Un gruppo di migranti in Croazia, in attesa di prendere un bus che li porti al confine con l'Ungheria. (AP Photo/Amel Emric)
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  • venerdì 16 Ottobre 2015

L’Ungheria ha chiuso il confine con la Croazia

Da oggi le persone dirette in Europa occidentale dovranno chiedere asilo in Ungheria (e restarci) oppure passare dalla Slovenia

Un gruppo di migranti in Croazia, in attesa di prendere un bus che li porti al confine con l'Ungheria. (AP Photo/Amel Emric)

Alla mezzanotte di venerdì sera l’Ungheria ha chiuso il confine con la Croazia. La decisione di chiudere il confine era stata annunciata dal ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, dopo una riunione del consiglio di sicurezza nazionale. Quasi 400.000 migranti quest’anno sono entrati in Ungheria, ma pochissimi si sono fermati nel paese: la grandissima parte ha proseguito il suo viaggio verso i paesi occidentali – principalmente Germania e Austria – dove intende chiedere asilo.

Ungheria e Croazia si trovano lungo la cosiddetta “rotta balcanica“, la più usata e percorsa dai migranti per raggiungere i paesi dell’Europa occidentale dalla Grecia, dove arrivano via mare dalla Turchia. Un mese fa il governo ungherese aveva costruito una barriera di filo spinato sul tratto di confine con la Croazia che non è delimitato dal fiume Drava, lasciando però delle vie di passaggio: in queste settimane ogni giorno i migranti sono stati portati dalle autorità croate verso questi varchi e hanno superato il confine senza un regolare permesso; al di là del confine sono stati presi in consegna dai militari ungheresi, che li hanno portati in treno o in autobus al confine con l’Austria permettendo loro di proseguire il viaggio.

Il governo ungherese aveva spiegato che da mezzanotte sarebbero state chiuse anche queste vie di passaggio – «possiamo sigillare il confine in un’ora», aveva detto qualche giorno fa il primo ministro Viktor Orban – e sarebbero stati allestiti alla frontiera due uffici ai quali i migranti avrebbe potuto presentare richiesta di asilo. I due uffici sono allestiti in corrispondenza delle città di Beremend e Letenye. Questa decisione cambia molte cose per i migranti: le norme in vigore in Unione Europea – il trattato di Dublino, per la precisione – prevedono infatti che i migranti debbano chiedere asilo nel primo paese europeo in cui arrivano, e quindi restarci. Queste norme, molto criticate e discusse, sono state sostanzialmente ignorate negli ultimi mesi: un po’ perché i paesi dei Balcani e dell’Europa dell’est non hanno interesse a fermare sul loro territorio centinaia di migliaia di migranti, un po’ perché gli stessi migranti rifiutano di farsi identificare e chiedere asilo finché non raggiungono un paese dalle politiche più accoglienti. Inoltre rispettare alla lettera il trattato di Dublino porterebbe alla concentrazione di un numero enorme di persone nei paesi più esposti agli arrivi dei migranti, che non hanno le risorse e le strutture per gestire una situazione simile: anche la recente decisione di distribuire 120.000 migranti in Unione Europea sulla base di quote che coinvolgono tutti i paesi membri di fatto supera il contenuto del trattato di Dublino.

L’Ungheria in questi mesi ha trasportato i migranti al confine con l’Austria senza identificarli; la chiusura completa del confine – a meno di non chiedere asilo, e quindi eventualmente restare in Ungheria – comporterà quindi probabilmente una nuova deviazione della “rotta balcanica”. Secondo alcuni giornalisti che stanno seguendo la situazione, il grosso dei migranti probabilmente cercherà a questo punto di raggiungere la Slovenia e da lì proseguire verso l’Austria, ma qualcuno potrebbe anche decidere di fermarsi dalla parte croata del confine con l’Ungheria e sperare che accada qualcosa.

In questi mesi il flusso di migranti attraverso la Slovenia è dipeso spesso dalle decisioni dei governi di Ungheria e Croazia. Il governo della Croazia ha pubblicato online una nota con cui annuncia di avere un piano concordato col governo della Slovenia per gestire insieme la situazione. Il governo della Slovenia durante una conferenza stampa ha spiegato che la decisione dell’Ungheria era attesa da tempo e che è attrezzato per affrontare la situazione.

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