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  • giovedì 22 settembre 2016

Non ci sarà un unico salone del libro tra Torino e Milano

Sembra che la fine della storia che va avanti da tutta l'estate sia questa: ci saranno due fiere di libri

(Justin Sullivan/Getty Images)

Mercoledì pomeriggio il ministro della Cultura Dario Franceschini, il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, il sindaco di Torino Chiara Appendino e il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino hanno incontrato i rappresentanti dell’Associazione Italiana Editori (AIE) per cercare di unificare le due fiere del libro di Milano e Torino. L’accordo non è stato però trovato e ci saranno due eventi separati, uno a Milano e uno a Torino. Franceschini sperava di riuscire a organizzare un salone unico, che unisse le due città come accade per esempio con il festival musicale MITO, che si svolge a settembre: un’unica biglietteria, un’unica campagna promozionale e una divisione degli eventi tra i due capoluoghi. A meno di clamorose novità, si terranno, quindi, due diverse fiere nel libro in due città vicine nello stesso periodo dell’anno, precisamente a maggio.

AIE e Fiera Milano hanno proposto di organizzare a Milano la fiera vera e propria – cioè gli stand e vendita diretta di libri – e a Torino molti incontri con gli autori ed eventi, potenziando gli spostamenti tra una città e l’altra. La prospettiva di rinunciare alla fiera non è stata, però, accettata dai rappresentanti delle istituzioni torinesi. All’incontro di ieri c’erano anche Renata Gorgani, presidente della Fabbrica del Libro (la società creata da AIE e Fiera Milano per promuovere la lettura in tutta Italia), e Massimo Bray, nominato presidente della Fondazione del Libro di Torino all’inizio di agosto.

La storia della discussione sulle fiere del libro

All’incontro di mercoledì si è arrivati dopo molti scontri e polemiche. La storia è cominciata a febbraio quando il presidente dell’AIE Federico Motta si dimise dal consiglio di amministrazione della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, l’ente che controllava e amministrava il Salone del libro di Torino. Le dimissioni di Motta erano motivate, oltre che da problemi nella gestione del Salone, dalla volontà degli editori di contare di più e avere un ruolo più centrale, rispetto al comune di Torino, la città metropolitana di Torino e la Regione Piemonte. A luglio quattro persone furono arrestate in relazione alla gara per la gestione del Salone e si cominciò a parlare dell’eventuale spostamento dell’evento a Milano. Alcuni giorni dopo l’amministratore delegato di Fiera Milano, Corrado Peraboni, presentò un progetto per organizzare una nuova fiera libraria a Milano in collaborazione con l’AIE, che votò per valutare la proposta: 17 case editrici a favore, 8 astenute, 7 contrarie. La spaccatura all’interno dell’associazione portò all’uscita di 11 editori dall’AIE, motivata non solo da affetto per la storia trentennale del Salone del Libro di Torino, ma anche dalla gestione della questione da parte di AIE e dalla preoccupazione che si dovesse a una precisa volontà dei due maggiori editori italiani, entrambi milanesi, Mondadori e Rizzoli, che poi si sono fusi creando un Gruppo editoriale ancora più grande.

Federico Motta, presidente dell’AIE, ha spiegato al Post che il problema era il modo in cui la Fondazione era gestita, sia dal punto di vista finanziario (il bilancio dell’edizione del 2014 ad esempio aveva registrato una perdita di 489mila euro) sia amministrativo. L’AIE aveva proposto di prendere il posto della Fondazione nella gestione del Salone e a un certo punto si era offerta di acquistarlo (mantenendolo a Torino). Nel frattempo si erano proposti altri enti: Fiera Milano, Bolognafiere e Gl Events, che possiede lo spazio fieristico del Lingotto dove il Salone di Torino si svolge dal 1992. L’AIE ha scelto Fiera Milano e così è nata la Fabbrica del Libro. Nelle intenzioni dell’AIE, Milano diventerebbe più simile alla fiera di Francoforte – che è organizzata dall’associazione degli editori e dei librai tedeschi, e che è una fiera di settore internazionale e non solo un luogo di eventi per il pubblico.

(Perché due Saloni del libro sono una buona idea secondo Marco Ferrario di BookRepublic)

L’AIE giudicava troppo alto il costo dell’affitto del Lingotto, 600mila euro (anche se il sindaco di Torino Appendino aveva ottenuto un netto abbassamento, dal milione e 600mila euro del 2015). Ma alla presenza degli stand degli editori Torino non ha voluto rinunciare. Marco Zapparoli della casa editrice Marcos y Marcos, che ha sede a Milano e non è uscita dall’AIE ma è sempre stata molto critica sull’ipotesi di Milano, ha detto al Post che «era davvero quasi impossibile pensare a due realtà contemporanee dotate di stand: mentre forse sarebbe stato possibile se le manifestazioni fossero state distanziate da almeno quattro mesi, con specializzazioni differenziate». Un concetto in qualche modo ripreso, dopo l’incontro di ieri, da Sergio Chiamparino che ha detto che Massimo Bray e la Fondazione del Libro dovranno trovare un modo per differenziare il nuovo Salone di Torino dall’evento di Milano. Alla fine dell’incontro Appendino ha scritto un tweet in cui ha detto che il Salone del libro di Torino continuerà a esserci, quindi gli eventi saranno due. L’AIE presenterà il progetto della fiera di Milano il 5 ottobre; l’evento si terrà in primavera. Motta ha specificato al Post che gli editori soci dell’AIE decideranno autonomamente se e come partecipare al Salone di Torino. Il 28 settembre intanto i piccoli editori che fanno parte dell’AIE si riuniranno a Bologna per discutere le loro posizioni.

Renata Gorgani ha detto al Post che il progetto che sarà presentato il 5 ottobre non è ancora definito, ma ha spiegato che la Fabbrica del Libro si impegnerà a collaborare con la Fiera del Libro di Francoforte, la più importante al mondo, e magari invitare editori stranieri a partecipare all’evento di Milano. Un’altra cosa che per l’AIE è molto importante è la partecipazione di tutti i tipi di case editrici, quelle specializzate in libri per ragazzi, ma anche quelle dell’editoria scolastica e professionale; l’evento sarà progettato anche con l’Associazione Italiana dei Bibliotecari (AIB) e l’Associazione dei Librai Italiani (AIL). Gli stand saranno nel polo fieristico di Rho, ma verranno organizzati degli eventi anche nel resto della città.

Gorgani ha chiarito che tutte le case editrici, anche quelle che non fanno parte dell’AIE, potranno partecipare alla fiera di Milano e che i costi per poter essere presenti all’evento non saranno superiori a quelli che gli editori dovevano sostenere per andare al Salone del Libro di Torino. In un secondo momento la Fabbrica del Libro lavorerà per organizzare una terza fiera libraria in una delle regioni del sud Italia.