1878 morì nel 1963. Studiò matematica alla Normale di Pisa e nel 1901 iniziò a lavorare per le Capitanerie di Porto. Partecipò alla Prima guerra mondiale e dal 1919 si occupò della gestione dei porti e degli affari marittimi successivi all’armistizio tra Italia e l’Impero austro ungarico. Negli anni successivi fu Comandante in diversi porti e nel 1930 andò negli Stati Uniti, dove partecipò alla riorganizzazione del porto di New York (vicino al quale, a Ellis Island, arrivavano i migranti, molti dei quali italiani). Alla fine degli anni Trenta fu mandato a Tripoli, in Libia, con l’incarico di Commissario Straordinario e Comandante del Porto. Tornò in Italia nel 1941 e, nonostante avesse superato i limiti di età previsti, gli fu assegnata la Direzione generale della Marina mercantile. Ricoprì l’incarico fino al 1943, quando scelse di non aderire alla Repubblica Sociale Italiana, lo stato messo in piedi da quel che restava della classe dirigente fascista.

Come ha ricordato sulla Stampa Andrea Cionci, nel 1941 a Diciotti fu conferita la Medaglia d’argento al valore militare, con questa motivazione

In occasione di attacchi aerei nemici dirigeva con prontezza, con decisione e con competenza, durante le stesse azioni di bombardamento, le opere di soccorso ed in particolare a bordo lo spegnimento di una nave incendiata con carico di tritolo e munizioni, dimostrando alto spirito del dovere e sereno sprezzo del pericolo.

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