(ANSA/Maurizio Degl'Innocenti)

Cosa ha detto Renzi alla Leopolda

Ha tenuto il discorso di chiusura del raduno annuale dei suoi sostenitori parlando dell'importanza del referendum ma evitando di citare l'accordo con la minoranza PD

(ANSA/Maurizio Degl'Innocenti)

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha tenuto il discorso conclusivo della Leopolda, il raduno annuale organizzatao dai suoi sostenitori che era iniziato venerdì 4 novembre. A un mese dal referendum costituzionale e con i sondaggi che danno ancora il “No” leggermente in vantaggio, c’era molta attesa per quello che Renzi avrebbe detto sul voto e sul recente accordo interno al PD per modificare la legge elettorale.

Il discorso di Renzi, durato circa un’ora, ha seguito una traccia piuttosto usuale. Dopo aver ringraziato i volontari che hanno aiutato a organizzare l’evento, Renzi ha parlato dei benefici che porterà la riforma e dei successi ottenuto dal suo governo. Ha toccato quasi tutti i temi, dalla situazione economica ai danni del terremoto, passando per la battaglia di Mosul e il cinema italiano. Renzi ha speso molto tempo per criticare i suoi avversari, come il Movimento 5 Stelle, i sostenitori del “No” e il centrodestra. Nessun passaggio, però, ha eccitato il pubblico quanto quello dedicato alla minoranza del partito e in particolare all’ex segretario Pier Luigi Bersani (anche se Bersani non è mai stato nominato direttamente).

Quando Renzi si è riferito ai “teorici” della “ditta”, un termine usato spesso da Bersani per riferirsi al PD, parte del pubblico si è alzata in piedi e qualcuno ha gridato: “Fuori! Fuori!”.

Renzi non ha fatto alcun riferimento all’accordo sulla legge elettorale raggiunto ieri tra una parte della minoranza del PD, quella guidata da Gianni Cuperlo, e i rappresentati di Renzi. L’accordo prevede l’impegno del PD a realizzare una serie di modifiche all’Italicum, tra cui una riduzione del premio di maggioranza, l’eliminazione del ballottaggio e un ritorno a un sistema di collegi uninominali. L’accordo serve a eliminare il cosiddetto “combinato disposto“, cioè il rischio che riforma costituzionale e legge elettorale producano una super-maggioranza alla Camera che non rifletta la reale distribuzione del voto degli elettori.

L’accordo è in teoria un successo per la minoranza, perché prevede di modificare la legge elettorale secondo le richieste che Bersani e i suoi alleati fanno da mesi. Ma diversi leader della cosiddetta “area bersaniana”, dicono che l’accordo è troppo vago ed è arrivato comunque troppo tardi. Inoltre, sostengono, non ci sono garanzie che il governo lo metterà in atto dopo il referendum. Per queste ragioni, hanno già annunciato che voteranno “No” al referendum. Cuperlo invece ha detto che dopo la firma dell’accordo voterà “Sì”. Bersani da ieri non ha ancora fatto dichiarazioni pubbliche, ma difficilmente cambierà idea dopo il discorso di Renzi. Domani, l’ex segretario dovrebbe partecipare a una manifestazione a favore del “No” in Sicilia.

Il fatto che Renzi non abbia nemmeno nominato l’accordo nel suo discorso rende più solide le critiche di chi dice che la maggioranza del PD non ha interesse a rispettarlo. Secondo quando annunciato dai firmatari dell’accordo, nelle prossime settimane i gruppi parlamentari del PD dovrebbero utilizzare il testo dell’accordo per iniziare a trattare con gli alleati di governo su una bozza di disegno di legge da presentare in parlamento dopo il referendum. Difficile, comunque, che passi concreti saranno fatti prima del 4 dicembre.