(MARTIN BERNETTI/AFP/Getty Images)
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  • domenica 19 novembre 2017

In Cile quasi sicuramente vincerà la destra

Oggi si vota per il nuovo presidente: il favorito è Sebastián Piñera, ma è probabile che si vada al ballottaggio

(MARTIN BERNETTI/AFP/Getty Images)

Oggi si vota in Cile: circa 14 milioni di persone potranno scegliere tutti i 155 nuovi membri della camera bassa, circa la metà dei membri del Senato, i componenti dei consigli regionali e, soprattutto, il nuovo presidente. La presidente uscente è Michelle Bachelet, di centrosinistra, e non si può ricandidare perché in Cile un presidente non può fare due mandati consecutivi. Il principale favorito è Sebastián Piñera, che ha 67 anni, è miliardario, è già stato presidente tra il 2010 e il 2014 e guida una coalizione di centrodestra. Per questo motivo, da mesi, gli osservatori internazionali sostengono che il Cile potrebbe tornare “indietro”, cioè scegliere lo stesso candidato e la stessa coalizione precedente alla vittoria di Bachelet.

Per diventare direttamente presidente, un candidato deve prendere più del 50 per cento dei voti; altrimenti il 17 dicembre ci sarà un ballottaggio tra i due candidati più votati. I sondaggi dicono che al momento Piñera ha circa il 45 per cento delle preferenze. Gli altri candidati sono sette e quello con più possibilità di sfidarlo al ballottaggio è Alejandro Guillier: ha 64 anni, è un ex giornalista televisivo poi diventato senatore alla guida di una coalizione di centrosinistra.

Come ha scritto BBC, negli ultimi quattro anni di governo di Bachelet il Cile ha avuto una crescita economica più lenta che in tutti i precedenti quadrienni dagli anni Ottanta in poi. Il secondo mandato di Bachelet è stato complicato anche da uno scandalo di corruzione che ha coinvolto sua figlia e sua nuora, danneggiando irrimediabilmente la sua immagine pubblica.

Ma il Cile resta comunque una delle principali economie dell’America Latina ed è spesso presentato come modello di un governo onesto e tecnocratico. Una vittoria di Piñera – che nel 2010 divenne il primo presidente non di sinistra dai tempi del ritorno della democrazia nel paese – seguirebbe i successi, in altri paesi sudamericani, di governi conservatori.

Piñera è figlio di un diplomatico, ha un dottorato in economia ad Harvard ed è considerato un bravo e carismatico oratore. Propone un classico programma di centrodestra, che parte dalla promessa di ridurre le tasse e promette di ripristinare lo splendore del cosiddetto “modello cileno”: un messaggio che ha grande risonanza in un momento in cui l’attuale governo del paese, guidato dalla presidente di sinistra Michelle Bachelet, ha raggiunto il il gradimento minimo degli elettori. Piñera è comunque considerato un moderato, e non una figura direttamente associata ai conservatori di estrema destra che hanno fatto parte della dittatura militare che ha governato il Cile dal 1973 al 1990.

Sebastian Pinera (PABLO VERA/AFP/Getty Images)

Guillier invece è un candidato indipendente che non ha il sostegno di tutto il centrosinistra. È considerato anti-establishment (Piñera è invece molto-establishment) ed è stato eletto in Senato nel 2013 dopo una lunga carriera nei telegiornali serali cileni, durante la quale è stato spesso valutato dal pubblico come il giornalista televisivo più affidabile del paese. È un volto molto noto, ma è considerato poco esperto. A meno di sorprese, insomma, bisognerà semplicemente capire se Piñera verrà eletto al primo turno o se bisognerà aspettare il ballottaggio.

Alejandro Guillier (PABLO VERA/AFP/Getty Images)

Una piccola ma interessante storia di queste elezioni riguarda l’Isola di Pasqua, che sebbene sia circa 3.600 chilometri a ovest delle coste del Cile, ne fa parte dal 1888. Il Guardian ha raccontato la storia di Annette Rapu Zamora, la donna che vuole farsi eleggere in parlamento per far sì che Rapa Nui (come chiamano l’Isola di Pasqua quelli che ci abitano) ottenga molta più autonomia.

Rapu Zamora non vuole una piena indipendenza, ma «un’autonomia amministrativa» riconosciuta dalla Costituzione cilena. Ha detto che al momento i Rapa Nui (gli abitanti dell’isola) sono una minoranza sull’isola e che l’isola «non vuole diventare un mini-Cile e ha bisogno di leggi per proteggere la sua cultura e la sua tradizione». Il problema, per Rapu Zamora, è che a Rapa Nui ci sono solo quattromila aventi diritto al voto e che per avere un seggio in parlamento gliene servirebbero almeno 45mila. Motivo per cui ha fatto per tre settimane campagna elettorale nel distretto di Valparaíso, a 3.600 chilometri da casa.

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