Un'immagine del video diffuso dal ministero della Difesa russo che mostra il lancio di un missile da una nave da guerra russa nel Mar Caspio. (Russian Defense Ministry Press Service via AP)
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  • mercoledì 7 Ottobre 2015

I primi bombardamenti navali russi in Siria

Il governo russo dice di avere lanciato 26 missili dal Mar Caspio contro obiettivi in Siria: nel frattempo l'esercito siriano ha iniziato un grande attacco contro i ribelli ad Hama

Un'immagine del video diffuso dal ministero della Difesa russo che mostra il lancio di un missile da una nave da guerra russa nel Mar Caspio. (Russian Defense Ministry Press Service via AP)

Mercoledì l’esercito siriano ha cominciato un attacco di terra contro alcuni ribelli nella provincia di Hama, nella Siria nord-occidentale. L’attacco è stato compiuto con la copertura di diversi aerei da guerra russi, che avevano cominciato a bombardare in Siria il 30 settembre. Il governo russo ha anche detto di avere lanciato 26 missili dal Mar Caspio – dove si trovano diverse navi russe – che hanno colpito alcuni obiettivi in Siria a circa 1.500 chilometri di distanza. Quello di oggi è stato il primo bombardamento navale compiuto dalla Russia in Siria, dopo gli oltre 100 bombardamenti aerei dell’ultima settimana. Il Washington Post ha descritto l’attacco navale russo come «una potente esibizione del potere di fuoco di Mosca» e ha scritto che è stata la dimostrazione della stretta collaborazione tra la Russia e i governi di Siria, Iran e Iraq.

Gli attacchi navali russi sono stati compiuti in concomitanza con la più grande operazione militare dell’esercito siriano da quando la Russia è intervenuta in Siria. Un funzionario americano ha detto al New York Times che per la prima volta dalla scorsa primavera l’esercito siriano è passato «dalla difesa all’attacco». Le operazioni militari degli ultimi giorni, sia russe che dell’esercito siriano, si stanno concentrando nella Siria occidentale e in particolare attorno alla provincia di Latakia, la roccaforte di Assad minacciata da alcuni gruppi ribelli che si sono uniti nella coalizione militare chiamata l’Esercito della Conquista. Le mosse della Russia in Siria sembrano quindi confermare la tesi di diversi analisti secondo cui l’obiettivo primario del governo russo è la difesa del regime di Assad, prima ancora che l’indebolimento dell’ISIS e degli altri gruppi jihadisti.

Finora gli attacchi russi non sono stati coordinati con quelli della coalizione internazionale che sta combattendo contro l’ISIS in Siria e in Iraq, e l’amministrazione statunitense ha escluso che ci possa essere in futuro una collaborazione strategica con la Russia. Gli Stati Uniti credono che nelle ultime settimane la Russia abbia aumentato significativamente la sua presenza militare in territorio siriano. L’ambasciatore statunitense alla NATO ha detto a riguardo: «Alcune delle capacità militari che la Russia ha portato alla base siriana di Latakia fanno pensare a qualcosa di più di una semplice base militare attrezzata per la difesa».

A fianco di Assad è impegnato anche l’Iran, che da diversi mesi manda consiglieri militari per aiutare il regime siriano. Martedì Reuters ha scritto che i dettagli dell’intervento russo in Siria sono stati decisi durante un incontro avvenuto a Mosca lo scorso luglio tra rappresentanti del governo russo e Qassem Soleimani, il misterioso generale a capo delle forze al Quds, un’unità di élite della Guardia Rivoluzionaria iraniana che risponde direttamente alla Guida Suprema Ali Khamenei. Sempre secondo Reuters, negli ultimi giorni in Siria sono arrivati anche diversi soldati delle forze speciali iraniane, pronti a compiere un attacco di terra per difendere il regime di Assad.