Sostenitori dell'AKP festeggiano ad Ankara (Gokhan Tan/Getty Images)
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  • lunedì 8 Giugno 2015

La mezza vittoria di Erdoğan

In Turchia il partito del presidente ha preso più voti di tutti, ma per la prima volta in 13 anni non ha la maggioranza assoluta: e i curdi sono entrati in Parlamento

Sostenitori dell'AKP festeggiano ad Ankara (Gokhan Tan/Getty Images)

Il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) di centrodestra e dell’attuale presidente della repubblica in Turchia, Recep Tayyip Erdoğan, ha perso per la prima volta in 13 anni la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, alle elezioni politiche che si sono tenute nel paese domenica 7 giugno. L’AKP ha ottenuto il 40,7 per cento dei voti, pari a 258 seggi su 550, e per governare avrà quindi bisogno di formare una coalizione o un governo di minoranza. Il risultato è una brutta notizia per Erdoğan, che aveva nei piani diverse riforme istituzionali per rafforzare il suo potere. L’affluenza è stata dell’86 per cento.

Nuovo Parlamento
Il secondo partito ad avere ottenuto più voti è stato il Partito Popolare Repubblicano (CHP) di centrosinistra, che ha raggiunto il 25,16 per cento, pari a 132 seggi nel nuovo Parlamento. Il Partito del Movimento Nazionalista (MHP), di estrema destra, è stato votato dal 16,5 per cento degli elettori e ha rimediato 81 seggi. È andato meglio delle aspettative anche il Partito Democratico dei Popoli (HDP) – il partito che sostiene la causa dei curdi – che ha superato lo sbarramento del 10 per cento e ottenuto il 12,99 per cento dei voti, pari a 79 seggi: per la prima volta esprimerà dei rappresentanti in Parlamento.

La prima volta dell’HDP
Per diversi analisti, il partito curdo può essere considerato il vero vincitore di queste elezioni: era la prima volta che l’HDP si presentava alle elezioni, in precedenza i curdi si erano quasi sempre candidati come indipendenti per evitare di dover affrontare la soglia di sbarramento al 10 per cento. Diversi uffici del partito e comizi dei suoi leader sono stati attaccati nelle ultime settimane. Venerdì 5 maggio una bomba ha ucciso due persone che assistevano a un comizio del leader del partito e ne ha ferite altre 100. Presso la sede dell’HDP ci sono stati festeggiamenti per buona parte della notte. Il leader dell’HDP, Selahattin Demirtas, ha escluso la possibilità di formare una coalizione con l’AKP per governare. Ha anche ricordato che il voto ha dimostrato chiaramente che la popolazione non vuole la riforma presidenziale proposta da Erdoğan: “La discussione sul presidenzialismo e la dittatura sono finite con queste elezioni”.

L’attuale primo ministro Ahmet Davutoglu, dell’AKP, ha tenuto un breve discorso dalla sede del partito ad Ankara ricordando che “non c’è dubbio sul fatto che il vincitore delle elezioni sia di nuovo l’AKP”. Ha comunque ricordato che “la decisione del popolo è definitiva: è sopra ogni cosa e agiremo seguendo le sue indicazioni”.

Presidenzialismo
Fino al 2007 il presidente della Turchia era eletto dal Parlamento, in modo simile a come avviene in Italia. Da allora Erdoğan ha cercato di cambiare la Costituzione ed è riuscito a ottenere l’elezione diretta: lui stesso è stato nel 2014 il primo presidente turco a essere eletto dal popolo, a larga maggioranza. La carica di presidente della Repubblica mantiene comunque poteri piuttosto limitati, mentre il potere esecutivo rimane nelle mani del primo ministro. L’AKP ha presentato al Parlamento un bozza di modifica costituzionale che prevede la possibilità per il presidente della Repubblica di sciogliere le camere e nominare i membri del governo: una situazione, secondo l’opposizione, da “dittatura sudamericana”. L’AKP sperava in queste elezioni di ottenere i due terzi dei voti necessari in Parlamento per approvare la modifica.