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  • martedì 2 settembre 2014

Sviluppi nel Golan

Si tratta per i quaranta militari ONU catturati dagli islamisti e intanto i combattimenti al confine tra Siria e Israele complicano la vita della comunità drusa

Lunedi 1 settembre alle 8.00 del mattino i miliziani di al Nusra – un’organizzazione di fondamentalisti islamici affiliata ad al Qaida che opera in Siria contro il governo di Bashar al Assad ed è una rivale dello Stato Islamico (IS) – sono entrati nella città di Quneitra sulle alture del Golan e hanno abbattuto il pennone a cui era issata la bandiera siriana, nella piazza principale della città. «È un altro simbolo dei cambiamenti che stanno avvenendo su tutto il confine settentrionale di Israele», scrive il quotidiano israeliano Haaretz.

Le alture del Golan (tra Israele, Siria, Giordania e Libano) sono uno dei territori maggiormente contesi di tutto il Medio Oriente: tre quarti della zona fa parte dei territori che Israele ha occupato al di fuori dei “confini del ’67” e che nel 1973 durante la guerra dello Yom Kippur la Siria aveva cercato di riconquistare. Attualmente vi si trova un’area di sicurezza creata tra le forze occupanti israeliane e l’esercito siriano, che è sotto il controllo dei reparti ONU dell’UNDOF (United Nations disengagement observer force). Quneitra è una città all’interno della fascia di sicurezza e può essere considerata la capitale del Golan siriano. Negli ultimi giorni il Golan è tornato al centro dell’attenzione dei media internazionali a causa dell’intensificarsi dei combattimenti in Siria che rischiano di sconfinare in Israele, dell’assedio da parte di al Nusra a due basi militari dell’ONU, del rapimento di 44 “caschi blu” delle Fiji e della situazione in cui si trovano coinvolti i drusi, una minoranza religiosa che vive prevalentemente di pastorizia e agricoltura.

I combattimenti sulle alture del Golan
I combattimenti al confine tra Siria e Israele vicino alle alture del Golan tra esercito siriano e miliziani di al Nusra si sono aggravati nell’ultima settimana. Fanno parte della rivolta in corso contro il presidente Bashar al Assad iniziata nel marzo del 2011 e che finora ha causato la morte di 191mila persone. Gli scontri si sono concentrati intorno alla città di Hamidiyeh vicino a Quneitra e vicino alla frontiera contesa con Israele. L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha detto che ci sono morti e feriti in entrambe le fazioni, ma non se ne conoscono i numeri. Le autorità siriane hanno confermato dicendo che, negli ultimi giorni, l’esercito ha ucciso «molti terroristi».

Durante i combattimenti, un colpo di mortaio siriano ha colpito un kibbutz situato nelle alture settentrionali del Golan, nella parte israeliana del territorio e domenica scorsa le autorità israeliane hanno riferito che le loro difese aeree hanno intercettato e abbattuto un drone che proveniva dalla Siria e che sorvolava lo spazio aereo controllato da Israele sul Golan vicino al valico di Quneitra. Gli episodi degli ultimi giorni potrebbero avere conseguenze dirette su Israele e complicare ulteriormente la situazione dei due paesi. Non è chiaro se l’esercito di Assad abbia ripreso oppure no il controllo della zona di Quneitra, scrive Reuters, ma allontanare le forze ribelli di al Nusra dalla zona, questa volta, si sta mostrando più difficile: l’esercito siriano infatti è spinto sempre più a nord nella fascia di confine rappresentata dalle alture, nella zona cioè del Monte Hermon e della città drusa di Khader; i ribelli di al Nusra controllano invece tutte le zone a sud di Quneitra, fino al confine con la Giordania.

Le Nazioni Unite
Durante i recenti combattimenti 75 militari dell’ONU di nazionalità filippina sono stati attaccati in due diverse basi ma dopo circa 24 ore di assedio e dopo alcuni scontri a fuoco sono riusciti a fuggire. O meglio: un primo gruppo di 35 militari è stato fatto allontanare dall’esercito irlandese e da quello filippino; il secondo gruppo non è chiaro se sia stato poi liberato da al Nusra, dice Haaretz, o se sia riuscito a scappare durante la notte, come scrive ad esempio il Guardian.

