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  • lunedì 4 Novembre 2013

Il manifesto di Snowden

Si intitola "Manifesto per la Verità", lo ha pubblicato lo Spiegel: il testo

Il settimanale tedesco Der Spiegel ha pubblicato un testo – un “Manifesto per la Verità” – di Edward Snowden, l’ex analista statunitense fonte delle informazioni sui programmi di sorveglianza della NSA, che oggi risiede in Russia dopo aver ottenuto asilo politico. In Germania si parla parecchio di Snowden e dei programmi di sorveglianza, negli ultimi tempi, specie dopo le informazioni riguardo il presunto spionaggio statunitense ai danni del cancelliere tedesco Angela Merkel e dei cittadini tedeschi. Venerdì 1 novembre un parlamentare tedesco dei Verdi, Hans-Christian Ströbele, ha visitato Snowden a Mosca: Snowden si è detto disponibile a collaborare alle indagini tedesche sul presunto spionaggio della NSA, quando la sua “situazione umanitaria” sarà risolta.

In poco tempo il mondo ha appreso molto su alcune irresponsabili agenzie segrete e sui loro programmi di sorveglianza, a volte illegali. Le agenzie stesse hanno deliberatamente tentato di nascondere le loro attività di sorveglianza di personalità importanti o dell’opinione pubblica. Se la statunitense NSA e la britannica GCHQ sembrano essere i casi peggiori – questo è quello che suggeriscono i documenti oggi disponibili – non dobbiamo dimenticare che la sorveglianza di massa è un problema globale che necessita di soluzioni globali.

Programmi come questi non sono solo una minaccia alla privacy, ma mettono in pericolo anche la libertà d’espressione e l’esistenza di una società aperta. Il fatto che le tecnologie di spionaggio esistano non basta a determinare che siano utilizzate, né tantomeno come. Abbiamo il dovere morale di assicurarci che le nostre leggi e i nostri valori limitino i programmi di monitoraggio e proteggano i diritti umani.

La società può capire e controllare questi problemi solo attraverso un dibattito aperto, rispettoso e informato. Qualche governo, imbarazzato dalle rivelazioni sulla sorveglianza di massa, ha iniziato una campagna di persecuzione senza precedenti per reprimere questo dibattito. Hanno intimidito giornalisti e hanno criminalizzato la pubblicazione della verità. Fino a questo momento l’opinione pubblica non è ancora stata capace di valutare i benefici di queste rivelazioni. Si è affidata al suo governo, perché decida correttamente.

Oggi sappiamo che si tratta di un errore, e che questo comportamento non favorisce l’interesse della società. Il dibattito che loro vogliono evitare avverrà in molte nazioni in giro per il mondo. E invece di fare danni, i benefici di questa nuova conoscenza pubblica sono già chiari, dal momento che in giro per il mondo circolano proposte di riforma, di nuove leggi e di maggiore supervisione.

I cittadini devono combattere la repressione delle informazioni su questioni di importanza pubblica vitale. Dire la verità non è un reato.