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  • lunedì 16 novembre 2015

Gli attentati dell’ISIS a Parigi, un riassunto

Le cose essenziali da sapere sugli attacchi di venerdì e le notizie degli ultimi due giorni, per chi vuole rimettersi in pari

Il Cafe Belle Equipe in rue de Charonne, a Parigi. (KENZO TRIBOUILLARD/AFP/Getty Images)

Da quattro giorni notizie, analisi e aggiornamenti sugli attentati terroristici compiuti dall’ISIS venerdì sera a Parigi si avvicendano di minuto in minuto, rendendo complicato seguirne lo svolgimento per chi sabato e domenica aveva altro da fare. Per questo motivo abbiamo messo insieme una guida con le cose essenziali da sapere: ciascun paragrafo rimanda a un articolo più lungo su ciascuna questione.

– Gli attacchi: dove, come e quando

Una cronologia di dove e quando sono avvenuti gli attentati di Parigi: sono tutti iniziati fra le 21.20 e le 22. Il più grave, quello al locale Bataclan, è andato avanti fino a mezzanotte e venti, quando è stato interrotto da un raid della polizia: al momento le persone morte nell’attacco al Bataclan sono 89. Ma ci sono state sparatorie ed esplosioni anche in diversi altri posti della città, compreso lo Stade de France in cui si stava giocando Francia-Germania. In tutto i morti sono oggi 130, ma ci sono 99 feriti in gravi condizioni.

– Cos’è il Bataclan

È uno storico locale di Parigi, una sala usata per concerti e spettacoli: si trova al numero 50 di Bd Voltaire, nell’XI arrondissement, un quartiere nel centro della città. Il nome del locale è ispirato all’opera Ba-ta-clan di Jacques Offenbach, che aveva un’ambientazione cinese ed è stata rappresentata per la prima volta nel 1855. Il locale è stato attaccato mentre era in corso un concerto della band californiana Eagles of Death Metal.

– Le immagini e i video essenziali sugli attacchi

Il video girato da un giornalista di Le Monde sopra un’uscita secondaria del Bataclan, il terreno dello Stade de France invaso dagli spettatori e le foto scattate dalle agenzie fotografiche sui luoghi degli attentati, venerdì sera.

– Cos’è successo allo Stade de France

Un racconto cronologico e per immagini degli attacchi allo stadio dove si stava giocando un’amichevole di calcio fra Francia e Germania. Gli attacchi hanno creato una situazione surreale: durante la partita gli allenatori delle due squadre sono stati informati delle notizie iniziali di violenze ma hanno scelto di non dire niente alle proprie squadre. Una decisione simile è stata presa dal presidente francese Hollande, che ha scelto di non avvertire gli spettatori temendo che ci fossero altri miliziani vicino allo stadio e per evitare che si creasse il panico e la conseguente calca: molti di loro hanno saputo cosa stava succedendo in città solamente verso la fine della partita.

– Le bufale che girano online

Per ora ne abbiamo raccolte 15, ma ce ne sono molte di più: dalla foto di un critico di videogiochi spacciato per un terrorista dai giornali italiani a quella dei palestinesi che a Gaza esultano per gli attacchi a Parigi (la foto in realtà risale al 2012). Occhio anche a non scambiare un logo con la Torre Eiffel inscritta nel simbolo della pace per un’opera di Banksy: in realtà è dell’artista francese Jean Jullien.

– Cosa sappiamo sugli attentatori

Il procuratore di Parigi François Molins ha detto che gli attacchi sono stati compiuti da tre gruppi di terroristi, formati in tutto da almeno sette persone (ma potrebbero essere di più: domenica Associated Press per esempio parlava di 19 attentatori, secondo le proprie fonti). Tre di loro hanno formato il primo gruppo che ha attaccato lo Stade de France, altri tre hanno attaccato il Bataclan e un settimo si è fatto esplodere all’interno di un ristorante in una zona centrale di Parigi. Le notizie su questo fronte sono comunque molto fluide, in mattinata ne sono stati identificati altri due: per essere aggiornati è bene seguire il liveblog del Post.

Stando alle ultime ricostruzioni della stampa francese, le indagini si stanno concentrando su tre fratelli francesi che vivevano in Belgio, dove sembra sia stato organizzato l’attentato. Uno dei tre fratelli – che sarebbe l’ottavo sospettato degli attentati di Parigi, ma la polizia non ha specificato il suo livello di coinvolgimento nella strage – è ancora in fuga: le sue generalità e una sua fotografia sono state diffuse dalla polizia francese domenica pomeriggio. Si chiama Salah Abdeslam, nato a Bruxelles, in Belgio, il 15 settembre 1989.

– Un attimo: cosa c’entra il Belgio?

Negli ultimi anni il Belgio è diventato uno dei paesi europei in cui l’attività islamista radicale è più forte. Diversi giornali si stanno occupando in particolare del comune belga di Molenbeek-Saint-Jean, nella regione di Bruxelles, indicato come una delle basi europee del terrorismo islamista. Gli arresti di sabato sera in diretta connessione con gli attentati di Parigi hanno rafforzato questa ipotesi: «L’elenco delle persone che hanno transitato per Molenbeek, prima di essere coinvolte in attività terroristiche è impressionante», scrive Le Monde.

– Con Parigi l’ISIS ha cambiato strategia?

Fino a oggi, la maggior parte degli esperti era d’accordo nel dire che la priorità dell’ISIS – il suo obiettivo strategico – era quella di creare un Califfato islamico su cui governare: compiere attentati terroristici in Occidente era visto più che altro come uno strumento efficace per il reclutamento di nuovi miliziani e un modo per entrare in competizione con al Qaida per la supremazia del mondo jihadista. Dopo gli attentati di Parigi – i primi che l’ISIS compie in Occidente con una tale estensione, organizzazione ed efficacia – non tutti la pensano più così: una guida per capirci qualcosa.