Due giorni dopo, i combattenti di al Nusra hanno hanno rapito 44 “caschi blu” delle Fiji in un’altra base ONU della zona. Sabato 30 agosto, in un comunicato pubblicato online, i militanti islamisti hanno rivendicato il sequestro e pubblicato una foto che mostra gli uomini in uniforme e le loro carte di identità: hanno fatto sapere che gli uomini dell’ONU si trovano in un luogo sicuro, che sono in buone condizioni di salute e che il sequestro è un’azione di rappresaglia contro le Nazioni Unite che hanno protetto Israele ignorando «il quotidiano spargimento di sangue dei musulmani in Siria» e facilitando l’esercito di Assad nel «colpire i musulmani vulnerabili attraverso una zona cuscinetto sulle alture del Golan».

Lunedì 1 settembre l’ONU ha nominato un gruppo per negoziare con i ribelli islamisti che hanno chiesto che la loro organizzazione sia rimossa dall’elenco dei terroristi delle Nazioni Unite e un risarcimento per i loro membri uccisi nei combattimenti. Non hanno detto dove si trovino i militari ONU catturati, ma hanno dato nuove rassicurazioni sul loro stato di salute. Da parte sua, l’ONU ha detto che userà tutte le risorse a disposizione per garantire il ritorno dei soldati.

La scorsa settimana, prima degli attacchi, il governo delle Filippine aveva annunciato per ottobre il ritiro del suo contingente in Siria a causa dei crescenti pericoli per la sua sicurezza. Altri paesi potrebbero seguirne l’esempio. Attualmente, circa 1200 caschi blu di Fiji, India, Irlanda, Nepal, Paesi Bassi e Filippine si trovano disposti in una serie di basi lungo gli ottanta chilometri di confine tra i due paesi.

I drusi
drusi golanI drusi sono una minoranza religiosa di origini islamiche che ha assorbito elementi di giudaismo, induismo e cristianesimo. Vivono prevalentemente di pastorizia e agricoltura. Si trovano in Libano, in Giordania e sulle alture del Golan, tra Siria e in Israele. Qui, sono circa 20 mila e sono raggruppati soprattutto nel nord, nelle quattro località di Majdal Shams, Mas‘ada, ‘Ayn Qiniya e Buq‘ata: dopo la guerra dei Sei giorni e l’annessione da parte di Israele sono residenti permanenti di Israele, ma la maggior parte di loro conserva ancora la cittadinanza siriana. Pur usufruendo dei servizi di base forniti da Israele, i drusi delle alture rivendicano la loro appartenenza alla madrepatria siriana e soltanto il 10 per cento ha accettato la cittadinanza israeliana. D’altra parte, sono anche tra le poche etnie di religione non ebraica a servire nell’esercito regolare israeliano.

Nonostante la situazione tra Israele e Siria (i negoziati tra Damasco e Tel Aviv per la restituzione delle alture sono di fatto fermi al 2000), i drusi hanno continuato a mantenere buoni rapporti con entrambi i paesi e nei confronti della guerra civile siriana hanno formalmente assunto una posizione di neutralità sebbene, come ha riassunto un uomo intervistato da Haaretz, «un governo sovrano, nel bene e nel male, è anche un governo con cui si può parlare».

Questa loro posizione è stata in qualche modo ricambiata dai governi di Siria e Israele che hanno ad esempio avallato le esportazioni di mele dei drusi che sono una delle principali risorse della comunità: Israele per aiutare la loro economia e non inimicarsi la comunità, la Siria come atto simbolico della sovranità che sostiene di avere ancora di diritto nel Golan. A causa degli ultimi sviluppi della guerra al confine tra Israele e Siria, la situazione di tranquillità rischia però di cambiare: «Il confine è una sorta di porta per la Siria», ha spiegato un uomo appartenente alla comunità drusa intervistato da Haaretz facendo riferimento al valico di Quneitra caduto in mano ai ribelli: «È da qui che abbiamo trasportato le nostre raccolte di mele nei mercati siriani e da qui gli studenti hanno potuto frequentare le università di Damasco».

Secondo alcuni, la conquista del valico da parte dei ribelli complicherà la vita dei drusi: «Quest’anno, presumibilmente non saremo in grado di esportare le mele in Siria attraverso il valico e gli agricoltori stanno già cercando mercati alternativi. Stanno anche esaminando la possibilità di esportare mele verso l’Europa orientale». Altri drusi, dichiaratamente fedeli al regime siriano, hanno invece cercato di minimizzare la situazione dicendo che l’attraversamento di Quneitra non è così importante dal punto di vista strategico, che le spedizioni di mele inizieranno solo verso la fine di gennaio o febbraio e che «quindi non si tratta di un problema immediato».

Foto: un druso guarda un villaggio siriano da una delle postazioni dell’esercito israeliano vicino al villaggio di Buqaata, nella parte israeliana delle alture del Golan, 24 luglio 2012 (Sinai/Getty Images)

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