Centinaia di migranti si dirigono a Rigonce, in Slovenia, passando per i campi, 25 ottobre 2015 (AP Photo/Darko Bandic)
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  • lunedì 26 Ottobre 2015

L’enorme flusso di migranti nei Balcani

Solo domenica in Slovenia ne sono arrivati 15mila, nei prossimi giorni se ne attendono altre migliaia: le condizioni nei campi sono molto precarie

Centinaia di migranti si dirigono a Rigonce, in Slovenia, passando per i campi, 25 ottobre 2015 (AP Photo/Darko Bandic)

La gestione dei migranti in viaggio verso l’Europa occidentale si è fatta molto complicata nelle ultime settimane in Slovenia, un piccolo paese di due milioni di abitanti che quest’estate è stato relativamente poco interessato dalla cosiddetta “rotta dei Balcani”. A metà ottobre l’Ungheria ha deciso di chiudere tutti i suoi confini, di conseguenza la rotta più agevole per arrivare in Austria e Germania è diventata quella che passa per la Slovenia: negli ultimi dieci giorni più di 62mila migranti sono passati per la Slovenia, 15mila solo domenica 25. Entro la prossima settimana 400 poliziotti provenienti da diversi paesi europei arriveranno in Slovenia per aiutare le autorità locali a gestire la situazione. Da giorni le autorità slovene dicono di non avere le forze sufficienti per occuparsi al meglio dei migranti che passano per il proprio territorio.

Le cifre di questa settimana sono simili a quelle di quest’estate, quando paesi più grandi e popolati come Ungheria, Serbia e Croazia hanno avuto simili difficoltà. Il guaio è che il flusso per i Balcani non diminuirà, almeno nelle prossime settimane. Fra il 18 e il 25 ottobre in Grecia, il paese di partenza della rotta, sono arrivati 9mila migranti al giorno: sono le cifre più alte mai registrate da quando è iniziato il flusso, questa estate.

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I giornalisti presenti sul posto stanno raccontando che le autorità slovene hanno grosse difficoltà a gestire la situazione, e che nonostante tutti i paesi coinvolti stiano collaborando le operazioni sono molto lente: i migranti sono costretti ad aspettare ore o giornate intere per passare da uno stato all’altro, spesso in condizioni precarie o all’aperto, al freddo. La situazione è particolarmente grave al confine fra Croazia e Slovenia, nel campo profughi temporaneo allestito nel paese sloveno di Brežice: le foto del campo mostrano pochissime strutture e decine di migranti stesi per terra, in attesa di ripartire per l’Austria. Un rifugiato siriano contattato da NPR, riguardo ai campi profughi in Slovenia ha detto: «Non hanno acqua né cibo. Siamo stati lì due giorni senza nulla. E non hanno nemmeno le coperte, niente: solo il terreno».

Domenica intanto si è tenuto a Bruxelles un incontro dei leader politici dei paesi europei interessati dalla rotta balcanica. La decisione più importante è stata la creazione nei prossimi anni di 100mila nuovi posti letto per accogliere i migranti, di cui 30mila messi a disposizione dalla Grecia e 70mila dall’UNHCR, l’Agenzia dell’ONU per i rifugiati (che ne aprirà 20mila entro la fine del 2015). Un’altra decisione presa durante l’incontro prevede l’invio di 400 poliziotti in Slovenia nel giro di questa settimana per aiutare le autorità slovene. Vesna Mitric, la portavoce del ministero degli Interni sloveno, ha detto ad Associated Press: «Nessun paese in condizioni normali può reggere un flusso come quello che sta sperimentando la Slovenia oggi. Siamo facendo il massimo, [ma] la Slovenia non ha capacità illimitate di spazio, risorse umane e logistiche».