• Italia
  • venerdì 1 maggio 2015

La Corte Costituzionale ha bocciato una parte della norma Fornero sulle pensioni

Quella che bloccava l'adeguamento annuale all'inflazione delle pensioni più alte di 1443 euro al mese: lo Stato dovrà tirar fuori 5 miliardi di euro

La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale una norma inserita nel 2011 dall’allora ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero nel cosiddetto decreto “Salva Italia” voluto dal governo Monti, che bloccava l’adeguamento annuale delle pensioni al costo della vita per gli assegni superiori a tre volte il minimo INPS (cioè per chi prende circa 1.500 euro lordi al mese). Questo vuol dire che lo Stato dovrà versare gli adeguamenti arretrati – stimati in 5 miliardi di euro, ma ancora in modo molto provvisorio – e ricominciare a versare quelli annuali da adesso in poi.

Lo stop alla rivalutazione delle pensioni è incostituzionale. La norma che, per il 2012 e 2013, ha stabilito, «in considerazione della contingente situazione finanziaria», che sui trattamenti pensionistici di importo superiore a tre volte il minimo Inps (circa 1.500 euro lordi) scattasse il blocco della perequazione, ossia il meccanismo che adegua le pensione al costo della vita, è incostituzionale. Lo ha deciso la Consulta, bocciando l’art. 24 del decreto legge 201/2011 in materia di perequazione delle pensioni, ossia la cosiddetta norma Fornero contenuta nel “Salva Italia” varato dal governo Monti.

Bocciata norma Fornero, «buco» da 5 miliardi
L’impatto sui conti pubblici, stimato dall’Avvocatura dello Stato quando si tenne l’udienza pubblica, sarebbe di circa 1,8 miliardi per il 2012 e circa 3 miliardi per il 2013, per un totale di quasi 5 miliardi. Immediata la levata di scudi dei sindacati che hanno chiesto al governo di «sanare l’ingiustizia». Immediata la levata di scudi dei sindacati che hanno chiesto al governo di «sanare l’ingiustizia».

Palazzo Chigi: non facile, troveremo soluzione
«Stiamo verificando l’impatto che la sentenza della Consulta può avere sui conti pubblici, non sarà una prova facile ma non siamo molto preoccupati». Così fonti di Palazzo Chigi che sottolineano: «Siamo al governo per risolvere questioni complesse, quindi calma e gesso: studieremo la sentenza e troveremo la soluzione».

(Continua a leggere sul Sole 24 Ore)

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