Il governatore della provincia di Katanga, Moïse Katumbi, a Lubumbashi, il 28 maggio 2015 (FEDERICO SCOPPA/AFP/Getty Images)
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  • sabato 14 Maggio 2016

La grande ascesa di Moïse Katumbi

È il ricchissimo e generoso proprietario di una vincente squadra di calcio (il Mazembe, gli interisti se la ricordano): ora vuole diventare presidente del Congo

Il governatore della provincia di Katanga, Moïse Katumbi, a Lubumbashi, il 28 maggio 2015 (FEDERICO SCOPPA/AFP/Getty Images)

La scorsa settimana Moïse Katumbi, leader dell’opposizione molto popolare nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), ha annunciato che si candiderà alle prossime elezioni presidenziali che dovrebbero tenersi entro la fine del 2016. Katumbi è un personaggio particolare: è ricchissimo, la sua villa è piena di zanne d’avorio, vasi giganti ed enormi dipinti; è proprietario del Mazembe, una delle squadre di calcio più forti dell’Africa e vincitrice di quattro Champions League africane; e soprattutto è un politico che ha riunito sotto di sé tutta l’opposizione congolese, una cosa che finora non era riuscita a nessuno. Il New York Times ha raccontato in un articolo l’ascesa di Katumbi nella RDC e lo scontro politico che si sta sviluppando tra lui e Joseph Kabila, l’autoritario presidente congolese che come molti suoi colleghi africani non sembra per nulla intenzionato a lasciare a breve il potere.

Un ripasso veloce sulla Repubblica Democratica del Congo
La Repubblica Democratica del Congo (detto anche Congo belga per il suo passato coloniale, e dal 1971 al 1997 nota ufficialmente con il nome di Zaire), è uno stato dell’Africa centrale molto instabile: qui da qualche anno vanno avanti combattimenti tra ribelli e forze armate governative, che hanno costretto centinaia di migliaia di persone a lasciare le loro case. La RDC confina con Uganda e Ruanda, due paesi a cui negli ultimi vent’anni è successo un po’ di tutto e le cui violenze hanno condizionato anche la stabilità degli stati vicini. Joseph Kabila è presidente della RDC da più di quindici anni e alla fine del 2016, dice la Costituzione congolese, deve lasciare il potere perché ha terminato il numero massimo di mandati. Diversi paesi occidentali, tra cui gli Stati Uniti, stanno facendo pressioni su di lui affinché se ne vada e venga garantita l’alternanza al potere. Ma finora le sue intenzioni sembrano essere molto diverse.

Chi è Moïse Katumbi
Katumbi ha 51 anni ed è figlio di madre congolese e padre greco-italiano, un ebreo sefardita che emigrò dall’isola di Rodi alla RDC tra le due Guerre mondiali per sfuggire ai nazisti. Katumbi è nato e cresciuto vicino al confine con lo Zambia, nella provincia più meridionale e più ricca della RDC, il Katanga. Qui ha anche costruito il suo successo politico e ha ottenuto un’ampia popolarità: nel 2007 è stato eletto governatore del Katanga, incarico che ha mantenuto fino al 2015 rimanendo uno stretto alleato del presidente Kabila. Già nel 2009 il quotidiano belga Le Soir parlava molto bene di Katumbi: scriveva cose come «dovunque vada, quest’uomo ci sa fare»; descriveva i suoi successi in politica e nel mondo degli affari e la sua grande eleganza e ricercatezza nel vestirsi; spiegava che era riuscito a farsi piacere da tutto il settore dell’industria estrattiva locale (minatori indipendenti e alti dirigenti), su cui è basata l’economia del Katanga; raccontava della sua «prestigiosa squadra di calcio», che a un certo punto è finita anche tra le cronache sportive italiane: nel 2010 il Mazembe giocò la finale di Coppa del Mondo per club contro l’Inter, dopo avere battuto in semifinale la più quotata squadra brasiliana dell’Internacional. L’Inter vinse 3 a 0 con gol di Pandev, Eto’o e Biabiany.

La finale di Coppa del Mondo per club Inter-Mazembe

Quando era governatore del Katanga, Katumbi faceva anche gesti molto popolari, come distribuire banconote ai suoi sostenitori, comprare ambulanze alle malridotte cliniche locali e partecipare alla realizzazione di un documentario sull’industria mineraria locale: Katanga Business, diretto dal regista belga Thierry Michel e uscito nel 2009.

Un estratto di Katanga Business

Katumbi contro Kabila
Da circa un anno i rapporti tra Katumbi e Kabila non sono più quelli di prima. Katumbi è passato all’opposizione, creandosi un’ampia base di consensi soprattutto a Lubumbashi, terza città per grandezza della RDC e capitale del Katanga: il New York Times ha raccontato che ogni sera di fronte alla sua enorme villa a Lubumbashi si riuniscono centinaia di sostenitori «pronti a confrontarsi con chiunque tenti di portare via il loro eroe e benefattore».

I guai seri per Katumbi sono cominciati la scorsa settimana, quando il ministro della Giustizia congolese lo ha accusato di avere ingaggiato centinaia di mercenari, anche americani, con l’obiettivo di rovesciare il governo e destituire il presidente Kabila. Il governo ha mostrato come prova le foto di un cittadino americano armato – l’ex soldato statunitense Darryl Lewis – arrestato il mese scorso a Lubumbashi. Katumbi si è difeso sostenendo di avere assunto Lewis come consigliere per la sicurezza, dopo che si era accorto di essere seguito da agenti dell’intelligence congolese.

KatumbiUna manifestazione dei sostenitori di Moïse Katumbi di fronte a un tribunale a Lumbubashi, l’11 maggio 2016
(FISTON MAHAMBA/AFP/Getty Images)

Katumbi si è già presentato due volte in tribunale per chiarire la sua posizione, ma per ora le accuse non sono state ritirate. La presunta presenza di mercenari nella RDC è una questione che potrebbe far perdere consensi a Katumbi, visto il passato turbolento del paese. Negli anni Sessanta, dopo l’indipendenza ottenuta dal Belgio, mercenari belgi combatterono una guerra per la secessione del Katanga dal resto del Congo; a metà degli anni Novanta furono impiegati altri mercenari, questa volta assunti dall’allora presidente congolese Mobutu per difendere il suo potere che durava da 32 anni; e alla fine degli anni Novanta, durante le violenze causate dalle guerre civili del Congo, moltissimi soldati di altri paesi africani entrarono in territorio congolese e saccheggiarono le miniere.

Le elezioni nella RDC dovrebbero tenersi entro il 2016, ma finora il presidente Kabila si è rifiutato di annunciare una data. Intanto sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea hanno cominciato a fare pressioni sul governo congolese, accusandolo di violare sistematicamente i diritti di attivisti, leader politici e tutti quelli che si oppongono a un prolungamento dell’attuale mandato presidenziale. Le tensioni politiche stanno peggiorando una situazione che già prima era critica: la RDC è uno dei paesi più poveri al mondo e ora anche la Cina, che negli anni scorsi aveva destinato parecchi fondi al paese, sembra volere ridurre i suoi investimenti.