(ANSA / ALESSANDRO DI MARCO)
  • Cultura
  • venerdì 2 settembre 2016

Perché due Saloni del libro sono una buona idea

Secondo Marco Ferrario – fondatore di BookRepublic – è un'occasione per parlare da un lato di editoria, dall'altro di come cambia il modo di leggere e scrivere

di Marco Ferrario
(ANSA / ALESSANDRO DI MARCO)

Da qualche anno, più o meno da quando sono apparsi gli ebook, il mondo della scrittura e della lettura è attraversato da due correnti che in buona parte si sovrappongono, ma che non sembra siano per nulla convergenti. La parte comune, dove queste correnti si sovrappongono, è evidentemente il libro. Ma intorno e oltre al libro, gli obiettivi, le strategie, le azioni editoriali, di marketing e commerciali e le discussioni hanno preso strade diverse. Tutte, in qualche modo, necessarie.

Da un lato gli editori, l’industria del libro, che è interessata al mantenimento o alla crescita controllata e inerziale della struttura esistente del mercato, della produzione e della vendita del libro come lo conosciamo. Dall’altra, chi ritiene prioritari i cambiamenti che il contesto digitale e la tecnologia hanno indotto e indurranno nella nostra esperienza dello scrivere e del leggere.

Un conto è l’economia del libro, con la sua filiera produttiva e distributiva; un altro è l’economia della lettura e della scrittura, di cui il libro è un segmento: cosa leggiamo, come, in quali formati; quali sono le strutture narrative, quali gradi di separazione esistono tra le strutture testuali e quelle che fanno uso di altri linguaggi.

Piaccia o non piaccia, queste due correnti, che dovrebbero riunirsi in un’unica e cointeressata sintesi, corrispondono a due visioni ancora in gran parte contrapposte, tra chi ritiene l’investimento in nuove forme di lettura e di scrittura addirittura dannoso e chi, invece, pensa che sia necessario. Sia che si parli di piacere, intrattenimento, formazione, informazione o aggiornamento. È, nei fatti, una contrapposizione tutt’altro che superficiale, che va nel profondo della costruzione e della trasmissione della conoscenza. Tra chi ritiene che siano necessarie forme robuste di protezione della conoscenza stessa dalle componenti di diffusione immediata e di condivisione indiscriminata e senza filtri tipiche della rete (“Internet uccide la conoscenza”); e chi invece ha una visione romantica e ottimistica riguardo all’evoluzione di tali componenti.

E che si tratti di visioni contrapposte, è testimoniato anche dalle numerose fiere ed eventi che negli anni hanno cercato di mettere insieme in dibattiti, discussioni, spazi, workshop e altre iniziative le idee e le persone che le rappresentavano. Gli esiti sono stati quasi sempre disastrosi, al punto che nel tempo sono state dedicate all’innovazione e al digitale sezioni delimitate e distaccate negli spazi e nei tempi.
Ma la cosa interessante è che ad oggi, come non esiste una sintesi, non esiste neppure una ragione prevalente. Entrambe le correnti servono alla causa della conoscenza ed è opportuno che vengano preservate entrambe, perché è idiota sacrificare l’esistente in nome di un cambiamento dalle destinazioni incerte, come peraltro è idiota negare il cambiamento.

Sono due comunità che si parlano e che condividono l’amore e la passione per il libro, ma che ancora faticano a convivere perché sono interessate e abituate a guardare a esso con prospettive differenti. Quindi, al di là delle spaccature e degli strascichi di varia natura, perché non due Saloni (Eventi, Fiere), uno dedicato al libro e l’altro alla scrittura e alla lettura, che rappresentino entrambe queste correnti e ospitino entrambe queste comunità? Due sedi diverse, due format diversi, due modelli di business diversi; obiettivi, editori, scrittori (più in generale, creatori di contenuti) e audience solo in piccola parte sovrapposti.

Un Salone (Evento, Fiera) dedicato alla Scrittura e alla Lettura dovrebbe avere almeno alcuni punti di differenziazione:

– vocazione fortemente internazionale, perché l’industria del libro è nazionale, la scrittura e la lettura interessano tutto il globo;
– partire dal libro, ma dilatare il più possibile il mondo intorno ad esso, esplorando linguaggi e strutture narrative nuove ed emergenti;
– indagare, censire e raccontare i giacimenti di conoscenza che sono disponibili su Internet e indicare strade su come renderli fruibili (e fruiti);
– indagare sul perché e sugli effetti della crescita della lettura da smartphone, anche se poi “il libro è un’altra cosa”;
– coinvolgere e ripensare le biblioteche e altri luoghi di lettura che sono in grande cambiamento.

Non solo non è una follia. Non solo è possibile. È necessario.

***

Marco Ferrario ha lavorato per 16 anni a Mondadori, dove ha ricoperto tra l’altro il ruolo di direttore generale di Harlequin-Mondadori e di amministratore delegato di Sperling & Kupfer. Dopo essersi dimesso nel 2008, nel 2010 ha fondato BookRepublic, la più grande libreria italiana online, e 40k, una casa editrice esclusivamente digitale che vende in tutto il mondo.

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