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  • lunedì 20 ottobre 2014

L’infermiera spagnola è guarita da ebola

Ora lo dicono anche i test finali: Teresa Romero era stata contagiata curando un missionario

Aggiornamento del 21 ottobre, ore 17 – I test finali hanno confermato che Teresa Romero, l’infermiera spagnola contagiata da ebola, è guarita.

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Teresa Romero, l’infermiera spagnola contagiata con ebola, è risultata negativa al test che serve per rilevare la presenza del virus, cosa che potrebbe indicare la fine dell’infezione causata dalla malattia. La notizia è stata diffusa nel pomeriggio di domenica 19 ottobre dai familiari di Romero ed è stata successivamente confermata dal governo spagnolo, che ha però mantenuto diverse cautele sull’esito del test. Saranno infatti necessarie nuove analisi del sangue per avere una conferma sull’effettiva guarigione dell’infermiera, che continua a essere ricoverata presso l’ospedale Carlos III di Madrid.

Romero aveva contratto ebola a inizio ottobre dopo essere entrata in contatto con due missionari, provenienti dall’Africa occidentale dove erano stati contagiati. Nonostante le terapie somministrate presso l’ospedale, i due pazienti morirono e il 6 ottobre l’infermeria risultò positiva al test per rilevare la presenza del virus nell’organismo, diventando il primo caso di contagio al di fuori dell’Africa. Probabilmente il contagio avvenne mentre Romero si stava sfilando uno dei guanti della sua tuta protettiva: si toccò per qualche istante il viso prima di rimuoverli, entrando in contatto diretto con il virus. Ebola non si trasmette per via aerea ma attraverso fluidi corporei come sangue, saliva, lacrime e sudore che entrano in contatto con una ferita aperta o con le mucose di un’altra persona.

In seguito all’esito del test e ai primi sintomi, Romero fu immediatamente ricoverata e furono avviate le terapie per ridurre gli effetti causati da ebola, ma le sue condizioni peggiorarono rapidamente. Per motivi di riservatezza nelle settimane di malattia non sono state diffuse informazioni precise sui trattamenti cui è stata sottoposta l’infermiera. Secondo diverse fonti consultate dai media spagnoli, a Romero sarebbe stato somministrato del siero contenente anticorpi, ottenuto dal sangue di altri pazienti sopravvissuti al contagio. Questa pratica non garantisce la fine dell’infezione, ma è uno dei protocolli utilizzati con frequenza e ha portato a qualche risultato positivo nel trattamento di altri pazienti con ebola.

Non ci sono molte notizie sulle condizioni di salute di Teresa Romero: il virus mette a dura prova l’organismo e in molti casi possono essere necessari mesi prima di un completo ristabilimento. Le autorità sanitarie spagnole sono ora in attesa dell’esito di un secondo test per confermare la fine dell’infezione. Nel frattempo altre 15 persone che erano entrate in contatto con Romero nei giorni prima che le fosse diagnosticato ebola continuano a essere tenute in isolamento, ma per ora non hanno mostrato sintomi riconducibili agli effetti del virus. Il periodo di incubazione di ebola è comunque molto variabile e possono essere necessarie fino a tre settimane prima della comparsa dei primi sintomi.

Lunedì i ministri degli Esteri europei si incontreranno in Lussemburgo per discutere nuove soluzioni per rafforzare la risposta dell’Unione Europea contro ebola e la sua possibile diffusione nel continente. Nelle ultime settimane quasi tutti i paesi, Italia compresa, hanno annunciato lo stanziamento di decine di milioni di euro per contrastare ebola e per aiutare i paesi dove il virus ha causato più morti, come Liberia, Sierra Leone e Guinea. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha però espresso scetticismo sull’efficacia delle misure adottate fino a ora, ricordando che nell’Africa occidentale servono soprattutto personale medico, farmaci e altre risorse da impegnare direttamente sul campo per ridurre i contagi. Fino a ora il virus ha causato la morte di almeno 4.500 persone.

Negli Stati Uniti decine di persone che erano entrate in contatto con Thomas Eric Duncan – il liberiano morto a Dallas (Texas) dopo avere sviluppato i sintomi di ebola negli Stati Uniti di ritorno da un viaggio in Africa – sono state dichiarate non più a rischio e su di loro saranno quindi allentati i controlli. Il periodo di controllo di tre settimane è scaduto domenica per quasi tutte le 50 persone coinvolte, ed entro pochi giorni scadrà anche per gli altri. Due membri del personale sanitario dell’ospedale dove era stato ricoverato Duncan hanno contratto il virus, e per questo motivo le autorità sanitarie stimano che ci siano circa altre 150 persone tenute sotto controllo, anche se appare poco probabile che possano manifestare i sintomi causati da ebola nei prossimi giorni.

Gli effetti di ebola sul corpo umano →
Lo sviluppo del virus e il modo in cui attacca l’organismo, mostrato con le figure
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