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  • martedì 20 Agosto 2013

L’alimentazione forzata in California

Ci sono 136 detenuti in sciopero della fame dall'8 luglio: un giudice ha stabilito che potranno essere nutriti con la forza, anche se avevano chiesto il contrario

Lunedì un tribunale federale del distretto di San Francisco, in California, ha stabilito che i medici e i funzionari carcerari potranno imporre l’alimentazione forzata ai detenuti in sciopero della fame che si trovano in pericolo di vita, anche se questi avessero precedentemente firmato dei documenti in cui chiedevano di non essere sottoposti a rianimazione in caso di perdita di coscienza o arresto cardiaco. Il regolamento delle carceri della California prevede infatti che i detenuti possano protrarre lo sciopero della fame fino alla morte, a patto che abbiano firmato i cosiddetti mandati do-not-resuscitate (DNR). Il giudice Thelton Henderson ha però deciso che i documenti non sono validi se firmati durante lo sciopero della fame o poco prima di iniziarlo.

Il caso è stato portato in tribunale dai responsabili delle prigioni californiane e da una struttura federale che si occupa della salute dei detenuti, che si sono detti preoccupati delle condizioni di salute di 69 persone in sciopero della fame dallo scorso 8 luglio: da quella data hanno rifiutato consecutivamente tutti i pasti serviti dal carcere. Lo sciopero era stato iniziato da 30 mila delle 133 mila persone incarcerate in California, e al momento lo stanno portando ancora avanti 136 persone in sei prigioni diverse. I detenuti protestano contro la pratica molto diffusa in California di rinchiudere in isolamento – nelle cosiddette Security Housing Units (SHUs) – i detenuti accusati di far parte di gang formatesi all’interno del carcere o ritenuti pericolosi per gli altri detenuti. Spesso vi restano per anni, anche a vita: non hanno alcun tipo di contatto umano, non possono telefonare né incontrare i loro familiari e comunicano con l’esterno solo attraverso lettere. Le prigioni californiane che praticano l’isolamento sono quattro e all’inizio della protesta le persone che si trovavano nelle SHUs erano circa 4500.

I funzionari del carcere potevano già chiedere al giudice di imporre l’alimentazione forzata per un singolo detenuto, ma grazie alla decisione di Henderson potranno applicarla direttamente a tutte le persone incarcerate, senza doversi rivolgere di volta in volta al tribunale. D’ora in poi i detenuti ritenuti in pericolo di vita o in stato di incoscienza potranno venire alimentati con una flebo o con tubicini che arrivano direttamente allo stomaco, nonostante avessero richiesto esplicitamente il contrario. Joyce Hayhoe, portavoce della struttura federale che si occupa della sanità dei carcerati, ha detto che finora nessuno è stato alimentato a forza e che il permesso è stato richiesto per poter agire rapidamente in futuro, dato che la condizione dei detenuti – che non mangiano da un mese e mezzo – può peggiorare rapidamente. Hayhoe ha anche raccontato di aver parlato con due persone incarcerate nella prigione statale di Corcoran, che avrebbero rifiutato cibo e assistenza medica per paura di ritorsioni da parte dei compagni. Ha anche aggiunto che molti hanno firmato i DNR dopo che il personale medico gli aveva spiegato che era l’unico modo per evitare l’alimentazione forzata.

Carol Strickman, avvocato di alcuni detenuti, ha commentato la decisione dicendo che le carceri «stanno esagerando» e che «per quanto non voglia vedere qualcuno morire, delle persone hanno scelto di firmare i DNR e altre no». Strickman ha aggiunto di non essere a conoscenza di persone obbligate a firmare i documenti. Jules Lobel – presidente del Center for Constitutional Rights, che rappresenta dieci detenuti che hanno denunciato la prigione statale di Pelican Bay per le SHUs – ha detto che «l’alimentazione forzata viola la legge internazionale se qualcuno non dà il proprio consenso». Ha aggiunto che i responsabili delle carceri dovrebbero cercare misure alternative, tra cui fornire ai detenuti una dieta liquida a base di frutta e verdura o negoziare le loro richieste. Lunedì i funzionari carcerari hanno detto che i detenuti possono iniziare una dieta liquida, a patto che preveda soltanto acqua, vitamine ed elettroliti (sodio, potassio, fosfato).

Una persona detenuta nella prigione statale di Pelican Bay, vicino a Crescent City, in California, in una foto del 17 agosto 2011. (AP Photo/Rich Pedroncelli,file)