Patagonia contro Pattie Gonia

L'azienda di abbigliamento da outdoor ha fatto causa per 1 dollaro a una drag queen e attivista ambientalista per via del suo nome d'arte

Pattie Gonia nel 2024 durante una perfomance in occasione del "Save Her! Environmental Drag Show" a New York (Alyssa Goodman/AP)
Pattie Gonia nel 2024 durante una perfomance in occasione del "Save Her! Environmental Drag Show" a New York (Alyssa Goodman/AP)
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A gennaio l’azienda di abbigliamento da outdoor Patagonia ha fatto causa alla drag queen e attivista per l’ambiente statunitense Pattie Gonia per violazione di copyright, sostenendo che l’assonanza tra il nome del marchio e il suo nome d’arte, stampato su vari oggetti di merchandise in vendita, abbia generato una confusione che danneggia l’azienda.

Patagonia, il cui nome deriva dalla regione montuosa tra Cile e Argentina e che è nota per il suo storico impegno ambientalista, ha fatto causa per la cifra simbolica di 1 dollaro, sostenendo che avrebbe preferito non farlo visto che condivide i valori dell’attivista, ma che l’azione si è resa necessaria per proteggere il marchio. Pattie Gonia, il cui vero nome è Wyn Wiley, ha accusato l’azienda di volere invece «neutralizzare un’attivista» e che la causa sia «un tradimento dei valori di Patagonia».

Wiley cominciò a pubblicare contenuti online come Pattie Gonia nel 2018, e negli anni è diventata un’attivista molto seguita – ha 1,7 milioni di follower su Instagram – e specializzata in particolare in raccolte fondi per iniziative ambientaliste: l’anno scorso raccolse 1 milione di dollari facendo un trekking sulla costa californiana interamente vestita in drag. Le drag queen sono i personaggi femminili interpretati solitamente da uomini gay (ma non solo) in spettacoli di musica, ballo e cabaret, caratterizzati da grande esuberanza e intenti parodici (di solito ci si riferisce alle drag queen con il femminile).

Secondo Patagonia, Pattie Gonia ha violato un accordo informale stipulato nel 2022 in cui accettava di non associare il suo nome a nessun prodotto con fini commerciali. Secondo lei, però, quell’accordo non era un impegno ma si riferiva a un caso specifico. Dice poi che il merchandise contestato dall’azienda era una «parodia scherzosa», un aspetto centrale nella cultura drag: si tratta di alcune magliette e felpe con delle scritte che, oltre al nome dell’attivista, dicevano “hiking club”. In alcuni suoi video, poi, erano comparsi dei loghi che riprendevano esplicitamente quello di Patagonia, la sagoma del monte Fitz Roy su un tramonto colorato. Secondo Patagonia, diversi utenti avevano commentato sui social ammettendo di non avere capito se si trattava di qualche forma di collaborazione ufficiale.

Sebbene la causa risalga a gennaio, finora non era stata molto seguita dai giornali né commentata sui social. Se ne è parlato questa settimana perché giovedì Pattie Gonia ha pubblicato un video in cui ha raccontato il suo punto di vista sulla causa e su come siano andate le conversazioni con l’azienda in questi mesi. Pattie Gonia ha detto di aver tentato di trovare un accordo con l’azienda che le consentisse di mantenere il suo nome d’arte senza causare un danno a Patagonia, ma che non era stata raggiunta una soluzione comune.

Pattie Gonia ha detto che anche se la causa è per un solo dollaro, le spese legali stanno crescendo con il passare dei mesi e potrebbero diventare significative. Nel video Pattie Gonia ha chiesto ai suoi follower di fare pressione su Patagonia e da giovedì sui profili Instagram dell’azienda ci sono diversi commenti di utenti che chiedono di ritirare la causa.

Patagonia aveva anche contestato a Pattie Gonia di aver presentato una domanda di registrazione del proprio nome come marchio. Pattie Gonia ha spiegato che quella scelta non era diretta contro Patagonia, ma serviva a proteggere il suo nome da possibili appropriazioni da parte di terzi.

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